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Appalti ambulanze truccati. Quattro arresti, ai domicilari il Dg e il Rup dell’Asst di Pavia


Oltre al dg e al responsabile unico del procedimento, sono finiti ai domiciliari gli amministratori di una cooperativa che nel 2017 aveva vinto l'appalto per il servizio di trasporto sanitario. Le Fiamme Gialle hanno accertato che la base d’asta era stata fissata illegalmente ad una soglia inferiore alle tariffe regionali e che la cooperativa poteva permettersi di parteciparvi perché applicava ai suoi dipendenti salari ben inferiori ai minimi contrattuali, costringendoli anche a prestare attività come volontari.

18 MAR - La Guardia di Finanza di Pavia ha eseguito stamani quattro arresti domiciliari disposti dal GIP Maria Cristina Lapi, nonché perquisizioni e sequestri di apparati informatici in diverse aree geografiche del Paese (Lombardia, Marche, Lazio e Sicilia) per i reati di turbativa d’asta e frode nelle pubbliche forniture nell’ambito di una inchiesta su numerose irregolarità nel bando di gara indetto dalla ASST di Pavia nel 2017, per l’affidamento dei servizi di trasporto in ambulanza svolti da una cooperativa di Pesaro per gli ospedali di Voghera, Vigevano, Mede, Mortara, Casorate Primo, Broni e Stradella.

“La cooperativa - spiega una nota della Guardia di Finanza - dopo essersi aggiudicata un appalto del valore di circa 2 milioni di euro ha spesso mancato di garantire, già dai primi mesi di operato, il servizio richiesto dall’appalto, creando numerosi e continui disservizi uniti a sensibili ritardi e mancate prestazioni sanitarie, spesso confermati anche da molte segnalazioni pervenute dai pazienti trasportati e dai medici in servizio presso i citati presidi ospedalieri, facendo presuppore l’utilizzo di un numero di autoambulanze e automediche inferiore a quello che era stato contrattualmente previsto".

Durante la partecipazione al bando di gara la cooperativa ha potuto presentare all’ASST di Voghera un’offerta anomala, “talmente fuori mercato (perché quanto offerto non copriva neanche i costi del servizio) da impedire la partecipazione di tutte le altre associazioni presenti nella provincia di Pavia che per anni avevano svolto lo stesso servizio in convezione”, spiegano le Fiamme Gialle. Che hanno accertato che “la base d’asta dell’appalto era stata fissata illegalmente ad una soglia inferiore alle tariffe regionali, causando, di fatto, l’esclusione automatica degli altri operatori sanitari che non avrebbero mai potuto accettare lecitamente un’offerta cosi svantaggiosa”.
 
E la cooperativa indagata come ha potuto far fronte a un ribasso di oltre il 25% rispetto alle tariffe indicate da Regione Lombardia? “Semplicemente la società che ha vinto l’appalto ha indicato costi del lavoro dei propri dipendenti, ben inferiori ai minimi salariali previsti dal contratto collettivo nazionale, costringendo, altresì, i propri lavoratori a prestare anche attività come volontari, traendone un vantaggio che ha consentito loro di presentare un’offerta palesemente anomala per aggiudicarsi l’appalto”, spiegano i finanzieri.

“Inspiegabilmente però - si evidenzia nella nota delle Fiamme Gialle - i vertici di ASST Pavia (Direttore e Responsabile unico del procedimento), pur consapevoli della palese anomalia dell’offerta e dell’illiceità del ricorso alla manodopera volontaria, aggiudicavano ugualmente l’appalto alla cooperativa e, successivamente, a fronte delle numerose violazioni contrattuali acclarate già durante il periodo di prova, omettevano di procedere alla doverosa revoca dell’aggiudicazione stessa, consentendo alla vincitrice di ottenere un illecito profitto”.

Molte sono state le violazioni contrattuali e sanitarie di cui la cooperativa pesarese si è resa responsabile: “ritardi e disservizi sin dai primi mesi dell’aggiudicazione dell’appalto, mancanza di luoghi attrezzati in cui ricoverare i propri mezzi, lasciando le ambulanze a fine turno parcheggiate sulla pubblica via, e soprattutto, rendendo impossibile effettuare non solo la regolare sanificazione dei veicoli ma anche la stessa pulizia delle ambulanze al termine del trasporto di ogni paziente. In tal modo il servizio veniva espletato, nel pieno della pandemia in corso, in condizioni igienicamente precarie e pregiudizievoli per la salute degli ammalati, in spregio alle più elementari norme sanitarie imposte dalla normativa anti Covid-19”.

La cooperativa indagata è parte di un consorzio più ampio con sede a Messina nel quale sono presenti altre cooperative operanti nel settore del trasporto sanitario.

18 marzo 2021
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