Gentile Direttore,
questa storia comincia alla fine degli anni Ottanta, a Baltimora. Bruce Leff, allora giovane geriatra del Johns Hopkins Bayview Medical Center, seguiva Walter, un ex operaio dell’acciaieria di Sparrows Point affetto da scompenso cardiaco e broncopneumopatia cronica ostruttiva.
Walter rappresentava il paradigma del paziente fragile: ricoveri ripetuti, riacutizzazioni frequenti e un continuo alternarsi tra ospedale e domicilio.
Fu osservando quella storia clinica che Leff si pose una domanda tanto semplice quanto rivoluzionaria:
“Perché non portare l’ospedale a casa del paziente?”
Da quell’intuizione nacque il programma Hospital at Home, avviato alla Johns Hopkins nel 1995.
Gli studi successivi dimostrarono che era possibile erogare cure ospedaliere direttamente al domicilio con risultati sorprendenti: riduzione delle complicanze, meno infezioni correlate all’assistenza, minore declino funzionale, degenze più brevi, maggiore soddisfazione dei pazienti e costi significativamente inferiori rispetto al ricovero tradizionale.
Eppure, nonostante quasi trent’anni di solide evidenze scientifiche, il modello rimase confinato a poche realtà pionieristiche.
Il motivo non era clinico: era economico e normativo.
Senza un sistema di rimborso dedicato, nessun ospedale avrebbe potuto adottare Hospital at Home su larga scala.
Fu il Covid-19 a cambiare improvvisamente tutto.
Con gli ospedali saturi e migliaia di posti letto occupati dai pazienti affetti da SARS-CoV-2, il Centers for Medicare & Medicaid Services (CMS) introdusse, il 25 novembre 2020, il programma Acute Hospital Care at Home, nell’ambito dell’iniziativa Hospital Without Walls, autorizzando gli ospedali a erogare cure acute direttamente nelle abitazioni dei pazienti.
La pandemia rese finalmente possibile l’attuazione di Hospital at home: da quel momento il paradigma ha iniziato una crescita senza precedenti; non è un caso che McKinsey & Company abbia stimato che negli USA, entro il 2025, tra 240 e 325 miliardi di dollari di assistenza sanitaria, con una stima centrale di circa 265 miliardi, potrebbero essere trasferiti dall’ospedale al domicilio. Non stiamo parlando di una semplice innovazione organizzativa, ma della nascita di un nuovo ecosistema della salute che coinvolge ospedali, industria biomedicale, piattaforme digitali, dispositivi di monitoraggio remoto, intelligenza artificiale e servizi territoriali.
Anche l’Italia, grazie al PNRR, sta investendo risorse senza precedenti nella sanità territoriale, finanziando Case ed Ospedali di Comunità, Centrali Operative Territoriali, potenziamento del Fascicolo Sanitario Elettronico, Piattaforma Nazionale di telemedicina e assistenza domiciliare.
È una straordinaria opportunità.
Ma sarebbe un errore pensare che questa trasformazione possa essere guidata esclusivamente dalla tecnologia.
Queste nuove tecnologie raccoglieranno sempre più dati, ma nessuno strumento potrà mai sostituire il giudizio umano: la vera innovazione consisterà nella capacità di trasformare questo flusso continuo di dati in informazioni, e queste informazioni in decisioni assistenziali tempestive, sicure e personalizzate.
È qui che il ruolo dell’Infermiere di Famiglia e Comunità diventa strategico: Hospital at Home non rappresenta semplicemente una diversa collocazione geografica dell’ospedale, è un nuovo paradigma organizzativo nel quale l’IFEC integra monitoraggio remoto dei parametri vitali, pianificazione ed erogazione dell’ assistenza infermieristica più appropriata, valutazione dei nursing sensitive outcomes, educazione terapeutica e sanitaria, coordinamento multi-professionale e prevenzione delle riacutizzazioni.
L’ospedale a domicilio potrebbe diventare anche in Italia uno dei pilastri del Servizio Sanitario Nazionale, ma dobbiamo investire non soltanto nelle infrastrutture digitali, ma anche nelle competenze avanzate, nell’autonomia professionale e nei nuovi modelli organizzativi dell’assistenza infermieristica territoriale.
La storia di Walter ci insegna una lezione ancora attuale.
Le rivoluzioni della sanità non iniziano con tecnologie ed algoritmi: iniziano sempre prendendosi cura delle persone, di chi cura e di chi deve essere curato.
Alessandro Serrano
Infermiere
Riferimenti bibliografici
Leff B, Burton L, Mader SL, et al. Hospital at Home: Feasibility and Outcomes of a Program to Provide Hospital-Level Care at Home for Acutely Ill Older Patients. Ann Intern Med. 2005;143:798-808.
Leff B. Defining and Disseminating the Hospital-at-Home Model. CMAJ. 2009.
Centers for Medicare & Medicaid Services. Acute Hospital Care at Home Initiative (2020).
Bestsennyy O, Chmielewski M, Koffel A, Shah A. From Facility to Home: How Healthcare Could Shift by 2025. McKinsey & Company, 2022.
Leff B, Siu A, DeCherrie LV, Levine DM. Hospital at Home and Transforming US Health Care Delivery. JAMA. 2026.