Non è vero che il 5G fa meno male
Gentile Direttore,
non possiamo condividere le rassicurazioni fornite dal Dott. Polichetti, fisico dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), circa la nuova tecnologia del 5G. Riteniamo pertanto utile offrire ulteriori elementi di riflessione, chiarendo innanzi tutto che non abbiamo conflitti di interesse e che sarebbe auspicabile che chiunque si esprime su argomenti di tale portata chiarisse la propria posizione al riguardo.
Polichetti afferma che col 5G ci sarà una “conseguente riduzione dei livelli ambientali di campo elettromagnetico cui possono essere esposte le persone”. Tale affermazione non è dimostrata da alcuna evidenza ed è in contraddizione con i contenuti di un documento edito dallostesso ISS (rapporto ISTISAN 19/11), nel quale si legge che “L’introduzione della tecnologia 5G potrà portare a scenari di esposizione molto complessi, con livelli di campo elettromagnetico fortemente variabili nel tempo, nello spazio e nell’uso delle risorse delle bande di frequenza” e che “al momento, non è possibile formulare una previsione sui livelli di campo elettromagnetico ambientale dovuti allo sviluppo delle reti 5G”.
Lo stesso rapporto sottolinea che “sarà dunque necessaria una revisione della normativa nazionale”, attualmente inadeguata agli scenari imposti dall’attivazione del 5G che, ricordiamo, è comunque in corso nonostante l’assenza di norme utili ad una compiuta tutela della salute pubblica. Occorre anche ricordare la forte pressione sul Governo Italiano delle compagnie telefoniche, e perfino delle “indipendenti” Agenda Digitale Europea (1) e AGCOM,per adeguare i limiti attualmente esistenti in Italia a quelli di altri paesi europei, innalzandoli da 6 V/metro a 61 V/metro.
Segnaliamo che tali limiti, prima “puntuali”, dal 2012 sono valutati come media delle 24 ore e quindi, intesi come erano stati introdotti dal Regolamento recante i tetti compatibili con la salute umana (381/1998 ex lege 249/97, art. 1), possono essere ormai ampiamente superati. Ne consegue che già l’attuale normativa non è sufficiente a garantire la tutela della salute umana e che quindi sarebbe necessario semmai riportare i criteri di misura alla formulazione originale del Regolamento.
Peraltro Polichetti sembra anche ignorare i risultati di simulazioni condotte ipotizzando quelle che saranno le normali condizioni di traffico telefonico 5G. Alla Georgia Southern University hanno verificato che l’esposizione umana in downlink, ossia derivante dalle onde elettromagnetiche che si dirigono dall’antenna verso l’utente, può tranquillamente comportare campi elettrici da 40 a 100 V/m (2). Tali simulazioni destano allarme, se si tiene presente che per le radiofrequenze maggiori di 3 Ghz, la legge italiana limita le esposizioni della popolazione, brevi od occasionali, a 40 V/m, che si riducono a 20 V/m, per le radiofrequenze inferiori a 3 Ghz. E le frequenze del 5G appartengono ad entrambi le sezione dello spettro.
A parte l’inadeguatezza della normativa vigente, come oggi indebolita, stupisce che nel processo di realizzazione dell’infrastruttura 5G attualmente in corso sia stato completamente ignorato il fatto che le simulazioni lasciano prevedere che la rete sarà fuori legge in Italia; di questo avrebbe dovuto occuparsi l'ISS, consulente obbligatorio in materia dello Stato, ai sensi dell'art. 6 c. 1 lett. i) della legge di Riforma Sanitaria. Sempre che non si contasse di smantellare i livelli di tutela in Italia, in contrasto con la disposizione dell'art. 130 e succ. int. del Trattato di Roma, che ha introdotto il principio di non rilassamento dei livelli di tutela dei consumatori nei Paesi della Comunità Europea.
In contrasto con l'asserzione del dott. Polichetti ricordiamo:
– la recente dichiarazione del direttore generale della U.S. Federal Communication Commission secondo il quale l'evoluzione della telefonia mobile e della trasmissione dati wireless nel prossimo futuro comporterà tali livelli di esposizione da rendere superati gli standard di sicurezza elettrormagnetica (3),
– le valutazioni dello SCHEER (Scientific Committee on Health, Environmental and Emerging Risks) (4), che inserisce il 5G fra i principali rischi ambientali e sanitari emergenti a livello continentale;
– un recente documento del Parlamento Europeo (5), che sottolinea gli elevati costi di realizzazione delle infrastrutture, le incertezze sui possibili effetti ambientali e sanitari, la carente diffusione, da parte degli Stati membri, di informazioni adeguate sui rischi del 5G, il problema dei limiti normativi, il richiamo alla prudenza della European Environment Agency (EEA) e la possibile alternativa, più sostenibile, della fibra ottica;
– le evidenze scientifiche già disponibili sugli effetti biologici delle onde millimetriche, il cui impiego è previsto nell’ambito dell’infrastruttura 5G, che depongono per la loro pericolosità e che imporrebbero prudenza prima dell’applicazione su larga scala di questa tecnologia (6).
