Sdo 2016. Cesarei in calo, ma solo dello 0,47%. La Campania, con il 59%, resta quasi al doppio della media italiana (34,9%)

Sdo 2016. Cesarei in calo, ma solo dello 0,47%. La Campania, con il 59%, resta quasi al doppio della media italiana (34,9%)

Sdo 2016. Cesarei in calo, ma solo dello 0,47%. La Campania, con il 59%, resta quasi al doppio della media italiana (34,9%)
Se i cesarei sono pressoché stabili da un anno all’altro (ma non hanno subito riduzioni evidenti negli ultimi 10 anni (sono il 34,9% nel 2016, erano il 35,4% nel 2015, il 38,2% nel 2010 e il 38,4% nel 2007), le Regioni come sempre, a macchia di leopardo, vanno in altalena e c’è chi scende (poco) e chi sale (otto Regioni) negli interventi chirurgici per un parto.

Migliora l’appropriatezza nelle Sdo 2016, ma non in modo evidente per tutti i parametri che la caratterizzano. I cesarei, infatti, si riducono, ma solo dello 0,47% nel 2016 rispetto all’anno precedente.

In sostanza se ne sono fatti 12.355 in meno su un totale nel 2016 di 464.477, il 34,9% di tutti i parti: oltre una donna su tre finisce sotto i ferri e il 21,7% per un primo cesareo (era il 22,2 nel 2015).

Il problema in realtà è che se i cesarei sono pressoché stabili da un anno all’altro (ma non hanno subito riduzioni evidenti negli ultimi 10 anni (sono il 34,9% nel 2016, erano il 35,4% nel 2015, il 38,2% nel 2010 e il 38,4% nel 2007), le Regioni come sempre, a macchia di leopardo, vanno in altalena e c’è chi scende (poco) e chi sale negli interventi chirurgici per un parto.

La situazione peggiore è tutta nel Sud (anzi, dal Lazio in giù a essere esatti), con la Campania che quasi raddoppia la media nazionale dei cesarei e la Regione che nel 2016 (solo nel 2016) sta meglio è l’Abruzzo, in media nazionale. Tutti gli altri sono al di sopra della media e ben distanti dalle Regioni del Centro Nord (vanno un po’ peggio, ma in media negli ultimi due anni, Liguria e Marche) con performance che si avvicinano alle percentuali indicate a livello internazionale (l’Italia con la Polonia e l’Ungheria è il paese europeo con la percentuale più alta con il 35,7% di cesarei nel 2014, mentre c’erano paesi come la Finlandia e la Svezia fermi rispettivamente al 15,8% e 17%.

Le riduzioni in termini percentuali rispetto al 2015 sono maggiori lo scorso anno a Trento, che già ben sotto la media nazionale, riduce ancora del -3,17% i cesarei nell’ultimo anno. In Campania con il – 2,16% che però non riesce a far scendere la Regione al di sotto del 59% di cesarei su tutti i parti effettuati e l’Abruzzo che fa registrare il -1,48% di parti in sala operatoria.

Ma in otto Regioni (Valle d’Aosta, Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria), al contrario, le percentuali salgono.  Con il picco massimo di aumento in Valle d’Aosta (+2,43%) e quello minimo in Friuli Venezia Giulia (+0.09%). Sono sopra l’1% Basilicata e Calabria (che sfiora il 2%), mentre le altre Regioni registrano aumenti comunque dal +0,58% (Molise) in giù.

A livello di aree geografiche, il Nord si ferma al 26,3% di media dei cesarei, mentre il Centro sale al 31,6%, ancora sotto la media nazionale, quindi. Ma il Sud, nonostante i cali di alcune Regioni, resta al 42,3% di media, 7,4 punti percentuali in più della media italiana. In questa senso il calo più vistoso negli anni è quello del Sud, passato da una media del 48,1% di cesarei nel 2007 al 42,3% del 2016, che resta tuttavia al di sopra della media nazionale del 7,4% nel 2016 mentre era al +9,7% rispetto alla media nazionale nel 2007. Una riduzione quindi in 10 anni del 2,3%, lo 0,23% l’anno.

Non considerando i valori assoluti che ovviamente fanno prevalere le strutture di ricovero pubbliche, nel 2016 i cesarei sono stati il 37,2% dei parti nelle Aziende Ospedaliere, Aziende Ospedaliere Universitarie e Policlinici pubblici, Irccs pubblici e fondazioni pubbliche, il 30,6% negli ospedali a gestione diretta delle Asl, il 36,7% nei policlinici privati, Irccs privati e fondazioni private, ospedali classificati, presidi Usl ed Enti di ricerca, ma balzano al 53,2% dei parti effettuati nelle case di cura accreditate (la maggior parte nel Sud) e al 67,9% in quelle non accreditate (poche e tutte nel Centro-Nord: Piemonte, Lombardia, Toscana e Lazio  e del tutto assenti nel Sud). 
 

 

 
Per le tabelle e grafici, fonte: elaborazione Quotidiano Sanità su dati Sdo 2016 e anni precedenti

19 Ottobre 2017

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