Perché credo che siano ancora valide le ragioni alla base dell’alleanza di Governo

Perché credo che siano ancora valide le ragioni alla base dell’alleanza di Governo

Perché credo che siano ancora valide le ragioni alla base dell’alleanza di Governo
Sono trascorsi due mesi dalla nascita del Governo di cui faccio parte e ritengo forse con maggiore convinzione che le ragioni che ne hanno determinato la vita siano tutte ancora valide. E sono certa di essere stata aiutata a comprendere quel che ci chiede il Paese dall’essermi trovata insieme, benché con ruoli politici diversi e con un potere decisionale differente, in un ministero “speciale” quale è quello della Salute

“Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d’Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica”. Oggi non è il 25 settembre, scrivo quando il sole è già alto, e non ho bisogno di salire in cima al torrione per vedere meglio lo stato del paese: i problemi ci vengono incontro da soli, anzi, per non vederli bisognerebbe proprio chiudere gli occhi.
 
Sono trascorsi due mesi dalla nascita del Governo di cui faccio parte e ritengo forse con maggiore convinzione che le ragioni che ne hanno determinato la vita siano tutte ancora valide. Conviene forse richiamarle alla nostra memoria così come a quella di quanti, in così poco tempo, dovessero averne smarrito il senso e la portata.
 
Sono consapevole che il faticoso lavoro che avrebbe dovuto precedere la costruzione dell’alleanza politica non si è svolto quando avrebbe dovuto e che proprio da questa mancata fatica discendono buona parte delle tensioni politiche oggi interne alla maggioranza. Sapevamo tutti che non sarebbe stato facile trovare l’unità necessaria a governare partendo da distanze politiche significative e da storie diverse e persino contrapposte.
 
E penso, oggi come il giorno del giuramento, che non si possa stare insieme in un’alleanza solo per paura. Per paura di Salvini e delle sue politiche sovraniste e antieuropeiste. Perché sono convinta che Salvini possa essere battuto dalla buona qualità delle risposte politiche che sapremo dare ai problemi e dalla capacità di coinvolgere gli italiani in un progetto che restituisca speranza nel futuro e voglia di costruire.
 
Sono certa di essere stata aiutata a comprendere quel che ci chiede il Paese dall’essermi trovata insieme, benché con ruoli politici diversi e con un potere decisionale differente, in un ministero “speciale” quale è quello della Salute, dove ogni giorno bussano alla porta le aspettative e i bisogni delle persone, spesso tanto urgenti da richiedere risposte immediate, dove ogni giorno le disuguaglianze tra i territori, tra le possibilità culturali e tra le opportunità economiche possono fare la differenza tra una vita nella salute e nel benessere fisico e una vita nella malattia e nel disagio.
 
Riconoscere i bisogni delle persone, sapere che esistono risposte e che la politica ha il dovere di offrirle mettendocela tutta, anche esigendo cambiamenti del sistema e dei paradigmi dati, rimettere al centro la Costituzione che all’articolo 32 assegna alla Repubblica la “tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, questo ha permesso ai vertici politici del ministero, Roberto Speranza (Leu), Pierpaolo Sileri (M5S) oltre a me che scrivo, esponenti di tre diverse forze politiche della maggioranza (al momento della nascita del governo le sole tre in campo) di trovarci uniti a condividere scelte importanti.
 
In testa a tutte l’abolizione del superticket, dieci euro a ricetta, che pesa soprattutto su chi ha meno e magari vive in regioni dove non è stato possibile considerarne il superamento e, a seguire, la battaglia per cambiare segno alla stagione dei tagli alla sanità, dal meno al più. Due miliardi di euro in più per il Fondo sanitario e due miliardi per l’edilizia e il rinnovo tecnologico.
 
Il senso dello “stare insieme”, al Ministero della Salute, l’abbiamo trovato così: guardando in faccia i problemi e cercando ciò che ci unisce più che ciò che ci divide. L’ambizione di dare una risposta ai bisogni del Paese adottando politiche che rispondano “a due fondamentali obiettivi: la ripresa economica e la messa in atto di una politica socialmente avanzata” partendo, come ci ha ricordato Romano Prodi, dalla “lotta alle diseguaglianze, dalla difesa del welfare e da una rinnovata attenzione per la scuola e la sanità”.
 
È evidente che, diventati maggioranza di governo, siamo costretti a fare tanta parte del lavoro che avremmo dovuto affrontare prima di metterci in viaggio, discutendo su singoli provvedimenti, ma se sapremo guardare all’interesse dell’Italia resteremo uniti. La costruzione di un’alleanza si fa misurandosi con la realtà, con i suoi problemi e con le soluzioni. Se avremo lavorato bene insieme nei prossimi anni la prospettiva di trasformare questa esperienza in una maggioranza politica duratura e stabile, sarà il traguardo finalmente conquistato.
 
Occorre però proseguire il viaggio con umiltà e guardando davvero, e al di là delle frasi retoriche, al bene del Paese, non alle percentuali del consenso che i sondaggi assegnano a questa o quella forza politica. L’esperienza di governo dinanzi agli italiani ci ha messi tutti sulla stessa barca. Nessuno si illuda di cavarsela da solo.
 
Sandra Zampa
Sottosegretario alla Salute
 
 

Sandra Zampa

08 Novembre 2019

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