In Italia tre aggressioni al giorno nei confronti del personale sanitario. Nel 2019 sono state già 1200 le denunce. Appello Fimmg: “Subito lo status di pubblico ufficiale per i medici”

In Italia tre aggressioni al giorno nei confronti del personale sanitario. Nel 2019 sono state già 1200 le denunce. Appello Fimmg: “Subito lo status di pubblico ufficiale per i medici”

In Italia tre aggressioni al giorno nei confronti del personale sanitario. Nel 2019 sono state già 1200 le denunce. Appello Fimmg: “Subito lo status di pubblico ufficiale per i medici”
Il numero potrebbe essere anche più alto calcolando gli episodi non denunciati. A farne le spese sono principalmente le donne che essendo le più numerose sono bersaglio di aggressioni nel 68% dei casi. La fascia oraria più a rischio è la notte con il 65% delle aggressioni. Sono i dati del “Dossier violenza” realizzato da FIMMG Continuità Assistenziale. Il sindacato: “Chiediamo con forza il riconosciumento dello status di pubblico ufficiale, ritenendolo strumento indispensabile per arginare queste violenze”.

“Il fenomeno delle aggressioni contro il personale sanitario e in particolare contro i medici di Continuità Assistenziale che lavorano di notte rimane putroppo una seria emergenza. Non c'è più tempo da perdere di fronte ad una escalation di violenza che riusciamo a documentare solo in parte. Servono soluzioni definitive. Chiediamo con forza il riconosciumento dello status di pubblico ufficiale, ritenendolo strumento indispensabile per arginare queste violenze.” Lo dichiara il segretario nazionale di FIMMG Continuità Assistenziale, Tommasa Maio.
 
“Il problema della sicurezza è un tema complesso che necessita di interventi su molteplici fronti – sottolinea Tommasa Maio – Ma appare evidente che una vera tutela non possa essere garantita senza leggi adeguate che sanciscano tre punti fermi: il riconoscimento dello status di pubblico ufficiale, la procedibilità d'ufficio per chiunque aggredisca un operatore in servizio, un aggravamento delle pene previste. Il riconoscimento dello status di pubblico ufficiale ha inoltre un forte valore simbolico: chi colpisce un medico di Continuità Assistenziale deve sapere che sta colpendo un servitore dello Stato e che come tale lo Stato non può non proteggere ai massimi livelli. La recente notizia dell’impunibilità di un soggetto, che non sarà perseguito nonostante abbia violentato un medico in servizio perché il reato venne denunciato oltre i termini, è emblematico e rappresenta una ulteriore violenza.”
 
Quello delle aggressioni è stato uno dei temi centrali del 76° Congresso nazionale FIMMG- Metis che si è svolto la scorsa settimana a Villasimius.
 
I numeri. Le violenze denunciate contro gli operatori sanitari nel 2019 sono circa 1200. In Italia si verificano in media 3 aggressioni al giorno, il numero potrebbe essere anche più alto calcolando gli episodi non denunciati. A farne le spese sono principalmente le donne che essendo le più numerose sono bersaglio di aggressioni nel 68% dei casi. La fascia oraria più a rischio è la notte con il 65% delle aggressioni. Sono i dati del “Dossier violenza” realizzato da FIMMG Continuità Assistenziale e riassunti in un 'video-denuncia' presentato in occasione di una tavola rotonda dedicata alla sicurezza degli operatori sanitari nei luoghi di lavoro, a cui hanno partecipato tra gli altri i deputati della XII Commissione Affari Sociali della Camera Michela Rostan e Paolo Siani.
 
Nel video si lancia un vero e proprio 'alert' elencando le principali criticità finora segnalate dai medici e raccolte da FIMMG attraverso il progetto 'Ispezione da dentro'. Tra queste la mancanza di sistemi di allarme, videosorveglianza e vigilanza notturna nelle sedi di guardia medica; postazioni con un unico medico, assenza di illuminazione all'esterno e porte d'ingresso non blindate.
 
Nel corso della tavola rotonda si è fatto anche il punto sulle varie iniziative attuate finora in tema sicurezza con un focus sul protocollo avviato a luglio tra FIMMG e Croce rossa italiana per sensibilizzare sul tema della sicurezza degli operatori sanitari e su diversi protocolli operativi avviati a tutela degli operatori in molte realtà.
 
“Ma noi non ci fermeremo – conclude Maio -. Non siamo per niente soddisfatti. Quanto fatto per mettere i medici di CA in sicurezza rimane ancora insufficiente e comunque non ha ricadute eguali su tutto il territorio nazionale. Servono interventi strutturali nelle varie realtà ma non solo. Per questo stiamo lavorando su tutti i tavoli negoziali, aziendali, regionali e nazionale.”
 

14 Ottobre 2019

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