Ci ha lasciato Antonio Panti, un grande amico che ha arricchito questo giornale

Ci ha lasciato Antonio Panti, un grande amico che ha arricchito questo giornale

Ci ha lasciato Antonio Panti, un grande amico che ha arricchito questo giornale
È scomparso ieri a Firenze all’età di 87 anni un grande amico di questo giornale. Gli ha voluto bene e lo ha arricchito costantemente dei suoi contributi schietti e appassionati. È stato un uomo di parte: e la sua era quella della sanità pubblica e dei medici e degli operatori sanitari che in essa credono e ad essa dedicano la vita, non solo quella professionale.

Antonio Panti è stato un grande amico di questo giornale. Gli ha voluto bene e lo ha arricchito costantemente dei suoi contributi schietti e appassionati.

Antonio Panti è stato un uomo di parte: e la sua era quella della sanità pubblica e dei medici e degli operatori sanitari che in essa credono e ad essa dedicano la vita, non solo quella professionale.

Vivace polemista non è mai venuto meno al piacere del confronto, anche diretto, con amici e “nemici” di penna e su Qs ne abbiamo letti tanti di duelli al fulmicotone con un altro nostro grande amico, Ivan Cavicchi.

Rileggendo oggi i suoi scritti e anche quei botta e risposta emergono però non solo il suo carattere e la sua verve polemica e la sua indiscutibile “bella penna”…quello che traspare e che unisce i suoi scritti è soprattutto una sana e incrollabile fiducia verso la nostra sanità pubblica e la sua intrinseca valenza di collante sociale e morale del Paese.

Una fiducia maturata tra i ranghi della medicina di famiglia, di quella che fu in origine la medicina della “mutua” e che, nell’immaginario collettivo, è rappresentata dal medico arruffone e arrivista impersonato indelebilmente da Alberto Sordi.

Ecco, Antonio Panti, se fosse stato anche attore, oltre che medico e saggista, avrebbe potuto portare sullo schermo il suo opposto: per Panti il medico di famiglia era infatti un elemento fondante dell’etica pubblica della sanità. Un riferimento primario per il cittadino/paziente ma anche il tramite naturale e indispensabile tra cittadino e “sistema” sanitario.

Una convinzione e una fede ben delineate nel suo ultimo contributo apparso su QS, il 2 novembre scorso: “Ho sempre pensato che lo sforzo di tutti gli uomini di buona volontà, dovesse volgersi all’applicazione dei principi della 833, l’universalità del diritto e l’uguaglianza delle prestazioni. Un perno di questo assioma risiede in una forte medicina generale, porta del servizio e unica relazione dei cittadini con un medico da essi scelto.

Quindi fine del lavoro individuale, il medico generale opera soltanto nella AFT che è presidio di prossimità, connessa con l’ospedale mediante percorsi assistenziali interprofessionali, con ambulatori aperti h12, in cui si garantisce l’attenzione all’ambiente fondamento della prevenzione, si utilizza la diagnostica di base e si affrontano i codici semplici, si opera in sintonia con gli infermieri di comunità. Il tutto integrato con le case di comunità, in cui si offre assistenza sociale e si recepiscono i bisogni della cittadinanza”.

A leggerle ora queste righe, a poche ore dalla sua morte, esse appaiono come una sorta di testamento morale e ideale rivolto a tutti noi e a tutti coloro che credono come lui nella nostra sanità pubblica.

Ciao Antonio, ci mancherai moltissimo.

Cesare Fassari e Luciano Fassari

Cesare Fassari, Luciano Fassari

03 Marzo 2024

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