L’Aquila a tre anni dal terremoto/2. “Alcune farmacie sono ancora nei container”

L’Aquila a tre anni dal terremoto/2. “Alcune farmacie sono ancora nei container”

L’Aquila a tre anni dal terremoto/2. “Alcune farmacie sono ancora nei container”
La denuncia di Angela Pellacchi, presidente dell’Ordine dei farmacisti aquilani. “Solo una farmacia è tornata nel suo sito originario”. E poi lancia l’allarme sulle liberalizzazioni: “Si dovrebbero aprire quatto esercizi in più, ma i dati sui residenti non rappresentano la realtà e rischiamo il collasso”

A tre anni dal sisma che ha colpito il capoluogo abruzzese abbiamo intervistato il presidente dell’Ordine dei Farmacisti della provincia de L’Aquila, Angela Pellacchi per sapere se rispetto ad un anno fa è cambiato qualcosa.
 
Presidente, partiamo dalle sette farmacie che l’anno scorso erano ancora nei container. Com’è oggi la situazione?
Delle sette farmacie colpite dal sisma di tre anni fa solo una è rientrata nei suoi locali d’origine. Altri due esercizi, invece, non si trovano più nei container: una si è insediata all’interno di un centro commerciale in una struttura in muratura, e un’altra in una struttura in legno. Le restanti quattro operano invece ancora nei container.
 
Per quanto riguarda la nuova Pianta organica ci sono novità?
Qui siamo di fronte ad un problema serio. Dal sisma, in realtà, la pianta organica non è più esistita. Le farmacie del centro storico colpite sono state ricollocate dove c’era maggiore bisogno, ovvero nei pressi dei nuovi insediamenti. Il problema è che oggi con il decreto sulle liberalizzazioni rischiamo il collasso del sistema.
 
Perché? E qual è il rischio?
In base alla legge è stato stimato che a L’Aquila si debbano aprire quattro nuove farmacie. Il problema non è l’apertura di nuove farmacie, cui siamo favorevoli, è che i numeri su cui si basa la legge sono quelli del censimento del 2010 che non rappresentano però la realtà. Si stima infatti che più di 10.000 persone che dal censimento risultano essere residenti a L’Aquila nella realtà non lo sono perché si sono trasferite. Aprire quindi delle farmacie in più senza però avere la certezza sui numeri dei residenti effettivi rischia di far collassare il sistema.
 
Cosa pensate di fare?
La situazione è veramente grave. Il 12 aprile abbiamo un appuntamento con il Sindaco de L’Aquila che dovrebbe fornirci dati sui residenti più precisi e a cui segnaleremo i rischi che un’applicazione non corretta della legge potrebbe causare al sistema delle farmacie aquilane. In ogni caso, credo però che solo un provvedimento del Governo nazionale possa scongiurare questo pericolo. 
 
Luciano Fassari

Luciano Fassari

06 Aprile 2012

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