Prigionieri di standard obsoleti

Prigionieri di standard obsoleti

Prigionieri di standard obsoleti

Gentile Direttore,
alcuni giorni fa su queste pagine è stata riportata la denuncia del segretario regionale delle Marche dell’ANAAO ASSOMED, Oriano Mercante,  a proposito della decisione delle Aziende Sanitarie della Regione di ridurre ulteriormente il numero di Unità Operative Complesse e Semplici. Motivo scatenante è stata una determina di fine anno dell’Azienda Sanitaria Unica Regionale con cui si è proceduto ad una rideterminazione  dell’assetto organizzativo e quindi ad una riduzione degli incarichi di direzione di struttura complessa e semplice/dipartimentale.
 
L’Azienda ha immediatamente chiarito che non si è trattato di una decisione autonoma, ma dell’adeguamento ad una specifica indicazione del Patto per la Salute 2010-2012.  D’altro canto la denuncia dei sindacati ha riguardato non solo l’ASUR, ma anche le altre Aziende della Regione, visto che quanto previsto da quel  Patto per la Salute è stato trasferito come obiettivo alle Regioni  nell’ambito del sistema degli adempimenti – punto AAM del questionario 2018, scaricabile qui  – e da queste trasferito alle Aziende. Nel caso delle Marche  la riduzione delle Unità Operative Complesse e Semplici/Dipartimentali è stato inserito tra gli obiettivi 2019 dei Direttori Generali.
 
Breve riepilogo: in base a standard fissati in applicazione del Patto per la Salute   2012 le Regioni debbono ridurre le Unità Operative Complesse e Semplici (cui nel tempo si sono attaccate le Dipartimentali) e quindi trasferiscono alle Aziende tale obiettivo. Le Aziende cercano di adattare questi vincoli alle mutate condizioni organizzative, ma fatalmente la riduzione degli incarichi precede il completamento della riorganizzazione e quindi, altrettanto fatalmente, i relativi provvedimenti determinano le reazioni del mondo professionale e sindacale.
 
A questo punto uno si chiede: ma come sono stati fissati gli standard primo motore (pare) immobile di questo processo che ha tra i suoi esiti finali quello di creare contrasti tra il mondo delle Direzioni chiamato ad adempiere e quello dei professionisti e dei loro rappresentanti che “subiscono” gli effetti di tali adempimenti? Uno si aspetterebbe documenti complesssi e strutturati che attraverso algoritmi ragionati portassero  prima ad una serie di standard per disciplina per  poi arrivare a standard di sintesi. Come ha fatto il DM/70 per la rete ospedaliera che ha definito i bacini di utenza minimi e massimi per ogni disciplina dando un senso al parametro complessivo di 3,5 posti letto per mille abitanti.
 
Invece no, il documento con gli standard per la definizione del numero “atteso” in ogni Regione  di Unità Operative Complesse e Semplici è uno striminzito documento approvato il 26 marzo 2012 in cui tutto si riduce a quattro formulette, tipo (nel caso degli ospedali): una struttura complessa ogni 17,5 posti letto. Giuro non c’è altro.
 
Ma ha senso dopo 8 anni in cui il mondo della sanità dovrebbe essere diventato fortemente diverso (tra DM 70/15, Piano della Cronicità, nuovi sistemi di accreditamento, Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali, ecc.) mantenere un vincolo fissato con riferimento a standard così grezzi e datati? Fatto sta che quei vincoli trasferiti alle Regioni e da questi trasferiti alle Aziende in aggiunta ai tetti di spesa del personale, agli accorpamenti forzati e al contestuale potenziamento dei privati collegato a tutti questi vincoli si stanno traducendo in quei contrasti tra professionisti e sindacati da una parte e Direzioni dall’altra che certo non favoriscono quel clima necessario a far crescere e cambiare in modo sano e partecipato la nostra sanità pubblica. Immagino che questo non sia solo un problema marchigiano.
 
Claudio Maffei
Coordinatore scientifico di Chronic-on

15 Gennaio 2020

© Riproduzione riservata

Le politiche sanitarie “basate sull’evidenza”
Le politiche sanitarie “basate sull’evidenza”

Gentile Direttore,il 10 Luglio scorso presso l’aula magna del Rettorato dell’Università Sapienza di Roma si è svolto l’evento GIMBE 30 “Diritto alla Salute e Sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale: La...

Perché la medicina generale non è più attrattiva. Evidenze e proposte
Perché la medicina generale non è più attrattiva. Evidenze e proposte

Gentile Direttore,il problema dell'attrattività della professione del medico di medicina generale (mmg) è ormai documentato dai dati: il calo della partecipazione ai concorsi per l'accesso al Corso di formazione, la...

Disturbi psichiatrici nei minori: numeri in crescita e molte incognite
Disturbi psichiatrici nei minori: numeri in crescita e molte incognite

Gentile Direttore, se si confronta la prevalenza nel corso degli anni delle singole diagnosi psichiatriche, nei minori di anni 18, emerge un quadro decisamente preoccupante. Mi riferisco in particolare alla...

Nuove tariffe, vecchio paradigma: il PRI resta ancora “eventuale”
Nuove tariffe, vecchio paradigma: il PRI resta ancora “eventuale”

Gentile Direttore,si possono aggiornare le tariffe senza aggiornare il modello di assistenza? È ciò che emerge dal nuovo schema sulle tariffe massime della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza protesica, sul quale...