Bambina con Hiv discriminata nell’accesso a scuola e nella casa famiglia. Errico (Nps): “Tornati indietro di 30 anni”

Bambina con Hiv discriminata nell’accesso a scuola e nella casa famiglia. Errico (Nps): “Tornati indietro di 30 anni”

Bambina con Hiv discriminata nell’accesso a scuola e nella casa famiglia. Errico (Nps): “Tornati indietro di 30 anni”
Così la presidente di Nps Italia Onlus commenta la vicenda della bambina di 11 di Teverola, accettata da un istituto scolastico dopo 35 dinieghi di accoglienza. "Il problema di fondo è che la legge prevede che la persona discriminata, per poter vedere applicati i propri diritti, dovrebbe fare una denuncia nominale del fatto discriminatorio ma, per la paura di essere stigmatizzati, troppo spesso le persone con Hiv vedono calpestati i propri diritti".

Si è conclusa la peregrinazione della bambina di 11 anni nata con Hiv che, dopo 35 dinieghi di accoglienza, compreso quello della scuola media S.G. Bosco a causa di un improbabile esubero, è stata finalmente accettata da un istituto scolastico. Spiega il presidente di Nps Italia onlus, Margherita Errico: “La nostra associazione, e la sezione Campania in particolare, è intervenuta immediatamente per agevolare la risoluzione del caso, purtroppo non isolato, nel migliore dei modi e nella massima tutela della bambina e della sua stessa famiglia adottiva che ha dimostrato grande coraggio e intraprendenza”.
 
Come sono andate le cose? Un Pubblico Ministero della Procura minorile ha suggerito di far istruire la bambina a casa, e così anche gli uffici scolastici regionali e provinciali. Una soluzione inaudita e illegale in virtù della legge 135/90, che all’articolo 5, comma 5, recita: “L'accertata infezione da HIV non può costituire motivo di discriminazione, in particolare per l'iscrizione alla scuola, per lo svolgimento di attività sportive, per l'accesso o il mantenimento di posti di lavoro”.
 
Continua Margherita Errico: “Gli organi sopra menzionati hanno dimostrato una grave ignoranza della legge che dovrebbero conoscere bene, e soprattutto della 135/90, esistente e tuttora valida, la cui applicazione avrebbe evitato un’inutile sofferenza a una bambina che si è vista costretta a iniziare l’anno scolastico il 3 novembre e ai genitori che hanno dovuto barcamenarsi in lunghe trafile burocratiche”. E ancora: “Non esiste alcuna circolare ministeriale che abbia forza di legge maggiore rispetto alla legge succitata per cui ciò che da sempre Nps Italia onlus chiede è che la 135/90 venga rispettata e applicata”.

Un’ottima legge, prodotta negli anni dell’emergenza dell’Hiv in Italia, che rappresenta uno dei pochi, buoni esempi di tutela delle persone con Hiv in Italia; e il fatto che oggi, a distanza di 25 anni, non venga applicata perché non conosciuta è intollerabile.

“Per come sono andati i fatti siamo tornati indietro di 30 anni; i casi di discriminazione nell’accesso alla scuola, allo sport e al lavoro delle persone con Hiv raccolti da Nps Italia onlus in questi anni ce lo dimostrano continuamente. Il problema di fondo è che nel nostro Paese la legge prevede che la persona discriminata, per poter vedere applicati i propri diritti, dovrebbe fare una denuncia nominale del fatto discriminatorio ma, in nome della tutela della privacy e della conseguente paura di essere stigmatizzati, troppo spesso le persone con Hiv vedono calpestati i propri diritti. È necessario che tutta la società si responsabilizzi attraverso la conoscenza dei propri doveri, liberando le persone con Hiv dal peso di uno stigma che non dovremo ormai più portare”.

19 Novembre 2015

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