Grazie per i “grazie”… ma vogliamo quello che ci spetta di diritto

Grazie per i “grazie”… ma vogliamo quello che ci spetta di diritto

Grazie per i “grazie”… ma vogliamo quello che ci spetta di diritto

Gentile Direttore,
ai tempi degli abbracci vietati e dei sorrisi negati, abbiamo riscoperto la capacità di parlarci, consolarci e sorriderci con gli occhi. In pochi giorni abbiamo dovuto riorganizzare i nostri spazi, rivedere le nostre abitudini professionali e sociali e, seppur in emergenza standardizzare alcuni processi per garantire l’efficacia e l’efficienza sui pazienti, ma anche la salvaguardia dell’operatore stesso.
 
Abbiamo dovuto imparare a star dentro alle tante strisce rosse e a non contaminare gli spazi delle aree verdi. I visi sono segnati, le nostre mani sono screpolate e spaccate dai gel antisettici, non vediamo più le nostre famiglie.
 
Non siamo indietreggiati di un centimetro, neppure quando abbiamo appreso di colleghi e amici ricoverati nei reparti covid o addirittura in terapia intensiva. Anche quando, qualcuno di loro ci ha lasciato.
Un pugno allo stomaco che arriva all’improvviso, un turbine di pensieri bui che si trasformano in bombe ad orologeria per la propria testa.
Ma Noi stiamo andando avanti.
 
Ogni giorno si aprono nuovi reparti e se ne trasferiscono altri, infermieri, medici e oss di tutte le unità operative con qualsiasi specialità, messi insieme per garantire il minimo degli organici e accogliere con diverse intensità di cura, quanti più pazienti affetti da coronavirus.
Non ci siamo tirati indietro.
 
Eppure, mentre noi ci prendiamo cura della Nazione, nessuno si sta occupando di noi. Sale il numero dei contagiati e delle vittime tra i professionisti sanitari e da ogni ospedale dello Stivale sono tante le grida di allarme: non è stata fatta prevenzione sottoponendo al tampone tutti i professionisti sanitari e mancano i dispositivi di protezione.
 
Le scorte non bastano: è chiaro che si dia priorità a reparti che hanno solo pazienti positivi, ma la verità è che spesso i tamponi danno dei falsi negativi e quindi anche dopo giorni di ricovero, si scopre la positività.
Basta fare “un giro” sui social per capire che non stiamo tutelando il personale, tutti allo stesso modo.
Il personale non è abbastanza protetto. Le tute che permettono di non lasciare centimetri di pelle scoperti, bastano solo per pochi; per tutti gli altri, sempre dedicati alla cura di questi pazienti, si utilizzano camici idrorepellenti mascherina e occhiali e/o visiera, lasciando scoperte tante parti del corpo.
Se è vero che la responsabilità è la possibilità di prevedere gli effetti delle azioni e delle parole, di modificarle e di correggerle, in base a tale previsione, la Politica non potrà esimersi dalla responsabilità di non aver salvaguardato i propri professionisti sanitari.
Se non avremo i giusti DPI (non quelli da muratore) presto al fronte non ci sarà nessuno e il nostro SSN collasserà.
 
Tra le misure messe in campo dal Governo, c’è quella dell’assunzione di nuovo personale, ma tanti colleghi non accettano il rischio del contagio per un contratto “usa e getta” per giunta per 30 euro l’ora. E’ chiaro che uno precario per precario, scelga di rimanere a casa di non infettarsi e non contagiare i propri cari.
 
Quale pazzo lo farebbe? un calciatore non metterebbe neppure la maglia della sua squadra, per quei soldi.
Ma noi “abbiamo bisogno di ossigeno”, nei reparti in cui si curano pazienti affetti da coronavirus, l’attenzione deve essere altissima, perché il paziente evolve clinicamente in poco tempo. Turni di 8/ 12 ore imprigionati in un’armatura (seppur di carta) sarebbero troppo, anche per un
supereroe del grande schermo.
 
Tuttavia, nonostante il nostro impegno, ancora una volta la politica ha scelto di trattarci come professionisti di serie B.
E’ vergognoso che sia stata chiamata una task force per soli medici (volontari??) a 200 euro in più per turno. Infame cercare di mettere a tacere i professionisti sanitari con 100 euro in più in una busta paga che, proprio oggi a vederla suona ancora più di beffardo.
Rischiare la vita per 1500 euro è il nostro lavoro è vero, ma la nostra etica professionale non potrà salvare l’Italia per sempre. Basterebbe pensare cosa accadrebbe oggi se ci fermassimo.
 
Questo periodo rende evidente quanto sia necessario riconoscere e investire socialmente, CONTRATTUALMENTE ed ECONOMICAMENTE sulle competenze di tutti i professionisti del comparto sanità, infermieri in primis. Il sistema sanitario nazionale pubblico e privato accreditato, ha bisogno dei propri professionisti sanitari per avere solide basi e garantire il diritto costituzionale alla salute.
Nessuno dimentichi quello che oggi, come ieri, stiamo dando alla Nazione. Non siamo eroi, grazie per i “grazie” ma vogliamo quello che ci spetta di diritto.
Mimma Sternativo
Infermiera e Dirigente Sindacale FIALS

25 Marzo 2020

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