Calabria. Smi: “Case di Comunità, non servono imposizioni ma scelte regionali per una nuova leva di professionisti”

Calabria. Smi: “Case di Comunità, non servono imposizioni ma scelte regionali per una nuova leva di professionisti”

Calabria. Smi: “Case di Comunità, non servono imposizioni ma scelte regionali per una nuova leva di professionisti”

De Matteis: “L’Acn obbliga i mmg già in servizio per sei ore settimanali a lavorare nelle CdC. Vuol dire minori possibilità di usufruire dell’assistenza dei medici di famiglia. Le scelte devono essere altre! In Calabria molti Comuni hanno già grandi problemi ad avere il medico di famiglia, essendo questo settore, non più attrattivo”.

“Non ci convincono le recenti dichiarazioni dell’Asp di Cosenza e quelle del sindacato maggioritario Fimmg che descrivono una sanità che non esiste nella nostra regione. Un sistema sanitario regionale calabrese, invece, che risulta essere devastato da accentuate politiche di privatizzazione e di saccheggio delle risorse pubbliche”. Lo dichiara, in una nota, Cosmo De Matteis, presidente nazionale emerito Smi, commentando la firma dell’accordo integrativo aziendale tra l’Asp Cosenza e la Fimmg.

“Si enfatizza la presunta operatività di Case e Ospedali di Comunità nel cosentino, ma non risulta la loro effettiva realizzazione, né si comprende con quale personale medico saranno portate avanti”, prosegue De Matties.

Il presidente nazionale emerito dello Smi sottolinea come “l’ultimo Accordo Collettivo Nazionale (ACN) stralcio di medicina generale di fine giugno, che lo SMI non ha firmato, in questo senso, non aiuta a risolvere i nodi della crisi della sanità calabrese. L’ACN obbliga i medici di medicina generale già in servizio per sei ore settimanali a lavorare nelle Case di Comunità. Questo comporterà, soprattutto per i piccoli comuni calabresi, avere minori possibilità di usufruire dell’assistenza dei medici di famiglia. Le scelte devono essere altre!”.

Spiega infatti De Matteis: “Nel nostro territorio si manifestano gravi difficoltà, perché a Cosenza, così come in Calabria è in corso un esodo a causa del pensionamento. Molti comuni hanno già grandi problemi ad avere il medico di famiglia, essendo questo settore, non più attrattivo, sia dal punto di vista professionale che economico. Non servono, quindi, imposizioni e forzature per i medici già operanti, ma nuovi medici e politiche di sostegno per gli assunti e per chi vuole lavorare in aree disagiate della regione. Una vera e propria rifondazione, inoltre, andrebbe realizzata per la medicina dell’emergenza – urgenza. Le ambulanze del 118 spesso circolano in molte aree della regione senza medici e in casi di urgenza; lo sappiamo, in questi casi, solo la tempestività dell’ atto medico può salvare la vita”.

Dunque, “in Calabria occorrerebbero scelte regionali che favoriscano la crescita di una nuova leva di medici, che siano motivati e incentivati a svolgere la professione nel sistema sanitario regionale pubblico. Solo in questo modo si potrà salvare la sanità calabrese e assicurare la salute ai nostri cittadini”, conclude il presidente nazionale emerito dello Smi.

07 Luglio 2026

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