La “riscoperta” della prevenzione al tempo del coronavirus

La “riscoperta” della prevenzione al tempo del coronavirus

La “riscoperta” della prevenzione al tempo del coronavirus

Gentile Direttore,
con le ordinanze di questi giorni sulla emergenza epidemiologica da COVID-19 diversi Governatori hanno  voluto dare un segnale forte. Tanto forte da determinare un richiamo da parte del Governo. Il messaggio politico è chiaro: quando c’è in gioco la salute dei cittadini non sarà la politica a trattenersi. Né basterà un semplice governo a frenarla.
 
Una premessa: la politica (tutta in Italia e mi pare in larga misura anche altrove) non era pronta a fronteggiare questa situazione. E quindi non si può sottovalutare l’influenza di un contesto che ha spinto molte Regioni ad adottare misure che una volta si sarebbero definite draconiane e oggi ci potremmo limitare a definire esagerate.
 
Ma non è questo il punto. Il punto è che a  molti governi regionali purtroppo della prevenzione non ha mai importato più di tanto. Anzi ha importato decisamente poco.
 
Si sa che il rischio è soprattutto nelle persone anziane, fragili e con patologia cronica. E allora faccio anche io un decalogo (il decalogo degli impegni mancati) sui generis sulla prevenzione e sulla tutela dei soggetti fragili a partire dalla mia esperienza nelle Marche, una Regione in cui (al pari di molte altre che in questa emergenza sono iperattive):
1.la prevenzione è stata per anni sottofinanziata specie per quanto riguarda la prevenzione nei luoghi di lavoro;
 
2. la tutela della salute mentale ha avuto finanziamenti procapite decisamente bassi;
 
3. la funzione epidemiologica è largamente destrutturata e quindi scarsamente operativa;
 
4. la tutela ambientale è trascurata come alcune vicende locali importanti ben documentano;
 
5. nei manuali di autorizzazione degli ospedali gli standard di personale sono troppo bassi e nelle terapie intensive questo aumenta il rischio di infezioni ospedaliere, quelle che in Italia determinano decine di migliaia di decessi ogni anno(ma chi se ne sta preoccupando?);
 
6. nei manuali di autorizzazione delle strutture sociosanitarie si prevede la possibilità di avere  fino a 4 posti letto per stanza alla faccia del contenimento del rischio e al miglioramento degli standard assistenziali;
 
7. manca un Piano Regionale Cronicità che (quello sì) tutelerebbe la salute dei soggetti più esposti ai rischi di una evoluzione clinica grave di una eventuale infezione da parte del nuovo virus;
 
8. la copertura vaccinale nei confronti dell’influenza nei soggetti anziani è bassa;
 
9. la effettiva partecipazione ai programmi di screening dei tumori è lontana dalla copertura ottimale;
 
10. i servizi consultoriali non sono adeguatamente supportati in termini di personale.
 
Questo non è un decalogo? Da oggi lo diventerà, perché da oggi cambia tutto: si finanzierà la prevenzione, si faranno i Piani Regionali della Cronicità, si rivedranno i manuali di autorizzazione …
 
Claudio Maffei
Coordinatore scientifico di Chronic-on
 
 

26 Febbraio 2020

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