Coronavirus. Smi chiede provvedimenti alla Regione dopo sentenza Consulta sul 118

Coronavirus. Smi chiede provvedimenti alla Regione dopo sentenza Consulta sul 118

Coronavirus. Smi chiede provvedimenti alla Regione dopo sentenza Consulta sul 118
Maurizio Borgese, Responsabile Nazionale 118 del Sindacato Medici Italiani, commenta la recente sentenza della Corte Costituzionale che esclude dalla stabilizzazione i medici senza diploma di formazione in medicina generale. “Una ottantina di medici che oggi, in piena emergenza Coronavirus, si trovano in prima linea nella battaglia contro questa crisi che affligge tutta la sanità piemontese, ma che paradossalmente, sono ‘tecnicamente’ senza lavoro”, osserva il sidnacalista.

“Una sentenza della Corte Costituzionale  “spazza via” la stabilizzazione dei medici precari del 118 Piemonte i quali – dopo una battaglia di 5 anni appoggiata in maniera unanime sia dalle sigle sindacali sia da tutta la politica regionale – nel dicembre 2018 si erano visti riconoscere a tempo indeterminato lo stato di servizio, la preparazione e l’abnegazione dimostrata e maturata nell’ultimo decennio”. Così Maurizio Borgese, Responsabile Nazionale 118 del Sindacato Medici Italiani commenta la recente sentenza della Corte Costituzionale  che esclude la stabilizzazione di medici precari del 118 Piemonte senza senza diploma di formazione in medicina generale.
 
“Una ottantina di medici che oggi, in piena emergenza Coronavirus, si trovano in prima linea nella battaglia contro questa crisi che affligge tutta la sanità piemontese, ma che paradossalmente, sono “tecnicamente” senza lavoro”, osserva Borgese.

“La sentenza – argomenta il sindacalista – rischia di azzerare i loro contratti a tempo indeterminato, impedendo pure una riassunzione automatica in quanto tali professionisti, in questo momento, non sono più presenti nelle graduatorie di assunzione dei precari da cui solitamente la regione assume in regime di carenza. Un problema concreto e paradossale, che riguarda la generazione di medici sulla quale la regione ha investito milioni di euro in formazione negli ultimi 10 anni, medici che costituiscono circa il 32% della forza lavoro attuale del sistema 118 e circa il 50% dei gettonisti che “coprono” le carenze dei PS regionali. Quale sarà la loro sorte ora? Nessuno lo sa”.
 
Si attende una presa di posizione da parte della Regione Piemonte, che alcuni giorni fa, attraverso l’assessore alla salute Luigi Icardi, parlava della necessità immediata di assumere altri 100 medici per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, attingendo al terzo anno delle scuole di specializzazione e al bacino dei neolaureati senza esperienza. Soluzione che, per Borgese, "appare necessaria per fronteggiare l’emergenza ma – nel caso “mascherasse” il problema di questa sentenza – sarebbe sconveniente oltre che offensiva nei confronti dei professionisti che in questo momento stanno già affrontando l’emergenza Coronavirus in prima linea”.
 
“Questi medici precari – conclude Borgese – non sono altro che medici chirurghi, dalla spiccata e peculiare capacità lavorativa che la Regione Piemonte ha fidelizzato negli anni attraverso percorsi formativi iper-specifici per il contesto extra-ospedaliero, investendo su di loro milioni di euro in formazione professionalizzante. La scelta di carriera di questi medici, basata anche sulle necessità peculiari delle strutture di emergenza territoriale regionale, ha sempre messo da parte i percorsi di formazione specialistica nazionali, forti anche della reiterata promessa di stabilizzazione dei governi regionali che si sono susseguiti negli anni”. Tale scelta, “dopo innumerevoli battaglie”, è culminata nella legge regionale di fine 2018 con la quale si riconosceva loro quelli che Borgese definisce “il merito di aver creduto e di essere cresciuti insieme al sistema che tutt’ora rappresentano tenendone altissimo il nome”.
 
La richiesta dello Smi è per “una rapida risoluzione della situazione da parte del governo regionale, a favore non solo dei medici interessati e delle loro famiglie, ma anche e soprattutto di un servizio alla popolazione che è essenziale oggi più che mai, con i suoi interpreti classici e non con soluzioni di ripiego al ribasso”.  

12 Marzo 2020

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