Oncologia in Veneto. Inno (AIOM): “Principale punto di forza l’elevato livello di qualità professionale”. La rete punta su competenze e innovazione

Oncologia in Veneto. Inno (AIOM): “Principale punto di forza l’elevato livello di qualità professionale”. La rete punta su competenze e innovazione

Oncologia in Veneto. Inno (AIOM): “Principale punto di forza l’elevato livello di qualità professionale”. La rete punta su competenze e innovazione

Gruppi di lavoro permanenti, CRAO, Molecular Tumor Board e monitoraggio dei percorsi rendono il Veneto uno dei modelli organizzativi più evoluti per la gestione dell'oncologia

Con quasi cinque milioni di abitanti, circa 34mila nuove diagnosi oncologiche ogni anno e oltre 300mila persone che vivono dopo una diagnosi di tumore, il Veneto è chiamato a rispondere a un fabbisogno assistenziale tra i più rilevanti del Paese. Per questo la Regione ha sviluppato negli anni una rete oncologica consolidata, che integra ospedali pubblici, aziende ospedaliero-universitarie, IRCCS e strutture private accreditate, coordinate dal Coordinamento regionale per le attività oncologiche (CRAO). Un modello organizzativo che, come spiega Alessandro Inno, Coordinatore regionale AIOM Veneto e oncologo dell’Unità di Oncologia Toracica dell’Ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda, punta a coniugare uniformità dei percorsi, innovazione e qualità delle cure.

La rete è organizzata secondo il modello Hub and Spoke e si basa su Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA) regionali e sull’attività dei Gruppi oncologici multidisciplinari, che possono operare anche in forma interaziendale quando non tutte le figure specialistiche sono disponibili nella stessa struttura. A completare il sistema contribuiscono tre centri regionali dedicati alla diagnostica molecolare con pannelli NGS e il Molecular Tumor Board regionale per la gestione dei casi più complessi.

“Il principale punto di forza penso che sia proprio da un lato un elevato livello di qualità professionale degli oncologi uniformemente distribuita su tutto il territorio regionale e dall’altro la presenza di alcuni centri di eccellenza dove non solo vengono gestiti i casi a maggiore complessità, ma si svolgono anche attività di ricerca clinica e traslazionale veramente di alto livello”.

Proprio per valorizzare questa rete di competenze, il Veneto ha sviluppato nel tempo una governance regionale articolata, fondata su gruppi di lavoro dedicati al monitoraggio dei percorsi, alla valutazione delle innovazioni terapeutiche e all’analisi degli indicatori di qualità. “Un esempio di questi gruppi è il gruppo regionale per la valutazione dei farmaci oncologici che esamina precocemente le nuove terapie e le nuove indicazioni analizzandone il potenziale impatto economico e organizzativo a livello regionale”.

Oppure ancora, “un secondo esempio è il coordinamento regionale dei PDTA che non soltanto ne promuove l’aggiornamento, ma ne verifica anche l’attuazione attraverso il monitoraggio degli indicatori con l’obiettivo di individuare eventuali disomogeneità a livello delle diverse aziende e promuovere azioni di miglioramento”.

Secondo il Coordinatore regionale AIOM, proprio questo modello rappresenta uno degli aspetti più innovativi dell’organizzazione sanitaria veneta.

“Queste sono esperienze che potrebbero essere traslate anche in altre realtà in quanto consentono di governare l’introduzione delle innovazioni terapeutiche e di verificare che i percorsi organizzativi definiti a livello regionale trovino poi un’effettiva attuazione nei diversi centri oncologici, garantendo di fatto appropriatezza dei percorsi ed equità di accesso alle cure”.

Accanto ai punti di forza, Inno richiama alcune criticità che interessano anche il Veneto: la crescita dei bisogni assistenziali rispetto alle risorse disponibili, la necessità di rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio, di rendere più omogeneo l’accesso alle cure palliative, in particolare alle cure simultanee, e di migliorare il dialogo tra i sistemi informativi per favorire la condivisione dei dati clinici e delle immagini radiologiche. Un’altra priorità è valorizzare maggiormente il cruscotto regionale degli studi clinici, già attivo, per facilitare l’invio dei pazienti eleggibili alle sperimentazioni.

Un ulteriore elemento caratterizzante riguarda il rapporto tra AIOM e le istituzioni regionali. “Mi piace sottolineare che diversi professionisti attivi in AIOM partecipano anche ai gruppi di lavoro regionali e all’advisory board del CRAO e questo favorisce un collegamento diretto tra la nostra comunità di oncologi e quelle che sono le istituzioni regionali”.

Sul piano delle iniziative scientifiche, la sezione regionale è impegnata nella promozione della multiprofessionalità, della ricerca clinica e della formazione dei giovani oncologi. Dopo il congresso dedicato all’integrazione tra le diverse figure professionali, AIOM Veneto sta organizzando un incontro sulla survivorship e un evento interregionale, insieme alle sezioni di Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, dedicato alle sfide dell’oncologia del futuro. “L’obiettivo di questi incontri è coniugare l’aggiornamento scientifico anche a un momento di riflessione e confronto su quelli che sono i modelli organizzativi e assistenziali nella nostra regione”.

Dalle parole di Inno emerge una rete oncologica che fa della governance uno dei suoi principali punti di forza. Il monitoraggio continuo dei percorsi, la valutazione condivisa dell’innovazione terapeutica, l’integrazione tra professionisti e il dialogo costante con AIOM delineano un modello che punta non solo all’eccellenza clinica, ma anche a garantire uniformità organizzativa ed equità di accesso alle cure su tutto il territorio regionale.

Marzia Caposio

01 Ottobre 2026

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