Appalti pilotati per 600 milioni. Dieci arresti in Sicilia, in manette il coordinatore task force Covid

Appalti pilotati per 600 milioni. Dieci arresti in Sicilia, in manette il coordinatore task force Covid

Appalti pilotati per 600 milioni. Dieci arresti in Sicilia, in manette il coordinatore task force Covid
L’operazione della Guardia di Finanza ha fatto emergere un sistema corruttivo che ruotava intorno alle gare indette dalla Centrale Unica di Committenza della Regione e dall’ASP 6 di Palermo. Oltre ai 10 arrestati, coinvolte altre due persone. Il Gip ha disposto il sequestro di 7 società, con sede in Sicilia e Lombardia, e di 160.000 euro quale “ammontare allo stato accertato delle tangenti già versate”. Ma “le tangenti promesse ai pubblici ufficiali raggiungono una cifra pari ad almeno Euro 1.800.000”. IL VIDEO

Maxi operazione anticorruzione nella sanità siciliana ad opera della Guardia di Finaza. Su delega della Procura della Repubblica di Palermo, i finanzieri hanno infatti eseguito oggi misure cautelari nei confronti di 12 persone indagati, a vario titolo, per corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, istigazione alla corruzione, rivelazione di segreto di ufficio e turbata libertà degli incanti.

Due degli indagati sono in carcere: F. D. (cl. 65 di Palermo ) e S. M. (cl. 76 originario di Agrigento – faccendiere di riferimento per il D.).

Altri 8 sono ai domiciliari, tra cui A. C., 65 anni di Palermo, "Coordinatore della struttura regionale per l’emergenza Covid-19, già Commissario Straordinario e Direttore generale dell’APS 6 di Palermo", informa la nota della Guardia di Finanza che fa il punto su quanto emerso dalle indagini. Si tratta, dunque, di Antonio Candela.

Nei confronti di atre due persone è stata invece applicata la misura del divieto temporaneo di esercitare attività professionali, imprenditoriale e pubblici uffici.

Con il medesimo provvedimento il G.I.P. ha disposto il sequestro preventivo di 7 società, con sede in Sicilia e Lombardia, nonché di disponibilità finanziarie per 160.000 euro, “quale ammontare allo stato accertato delle tangenti già versate”, anche se, spiegano le Fiamme Gialle, “le tangenti promesse ai pubblici ufficiali raggiungono, però, una cifra pari ad almeno Euro 1.800.000”.

Le indagini eseguite dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria delle Fiamme Gialle palermitane hanno consentito di ipotizzare l’esistenza di un centro di potere composto da faccendieri, imprenditori e pubblici ufficiali infedeli che avrebbero asservito la funzione pubblica agli interessi privati, in modo da consentire di lucrare indebiti e cospicui vantaggi economici nel settore della sanità pubblica.

"Le articolate fasi del sistema corruttivo – spiega la nota dell GdF – ruotavano intorno alle gare indette dalla Centrale Unica di Committenza della Regione Siciliana e dall’ASP 6 di Palermo, disvelando le trame sottese all’accaparramento di appalti milionari del settore sanitario siciliano”.

Nello specifico sono state analizzate 4 procedure ad evidenza pubblica interessate da condotte di turbativa, aggiudicate a partire dal 2016, il cui valore complessivo sfiora i 600 milioni di euro, aventi ad oggetto:

– gestione e manutenzione apparecchiature elettromedicali – bandita dall’ ASP 6 del valore di 17.635.000 euro;

– servizi integrati manutenzione apparecchiature elettromedicali – bandita dalla CUC del valore di 202.400.000 euro;

– fornitura vettori energetici, conduzione e manutenzione impianti tecnologici – bandita dal ASP 6 del valore di 126.490.000 euro;

– servizi di pulizia per gli enti del servizio sanitario regionale – bandita dalla CUC del valore di 227.686.423 euro.

“Le spregiudicate condotte illecite – prosegue la nota – garantivano l’arricchimento personale dei pubblici ufficiali infedeli e dei loro intermediari, mediante l’applicazione di un tariffario che si aggirava intorno al 5 % del valore della commessa aggiudicata. Gli operatori economici vincitori delle gare, importanti società di livello nazionale, erano consapevoli e partecipi delle dinamiche criminali, dalle quali traevano un vantaggio che avrebbe remunerato nel tempo il pagamento delle tangenti”.

Lo schema illecito ricostruito dalla GdF appariva consolidato: "L’imprenditore interessato all’appalto avvicina il faccendiere, noto interfaccia del pubblico ufficiale corrotto; il faccendiere, d’intesa con il pubblico ufficiale, concorda con l’impresa corruttrice le strategie criminali per favorire l’aggiudicazione della gara; la società, ricevute notizie dettagliate e riservate, presenta la propria “offerta guidata”, che sarà poi adeguatamente seguita fino all’ottenimento del risultato illecito ricercato”.

Le condotte scorrette emerse nel corso dello svolgimento delle procedure turbate riguardano:
"l’attribuzione di punteggi discrezionali, non riflettenti il merito del progetto presentato”;
“la sostituzione delle buste contenenti le offerte economiche";
“il pagamento di stati avanzamenti lavoro anche in mancanza della documentazione giustificativa necessaria";
“la diffusione di informazioni riservate, coperte da segreto di ufficio". 



"I pagamenti delle tangenti – riferiscono le Fiamme Gialle – in alcuni casi avvenivano con la classica consegna di denaro contante nel corso di incontri riservati, ma molto più spesso venivano invece mimetizzati attraverso complesse operazioni contabili instaurate tra le società aggiudicatarie dell’appalto e una galassia di altre imprese, intestate a prestanomi, ma di fatto riconducibili ai faccendieri di riferimento per i pubblici ufficiali corrotti. Per rendere ancora più complessa l’individuazione del sistema criminale approntato, gli indagati si erano spinti fino alla creazione di trust fraudolenti, con l’obiettivo di schermare la reale riconducibilità delle società utilizzate per le finalità illecite. Il patto criminale veniva poi ulteriormente cementato grazie alle continue e sistematiche interlocuzioni che erano necessarie per gestire tutte le fasi attuative dei contratti la cui durata era ovviamente pluriennale".
 
 

21 Maggio 2020

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