Tumori. Il 70% dei pazienti teme il contagio da Covid. Nel 93% dei casi il personale medico è stato raggiungibile da remoto. La ricerca degli Ospedali riuniti di Ancona

Tumori. Il 70% dei pazienti teme il contagio da Covid. Nel 93% dei casi il personale medico è stato raggiungibile da remoto. La ricerca degli Ospedali riuniti di Ancona

Tumori. Il 70% dei pazienti teme il contagio da Covid. Nel 93% dei casi il personale medico è stato raggiungibile da remoto. La ricerca degli Ospedali riuniti di Ancona
La ricerca è stata condotta su 700 persone. Rossana Berardi, Direttore della Clinica Oncologica Ospedali Riuniti di Ancona: "Rimangono ancora molte paure sull’accesso alle strutture sanitarie e sul ricorso a certe terapie da parte di malati fragili e immunodepressi. Tuttavia la nostra indagine dimostra chiaramente come l’oncologia italiana sia riuscita finora a contenere gli effetti negativi di una pandemia devastante”.

I malati di cancro promuovono l’oncologia italiana per la gestione dell’emergenza Covid. Il 93% dei pazienti dichiara che lo staff sanitario è stato sempre raggiungibile via telefono o mail in questi ultimi mesi. Per il 97% i centri oncologici hanno pienamente rispettato le norme di sicurezza stabilite dalle autorità competenti. Otto malati su dieci ritengono che il personale medico-sanitario abbia dato la giusta attenzione alle loro ansie e preoccupazioni relative alla pandemia. L’89% afferma di avere ricevuto indicazioni precise sui dispositivi di protezione individuale (guanti o mascherine) al momento dell’accesso ai reparti o ai day hospital. E tutti i pazienti oncologici, sia sintomatici che non, sono stati sottoposti al tampone per il Coronavirus.
 
E’ quanto sostiene un’indagine condotta su oltre 700 pazienti oncologici, provenienti da tutto il territorio nazionale, e promossa dall’Università Politecnica delle Marche e dagli Ospedali Riuniti di Ancona. Dalla ricerca emergono anche forti preoccupazioni circa le possibilità di contagio. Sette pazienti su dieci temono di essere colpiti dal Covid-19 e di poter, a loro volta, trasmetterlo a parenti e amici.
 
“L’indagine dimostra come l’oncologia del nostro Paese sia riuscita finora a contenere gli effetti negativi di una pandemia devastante – spiega Rossana Berardi, Ordinario di Oncologia Medica presso l’Università Politecnica delle Marche e Direttore della Clinica Oncologica Ospedali Riuniti di Ancona -. I giudizi espressi dai pazienti sono, infatti, largamente positivi sia per quanto riguarda il rispetto delle regole di sicurezza che il livello di assistenza garantito. Tutti noi oncologi siamo stati chiamati ad uno sforzo enorme in quella che è stata l’ora più buia del sistema sanitario nazionale. Il malato oncologico è fragile perché soffre già di una patologia molta seria ed è giustamente preoccupato per le sue condizioni e per l’incolumità dei suoi cari. E’ perciò fondamentale riuscire ad instaurare un dialogo corretto, preciso e rassicurante con pazienti e caregiver. Le informazioni che dobbiamo dare, a una categoria molto particolare di uomini e donne, devono essere chiare e via via aggiornate in base alle nuove evidenze scientifiche emerse. Questo sta già avvenendo nei reparti attivi sull’intero territorio nazionale. Il 59% dei pazienti afferma che è stato concesso il giusto tempo, durante i colloqui con i medici, per comprendere le raccomandazioni da seguire in questa situazione d’emergenza”.
 
Dalla ricerca nazionale, condotta dall’ateneo e dall’ospedale marchigiano, si riscontrano anche forti timori sul ricorso ad alcuni trattamenti anti-cancro. Il 53% degli intervistati teme che la chemioterapia possa aumentare le probabilità di contagio mentre il 35% pensa la stessa cosa dell’immunoterapia.
 
“Per i pazienti colpiti da tumore esiste davvero un maggiore rischio di essere colpiti dal Covid in quanto potenzialmente immunodepressi – prosegue Berardi -. In caso di contagio la gestione degli effetti negativi del virus sull’organismo risulta molto più complessa. Secondo gli ultimi dati della letteratura scientifica la mortalità dei pazienti oncologici con Coronavirus è tripla rispetto alla popolazione generale. Il timore maggiore è derivato dal fatto che i malati devono frequentare le strutture sanitarie per visite, esami e terapie. La chemioterapia può determinare un’ulteriore immunodepressione in quanto riduce i globuli bianchi. E’ una delle controindicazioni più insidiose e in questo particolare momento storico viene percepita come ancora più pericolosa. Al tempo stesso viene giustamente riconosciuta la migliore sicurezza di un trattamento innovativo e molto efficace come l’immunoterapia. E’ utilizzata da diversi anni in un numero crescente di neoplasie e rispetto alla chemio ha minori effetti collaterali anche a livello delle nostre difese immunitarie. Solo un giusto dialogo da parte dei clinici può rassicurare i pazienti e stimolarli a proseguire con le cure oncologiche. Rispettando le norme di sicurezza è possibile continuare a curare i malati anche nei prossimi mesi quando, come sostengono gli epidemiologi, la curva epidemica potrebbe risalire in concomitanza dell’arrivo della brutta stagione”.
 
“La ricerca è stata resa possibile grazie al costante e prezioso supporto del dott. Michele Caporossi, direttore generale degli Ospedali Riuniti di Ancona e del Prof. Gian Luca Gregori, Rettore dell’Università Politecnica delle Marche – conclude Berardi -. Ringrazio infine Zelmira Ballatore, Filippo Merloni, Nicoletta Ranallo e Lucia Bastianelli per il prezioso aiuto nella realizzazione dell’indagine”.

24 Giugno 2020

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