Si è conclusa la peregrinazione della bambina di 11 anni nata con Hiv che, dopo 35 dinieghi di accoglienza, compreso quello della scuola media S.G. Bosco a causa di un improbabile esubero, è stata finalmente accettata da un istituto scolastico. Spiega il presidente di Nps Italia onlus, Margherita Errico: “La nostra associazione, e la sezione Campania in particolare, è intervenuta immediatamente per agevolare la risoluzione del caso, purtroppo non isolato, nel migliore dei modi e nella massima tutela della bambina e della sua stessa famiglia adottiva che ha dimostrato grande coraggio e intraprendenza”.
Come sono andate le cose? Un Pubblico Ministero della Procura minorile ha suggerito di far istruire la bambina a casa, e così anche gli uffici scolastici regionali e provinciali. Una soluzione inaudita e illegale in virtù della legge 135/90, che all’articolo 5, comma 5, recita: “L'accertata infezione da HIV non può costituire motivo di discriminazione, in particolare per l'iscrizione alla scuola, per lo svolgimento di attività sportive, per l'accesso o il mantenimento di posti di lavoro”.
Continua Margherita Errico: “Gli organi sopra menzionati hanno dimostrato una grave ignoranza della legge che dovrebbero conoscere bene, e soprattutto della 135/90, esistente e tuttora valida, la cui applicazione avrebbe evitato un’inutile sofferenza a una bambina che si è vista costretta a iniziare l’anno scolastico il 3 novembre e ai genitori che hanno dovuto barcamenarsi in lunghe trafile burocratiche”. E ancora: “Non esiste alcuna circolare ministeriale che abbia forza di legge maggiore rispetto alla legge succitata per cui ciò che da sempre Nps Italia onlus chiede è che la 135/90 venga rispettata e applicata”.
Un’ottima legge, prodotta negli anni dell’emergenza dell’Hiv in Italia, che rappresenta uno dei pochi, buoni esempi di tutela delle persone con Hiv in Italia; e il fatto che oggi, a distanza di 25 anni, non venga applicata perché non conosciuta è intollerabile.
“Per come sono andati i fatti siamo tornati indietro di 30 anni; i casi di discriminazione nell’accesso alla scuola, allo sport e al lavoro delle persone con Hiv raccolti da Nps Italia onlus in questi anni ce lo dimostrano continuamente. Il problema di fondo è che nel nostro Paese la legge prevede che la persona discriminata, per poter vedere applicati i propri diritti, dovrebbe fare una denuncia nominale del fatto discriminatorio ma, in nome della tutela della privacy e della conseguente paura di essere stigmatizzati, troppo spesso le persone con Hiv vedono calpestati i propri diritti. È necessario che tutta la società si responsabilizzi attraverso la conoscenza dei propri doveri, liberando le persone con Hiv dal peso di uno stigma che non dovremo ormai più portare”.