Oncologia. Aifa estende rimborsabilità di pembrolizumab a 4 neoplasie

Oncologia. Aifa estende rimborsabilità di pembrolizumab a 4 neoplasie

Oncologia. Aifa estende rimborsabilità di pembrolizumab a 4 neoplasie
Il via libera di AIFA, che ne riconosce l’innovatività, riguarda la combinazione con la chemioterapia in prima linea nel carcinoma polmonare non a piccole cellule, la monoterapia nel carcinoma dell’urotelio localmente avanzato o metastatico pretrattato, il linfoma di Hodgkin refrattario o recidivato e il trattamento del melanoma dopo la chirurgia

L’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità di pembrolizumab, molecola anti PD-1 di MSD, per neoplasie frequenti come quelle del polmone e dell’urotelio e per tumori difficili da trattare come il melanoma e il linfoma di Hodgkin classico refrattario o recidivato. Il riconoscimento si basa sul carattere di innovatività della molecola immuno-oncologica.

“Nel 2019, in Italia, sono stimati 371mila nuovi casi di cancro – afferma Giordano Beretta, Presidente Nazionale Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. Gli ottimi risultati in termini di sopravvivenza sono la conseguenza di un eccellente sistema di assistenza universalistica, che caratterizza il nostro Paese e garantisce a tutti le migliori cure. I farmaci innovativi permettono di allungare la sopravvivenza e di migliorare la qualità di vita dei pazienti, che vengono reinseriti nel mondo del lavoro e ritornano a costituire una componente produttiva del Paese. Il Fondo per i farmaci oncologici innovativi, pari a 500 milioni di euro ogni anno, fu istituito nel 2016 come misura emergenziale e, in questi anni, ha garantito il rapido accesso dei pazienti alle nuove terapie. Il Fondo è stato confermato per il prossimo triennio. Si tratta di una decisione importante. È indispensabile, però, che venga reso strutturale affinché l’accesso alle terapie innovative non sia interrotto”.
 
Nel 2019, in Italia, sono stimati 42.500 nuovi casi di tumore del polmone. Pembrolizumab è stato approvato da AIFA e rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale a maggio 2017, per il trattamento in prima linea dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico che presentano l’espressione di un biomarcatore, PD-L1, superiore al 50% (e in pazienti già trattati con la chemioterapia, cioè in seconda linea, con PD-L1 >1%). 
 
“La nuova indicazione approvata da AIFA riguarda la combinazione di pembrolizumab con platino e pemetrexed per il trattamento in prima linea del carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico non squamoso in assenza di mutazioni di EGFR o traslocazione di ALK – spiega Marina Garassino, responsabile Struttura Semplice di Oncologia Medica Toraco Polmonare, Dipartimento Oncologia Medica, presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale di Tumori di Milano -. Nello studio KEYNOTE-189, con un follow-up mediano aggiornato di quasi 19 mesi, pembrolizumab in combinazione con la chemioterapia con platino e pemetrexed ha dimostrato di ridurre il rischio relativo di morte del 44% rispetto alla sola chemioterapia”. Grazie a questa approvazione, aumenterà il numero di pazienti che potranno beneficiare dell’immunoterapia in prima linea poiché sarà possibile utilizzare la combinazione nei pazienti con livelli di PD-L1 inferiori al 50%, inclusi i pazienti negativi e quelli nei quali non è stato possibile determinare il PD-L1. Nello specifico, la chemioterapia ha un’azione sinergica antitumorale con il pembrolizumab, determinando in prima linea il raddoppio della sopravvivenza rispetto alla sequenza di trattamento chemioterapia seguita da immunoterapici in tutti i sottogruppi PD-L1. È importante impostare una strategia terapeutica che preveda l’immunoterapia in prima linea, sia che si tratti di combinazione, sia come agente singolo”.
 
Pembrolizumab rappresenta una nuova opzione anche per il carcinoma uroteliale (che interessa la vescica e la via escretrice), neoplasia che nel 2019 in Italia fa stimare 31.600 diagnosi.
 
Aifa ha decretato la rimborsabilità della molecola in monoterapia per il trattamento del carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico di pazienti che hanno ricevuto una precedente chemioterapia contenente platino. “Grazie a questa approvazione, i pazienti possono accedere a una terapia efficace e ben tollerata – sottolinea Sergio Bracarda Direttore Oncologia Medica e Sperimentale dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni -. Pembrolizumab è la prima molecola immuno-oncologica che ha mostrato, in uno studio di fase III, un vantaggio in sopravvivenza statisticamente significativo in pazienti pretrattati. Nello studio KEYNOTE-045, che ha coinvolto più di 540 pazienti, è stato dimostrato che, ad un follow up di 3 anni, i pazienti vivi trattati con pembrolizumab erano quasi il doppio rispetto a quelli trattati con gli attuali standard terapeutici.”
 
