Rapporto infermiere-paziente. Nursind: “Serve più personale per cure adeguate”

Rapporto infermiere-paziente. Nursind: “Serve più personale per cure adeguate”

Rapporto infermiere-paziente. Nursind: “Serve più personale per cure adeguate”
È quanto emerge da un sondaggio svolto dal NurSind Piemonte. “E’ evidente che per arrivare ad un rapporto paziente infermiere adeguato a tutelare la salute del cittadino mancano all’appello ancora qualche migliaio di infermieri“.

“E’ evidente che per arrivare ad un rapporto paziente infermiere adeguato a tutelare la salute del cittadino mancano all’appello ancora qualche migliaio di infermieri“. È quanto è emerso da un sondaggio svolto dal NurSind Piemonte, il sindacato degli infermieri. Un campione significativo di circa 1000 infermieri operanti presso i reparti di area medica e chirurgica di tutti i principali presidi ospedalieri del Piemonte. Bisogna premettere che dallo studio registered Nurse forecasting (RN4CAST ) emerge un dato allarmante, il rischio di mortalità a 30 giorni dei pazienti chirurgici è superiore del 21% rispetto a quello che è ragionevole ritenere si avrebbe se il rapporto pazienti/infermieri fosse nella misura ottimale di 6:1 .
 
A questo, si aggiunge un altro dato preoccupante che si riferisce alle cosiddette “cure incompiute”, l’analisi dice che il 41% delle cure infermieristiche risulta incompiuta, ovvero non erogata o erogata parzialmente, con il rischio di inevitabili complicanze per la salute dei pazienti. Secondo i dati emersi dal sondaggio, in Piemonte il 52% degli infermieri operanti nei reparti di degenza di area medica e chirurgica lavora con un rapporto paziente infermiere uguale o superiore a 10:1.
 
Di questi solo il 16,1% dichiara di lavorare con un rapporto 10:1 mentre il 28,5% si attesta ad un rapporto che va da 10 a 15:1 e il 7,3% addirittura oltre il 15:1
 
Forti criticità nella provincia di Torino dove oltre il 60% afferma di lavorare con un rapporto paziente infermiere tra il 10 e 15:1 e il 10% oltre al 15:1 Abbastanza uniforme il dato nei grandi presidi ospedalieri di citta della salute e citta di Torino ma anche in provincia i dati non cambiano, rivoli , chieri, san Luigi, l’asl to 4 spicca per maggiori difficoltà. In testa , per un migliore rapporto paziente infermiere, si colloca la provincia di Biella.
 
Il rapporto paziente infermiere nei reparti di degenza di area medica e chirurgica va da un lusinghiero rapporto ottimale 6:1 ad un massimo di 9:1. Percentuali per niente confortanti nelle altre province, negli ospedali di Asti, la quasi totalità degli infermieri che lavora in queste aree lo fa con un rapporto tra 10:1 e 15:1.
 
Ad Alessandria lo stesso, con alcune situazioni che superano il rapporto 15:1 cosi come nel VCO Non va meglio nelle province di Cuneo , Vercelli e Novara dove il rapporto infermiere paziente in questi reparti fatica a scendere sotto i 10:1.
 
Solo lo scorso anno veniva pubblicato un nostro sondaggio che evidenzia solo uno dei potenziali rischi che un rapporto elevato paziente infermiere può determinare. Infatti lo studio diceva che l ‘83% degli infermieri molto spesso non possono rispettare le raccomandazioni ministeriali e i protocolli aziendali previsti per ridurre il rischio di errore durante la somministrazione della terapia. Il 57% diceva che il tempo dedicato non è adeguata e l’89% che durante la somministrazione è sistematicamente interrotto.
 
“E’ evidente che per arrivare ad un rapporto paziente infermiere adeguato a tutelare la salute del cittadino mancano all’appello ancora qualche migliaio di infermieri in Piemonte, dichiara Francesco Coppolella, segretario regionale del NurSind, senza dimenticare che non sono solo queste aree ad essere deficitarie per dare risposte ai bisogni di salute della popolazione, basti pensare ai pronto soccorso, all’assistenza domiciliare ecc. E necessario una volta per tutte stabilire un metodo di calcolo per definire il fabbisogno delle dotazioni organiche che non siano solo la conseguenza di calcoli economici. Questo anche per garantire pari cure a tutti i cittadini delle varie province, dei differenti ospedali e dei diversi servizi, vista anche le congrue differenze che emergono”.
 
“Chiediamo assunzioni e reali piani di fabbisogno. Ci vengono richieste competenze avanzate e noi infermieri diciamo che siamo pronti a dare risposte a questo bisogno con un adeguato riconoscimento, afferma Coppolella. Mancano medici e rischiano di chiudere alcuni servizi a se mancano gli infermieri chiudiamo direttamente gli ospedali concludono dal NurSind”.

11 Ottobre 2019

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