Dottoressa, pensa di fare figli?

Dottoressa, pensa di fare figli?

Dottoressa, pensa di fare figli?

Gentile Direttore,
è buona norma non chiedere mai a una donna quanti anni ha. Ce lo sentiamo dire da sempre: non è cosa “carina”, educata. Le donne, la parte più bella del mondo, non amano far sapere la loro età anagrafica. È risaputo. Anche il peso è un territorio assolutamente off limits. Dovrebbe essere anche una cosa poco opportuna chiedere quali siano i loro programmi di vita. Fidanzarsi, sposarsi, programmare una gravidanza ad esempio, dovrebbero essere discussi solamente all’interno di una coppia o in famiglia.

Quando però, a più di un concorso pubblico, tu giovane donna, appena specializzata o al termine del tuo percorso di formazione, ti senti fare questa domanda prima di qualunque altra, non puoi che rimanere delusa. Io, da uomo, direi offesa.

La medicina è ormai donna, ed è una cosa bellissima. Nelle aule universitarie il sesso femminile è predominante e negli ospedali il 48% dei dirigenti medici è di sesso femminile.

Le percentuali purtroppo si riducono se consideriamo solo i ruoli apicali: in Piemonte solo il 18.3% dei direttori di SC è di genere femminile. Il dato è in lentissimo miglioramento se consideriamo che nel 2010 le “primarie” erano il 16%. Ma se si continua, ai concorsi, dove i candidati sono sempre meno e a volte non ci sono proprio, a chiedere come prima domanda “che progetti ha di vita? È sposata? Figli? Ne vuole?”, c’è ancora qualcosa che non funziona. Invece di capire se il candidato che si presenta è di valore, ha una buona formazione, ha delle skill utili al reparto, la prima domanda è se vuole avere dei figli per paura che appena assunto si metta velocemente in maternità, è una realtà estremamente grave e preoccupante.

Poi penso anche a chi fa questa domanda e a perché la pone. La difficoltà nel trovare medici da assumere, la lentezza delle procedure per sostituire le maternità (laddove vengono sostituite) possono essere attenuanti, non certo scusanti. Probabilmente è dettata da una visione eccessivamente aziendalistica, che impone limiti e le regole di bilancio, produttività e conti, oramai la priorità assoluta. Amministratori prima che medici. E’ questo mi rende ancora più triste.

La speranza, da giovane medico di sesso maschile, è che finalmente questo non avvenga più. Non voglio più ricevere chiamate da colleghe che si lamentano di cosa è successo e non si espongono in prima persona per paura di possibili ritorsioni. E un giorno, se mai avrò una figlia, spero che non venga mai a raccontarmi di tali discriminazioni perché significherebbe che nei prossimi anni, nulla si sarà fatto e nulla sarà cambiato.

Dott. Francesco Cuniberti
Consigliere Regionale Anaao Giovani Piemonte

13 Febbraio 2020

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