“Pembrolizumab – continuaSergio Bracarda – offre risultati migliori anche in termini di tollerabilità e di qualità di vita, particolarmente rilevante in pazienti spesso anziani, colpiti anche da altre gravi patologie, per i quali l’unica opzione era costituita finora dalla chemioterapia. Inoltre, l’approvazione di Aifa ci consente di adeguarci agli standard internazionali. Aspettavamo questa decisione da due anni, ora potremo finalmente offrire ai nostri pazienti una reale innovazione terapeutica”.

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el melanoma, tumore della pelle con 12.300 nuovi casi stimati nel nostro Paese nel 2019, l’anticipazione della terapia con pembrolizumab, subito dopo la chirurgia, permetterà di portare a guarigione un’alta percentuale di pazienti. Aifa ha infatti approvato la molecola nel trattamento adiuvante del melanoma (cioè dopo l’intervento chirurgico) in stadio III e con coinvolgimento dei linfonodi dopo resezione completa. “L’immuno-oncologia ha già dimostrato risultati importanti nella fase metastatica del melanoma, dove rappresenta lo standard di cura, il cui obiettivo è la cronicizzazione della malattia – spiega Mario Mandalà, Responsabile Unità Melanoma dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo -. Il trattamento adiuvante mira invece a ridurre il rischio di recidiva e a migliorare la sopravvivenza globale, guarendo così in modo definitivo un’alta percentuale di pazienti. Lo dimostrano i dati dello studio KEYNOTE-054, su più di 1.000 malati: a 18 mesi, il 72% delle persone trattate con pembrolizumab era libero da recidiva. Il valore aggiunto dello studio è di essere stato condotto in collaborazione con l’Organizzazione Europea per la Ricerca e la Cura del Cancro (EORTC), che lavora per definire nuovi standard di pratica clinica”.
 
Importanti i passi in avanti anche nei tumori del sangue, in particolare nel linfoma di Hodgkin (2.300 i nuovi casi in Italia nel 2019). “Quasi la metà delle diagnosi riguarda giovani under 35 – afferma Pier Luigi Zinzani, Professore di Ematologia all’Università di Bologna -. La malattia in fase avanzata comporta sintomi che determinano gravi conseguenze sulla qualità di vita: è come se i pazienti soffrissero di un’influenza cronica con forti sudorazioni, dolori, febbre alta, perdita di peso”. AIFA ha approvato pembrolizumab nel trattamento di pazienti adulti con linfoma di Hodgkin classico refrattario o recidivato dopo trapianto autologo di cellule staminali e brentuximab vedotin (BV) o ineleggibili al trapianto o che abbiano fallito la terapia con BV. “Lo studio registrativo della molecola, KEYNOTE-087 – continua Pier Luigi Zinzani -, ha coinvolto pazienti che avevano fallito il trapianto autologo ed erano già stati trattati con brentuximab vedotin, un anticorpo utilizzato nei casi di recidiva dopo il trapianto e nei pazienti che non riescono ad arrivare a questa opzione perché la chemioterapia di salvataggio non è stata efficace. Esiste infatti uno ‘zoccolo duro’ di malati, pari a circa il 30%, che fino a oggi non disponeva di reali alternative terapeutiche. I dati aggiornati dello studio, presentati in questi giorni al Congresso Americano di Ematologia (ASH), hanno evidenziato che il 50% dei pazienti trattati con pembrolizumab che ha ottenuto la risposta completa mantiene tale risposta a 3 anni”.

"Assistiamo a un vero e proprio cambio di paradigma per moltissimi pazienti che, in Italia, convivono con una diagnosi di tumore e per i quali, da oggi, è disponibile un’innovazione terapeutica come pembrolizumab, in ben quattro nuove indicazioni. L’ottenimento della rimborsabilità, accompagnata dal riconoscimento di innovatività, è qualcosa che oggi in oncologia è riservato a pochissime opzioni di trattamento e solo a quelle molecole che si distinguono per la capacità di soddisfare, in maniera significativa, importanti bisogni terapeutici, primo fra tutti l’aumento della sopravvivenza – conclude Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato MSD Italia -. MSD, nel 2018, ha investito oltre 9,8 miliardi di dollari in attività di Ricerca & Sviluppo (oltre il 23% del fatturato), grazie ai suoi 15.000 ricercatori. Abbiamo contribuito, in modo tangibile, a un vero e proprio rinascimento scientifico in oncologia, di cui l’immuno-terapia è solo la punta visibile dell’iceberg. In una visione avanzata e olistica nell’approccio ai tumori, il nostro impegno non è rivolto solo alla ricerca ma anche alla prevenzione e alla corretta informazione. Per questo, da molti anni sosteniamo, in collaborazione con le più autorevoli Società Scientifiche italiane e Associazioni di Pazienti, campagne di comunicazione e sensibilizzazione rivolte alla popolazione, focalizzate sulla prevenzione primaria e secondaria di molti tipi di neoplasie”.

13 Dicembre 2019

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