Non trova riscontro l'affermazione di Polichetti per cui “la progressiva sostituzione delle tecnologie precedenti con quella 5G, le esposizioni complessive della popolazione diminuiranno ulteriormente” non trova riscontro. Infatti, nel documento “Il 5G per l’Europa: un piano d’azione", è scritto: “Il 5G non è concepito come una tecnologia sostitutiva del 4G, ma piuttosto come complementare e integrativa dello stesso con nuove potenzialità” (7).
Né l'altra affermazione, per cui le onde “usate dal 5G appartengono comunque all’intervallo delle radiofrequenze, i cui meccanismi di interazione con il corpo umano sono ben compresi”. Gli effetti biologici delle radiofrequenze vanno ben oltre gli effetti termici, riconosciuti dalla Raccomandazione 1999/519/CE, recante limiti che dovevano essere rispettati da tutti i Paesi che, diversamente dall'Italia, non avevano una propria normativa più stringente al tempo (8): limiti ai quali Polichetti, equivocando sugli obblighi comunitari, sembra far riferimento. Occorre tener conto delle specificità proprie delle onde millimetriche e dei possibili effetti di queste ultime a livello sia locale (cute, occhi) che sistemico (6,9).
Già nel 2017 oltre 350 scienziati di tutto il mondo, tra i quali vi sono i maggiori esperti sugli effetti biologici e sanitari dell’elettromagnetismo ad alta frequenza, hanno sottoscritto un appello che ricorda i rischi del 5G e richiama alla prudenza (10).
A questi si aggiungono i timori, giustificati, espressi da centinaia di amministrazioni comunali e da decine di migliaia di cittadini anche nel nostro Paese.
Troppe volte sono state fatte scelte di cui poi ci siamo tragicamente pentiti (11).
Nessuno di noi è “contro” il progresso, ma bisogna intendersi su ciò che si intende per “progresso”. Quando si invadono, come dichiarato dal Prof Michele Carducci, Ordinario di Diritto Costituzionale, sfere fondamentali della persona relative a salute, diritto all’informazione e consenso informato, andando a ledere gli articoli 1, 2, 3, 21, 32, 33 della Costituzione come accadrebbe con l’implementazione del 5G, prima che ne sia dimostrata la innocuità, la prudenza è d’obbligo, dato che: “Nessuna legge riconosce l’ignoto tecnologico come trattamento sanitario obbligatorio. Di conseguenza nessun privato può imporlo solo per il fatto di averlo inventato” (12).
E’ del tutto impensabile diffondere sul territorio nuove potenziali fonti di inquinamento che potrebbero creare nuovi problemi e nuovi rischi per la salute e la sicurezza di tutti i cittadini, mentre ancora non riusciamo a risolvere quelli già presenti.
Ci preme inoltre sottolineare che in termini di priorità in questo momento – anche al fine di un tempestivo isolamento dei casi di covid-19, dei contatti e di una loro appropriata gestione – sarebbe molto meglio rafforzare la rete dei servizi sanitari territoriali (in primis servizi di igiene pubblica, distretti, e medici di medicina generale e pediatri di libera scelta), piuttosto che implementare il 5 G.
Patrizia Gentilini
Medico oncologo ISDE Italia
Agostino Di Ciaula
Medico internista Presidente Comitato Scientifico ISDE
Fausto Bersani
Fisico, consulente Federconsumatori (RN)
Livio Giuliani
Biofisico, dirigente di ricerca del Servizio Sanitario Nazionale, già direttore di dipartimento ISPESL ed INAIL, Roma
1. https://www.agendadigitale.eu/infrastrutture/5g-e-campi-elettromagnetici-ecco-perche-litalia-deve-adeguarsi-alleuropa/
2. Human Exposure to RF Fields in 5G Downlink, Imtiaz Nasim and Seungmo Kim, Georgia Southern University, arXiv:1711.03683v1 [eess.SP] 10 Nov 2017
3. https://www.youtube.com/watch?v=Bwgwe01SIMc
4. https://ec.europa.eu/health/sites/health/files/scientific_committees/scheer/docs/scheer_s_002.pdf
5. https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2020/646172/EPRS_BRI(2020)646172_EN.pdf?fbclid=IwAR1hmx24qS5ZMZln9ZtgvOUB83dIVJzRZ2AKHGr2cnRLAjPp8qRSU2cZzkI
6. Di Ciaula A. Towards 5G communication systems: are there health implications? Int J Hyg Environ Health. 2018 Apr;221(3):367-375. doi: 10.1016/j.ijheh.2018.01.011
7. http://documenti.camera.it/Leg17/dossier/Pdf/ES070.pdf
8. Consiglio della UE. Raccomandazione 1999/519/CE, Considerando (15).https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:31999H0519&from=IT
9. Kostoff RN, Heroux P, Aschner M, Tsatsakis A Adverse health effects of 5G mobile networking technology under real-life conditions.Toxicol Lett. 2020 May 1;323:35-40. doi: 10.1016/j.toxlet.2020.01.020. Epub 2020 Jan 25.
10. http://www.5gappeal.eu/the-5g-appeal/
11. https://www.eea.europa.eu/publications/late-lessons-2
12. https://www.isde.it/wp-content/uploads/2019/07/RevCarducci-su-5G.pdf
04 Maggio 2020
© Riproduzione riservata
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