Covid. Il mestiere del tracciatore raccontato da Luigi Pais Dei Mori, presidente dell’Opi Belluno

Covid. Il mestiere del tracciatore raccontato da Luigi Pais Dei Mori, presidente dell’Opi Belluno

Covid. Il mestiere del tracciatore raccontato da Luigi Pais Dei Mori, presidente dell’Opi Belluno
Tutti gli esperti concordano: il tempo di risposta sull’esito dei tamponi e la tracciabilità sulle persone positive sono fra le due armi più potenti per combattere il Covid – 19. Tuttavia rimangono, a distanza di mesi, ancora ritardi sia sul referto del tampone che nel lavoro di tracciamento. “Nella provincia di Belluno siamo circa una cinquantina a svolgere questo lavoro, con circa un centinaio di positivi al giorno. Con questi numeri diventa impossibile contattarli tutti allo stesso momento”, racconta il Presidente dell’Ordine.

Con l’emergenza Covid sta diventando sempre più fondamentale la figura del tracciatore, ossia di chi deve contattare la persona positiva nel più breve tempo possibile, cercando di ricostruire anche i  suoicontatti stretti delle ultime 48/72 ore prima. Questo strumento di tracciamento, che consente di mettere i positivi in isolamento scoprendo anche i contatti stretti, è una delle strategie per combattere il virus Sars Cov-2, ma in questi giorni sta mostrando rallentamenti e difficoltò.
 
“Faccio questa attività dall’inizio dell’emergenza – racconta Luigi Pais Dei Mori, contact tracer nonché Presidente dell’ Ordine degli infermieri di Belluno – ed in base alla mia esperienza, posso dire si tratta di una attività fondamentale. Ci troviamo innanzi a persone che alla telefonata del tracer vanno in ansia. Talvolta qualche positivo tende a minimizzare se non a negare di avere avuto contatti stretti o è vago nel riferire quando l’ha visto. Per contatto stretto s’intende la persona con cui un positivo è stato per più di quindici minuti a distanza inferiore ai 2 metri e senza mascherina. In questo quadro, molto spesso per ricostruire il percorso di un positivo al Covid durante le ultime 48/72 ore, ci vuole molto tempo oltre che molta pazienza e capacità relazionali non indifferenti”.

A queste incertezze, che già mettono in difficoltà il lavoro del tracciatore, se ne aggiungono altre che risultano essere importantissime a partire dal momento del tampone sino al risultato della positività ovvero sia: la tempestività nel contattare il primo positivo e altrettanta celerità nel contattare i contatti stretti.

“Uno dei problemi più grossi – argomenta Pais – è il tempismo nel contattare il positivo. Nella provincia di Belluno siamo circa una cinquantina che svolgono questo lavoro, con circa un centinaio di positivi al giorno. Con questi numeri diventa impossibile contattarli tutti allo stesso momento. Ad esempio: se viene fatto il tampone lunedì mattina, si avrà il risultato tra martedì sera o mercoledì mattina. Di conseguenza il primo contatto tra il positivo e noi avverrà fra giovedì e venerdì. L’ostacolo più grande è proprio il lasso di tempo che trascorre tra il tampone e la nostra telefonata, che risulta essere molto lungo e che andrebbe accorciato per racchiuderlo nello stesso giorno. Il massimo sarebbe avere un tracciamento nella stessa giornata in cui si ha il l’esito del tampone. Non solo per chi è positivo, ma anche per chi è stato visto nelle 48/72 ore precedenti e che, magari, è stato contagiato perché questi, a sua volta, in quanto asintomatico, sta infettando altre persone”.

Il problema è sempre lo stesso, numeri di positivi sempre maggiori, come si può constatare dall’ultimo bollettino dei contagiati del 01 novembre 2020 i positivi in Veneto sono stati + 2300, e la carenza di personale. Per cercare di reclutare più tracciatori possibile, la Regione Veneto si sta mobilitando attraverso Azienda Zero e la Protezione Civile,  ma sta diventando una vera e propria corsa conto il tempo.

“Non ci inventiamo nulla – conclude il contact tracer e Presidente Opi di Belluno – come Ordini delle Professioni Infermieristiche del Veneto sono anni che segnaliamo una certa carenza di personale che peggiora sempre di più, ma oltre a fare quello che abbiamo sempre fatto, e cioè ribadire il problema della carenza del personale ad ogni tavolo, poco hanno fatto le istituzioni. Abbiamo perso una grossa opportunità da maggio a settembre, quando avevamo pochi contagi e quindi era possibile programmare diversamente gli scenari epidemiologici. Ora con questi numeri che galoppano giorno dopo giorno e con la stagione autunnale/invernale agli inizi, è sempre più difficile essere adeguati alle necessità dei cittadini”.

Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

03 Novembre 2020

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