Dl Liquidità. Regioni propongono di alzare a 750 milioni i fondi per straordinari e indennità per il personale sanitario

Dl Liquidità. Regioni propongono di alzare a 750 milioni i fondi per straordinari e indennità per il personale sanitario

Dl Liquidità. Regioni propongono di alzare a 750 milioni i fondi per straordinari e indennità per il personale sanitario
Proposto anche che le assunzioni straordinarie effettuate nel 2020 possano essere considerare in deroga ai vincoli di spesa per il personale. Chiesto anche l’incremento per le risorse da destinare alla contrattazione integrativa. Ecco le proposte sul personale sanitario delle Regioni

Oltre ai 250 milioni già autorizzati dal Dl Cura Italia per gli straordinari le Regioni chiedono di poter utilizzare altri 500 milioni non solo per gli straordinari ma anche per il finanziamento delle specifiche indennità contrattuali, in primis l’indennità di malattie infettive e riconoscere i relativi benefici non solo al personale sanitario ma anche al personale amministrativo e tecnico impegnato direttamente o indirettamente nel contrasto all’emergenza epidemiologica. E ancora, chiesto anche che le assunzioni straordinarie effettuate possano essere considerare in deroga ai vincoli di spesa per il personale.


 


Sono alcune delle proposte per la sanità inviate dalle Regioni alla Camera dov’è in discussione il Dl Liquidità. Le proposte sono stata inviate al Ministro della Salute, Roberto Speranza affinché se ne faccia carico con il Mef.
 
Gli Enti locali ricordano che “l’emergenza ha determinato nel contesto nazionale una generalizzata riorganizzazione delle attività in ambito socio-sanitario, sia ospedaliere che territoriali, che si è tradotta, da un lato nell’incremento dei posti letto delle unità operative di terapia intensiva, sub intensiva e malattie infettive, e dall’altro nella riconversione di interi ospedali o di reparti che sono stati dedicati ad accogliere in via esclusiva pazienti affetti da contagio”.
 
Una riorganizzazione che ha comportato, di conseguenza, anche “una revisione delle modalità di lavoro con un incremento molto rilevante sia dell’attività lavorativa del personale sia del numero delle unità di lavoratori quotidianamente impegnati a fornire le prestazioni necessarie a fronteggiare tale emergenza. Le aziende hanno, infatti, provveduto all’assunzione di nuovo personale, sia dipendente che non dipendente, a rivedere l’organizzazione delle attività e ad effettuare i necessari trasferimenti di personale verso gli ambiti che più lo richiedevano”.
 
Da qui anche un’altra richiesta ovvero che le numerose assunzioni di professionisti ed operatori che sono state effettuate a tempo indeterminato o determinato possano essere considerate in deroga ai vincoli previsti dalla legislazione vigente in materia di spesa di personale
 
Chiesto poi di prevedere una deroga, limitatamente al periodo emergenziale, alla normativa in materia di orario di lavoro del personale dirigenziale e non dirigenziale del Ssn.
 
Infine tra le proposte anche quella di destinare alla contrattazione integrativa risorse aggiuntive rispetto a quelle già previste nel CCNL di settore, nel limite del 2 per cento del monte salari regionale, al netto degli oneri riflessi, rilevato nell’anno 2018. Il tutto allo scopo di “perseguire la graduale perequazione del trattamento accessorio fra aziende ed enti del servizio sanitario, nonché per valorizzare le professionalità dei dirigenti, medici, veterinari e sanitari e degli operatori delle professioni infermieristiche, ostetriche, tecniche, della riabilitazione, della prevenzione e del servizio sociale del comparto e degli operatori socio-sanitari, anche tenendo conto delle attività svolte in servizi disagiati e in zone disagiate”.
 
Luciano Fassari

Luciano Fassari

27 Aprile 2020

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