Dislessia. Ido: “Tutti i bambini possono migliorare. Da loro errori molte informazioni”

Dislessia. Ido: “Tutti i bambini possono migliorare. Da loro errori molte informazioni”

Dislessia. Ido: “Tutti i bambini possono migliorare. Da loro errori molte informazioni”
È quanto spiegano gli esperti dell’Istituto di ortofonologia. Un corretto approccio terapeutico “deve prevedere un intervento in ambito psicologico e un intervento in ambito specialistico e didattico”. Il tema sarà trattato sabato prossimo nel corso del XV convegno nazionale dell’Ido sulle dislessie.

“Per sviluppare una diagnosi di dislessia deve essere compromessa la tecnica di lettura. Per soddisfare questa diagnosi sono alterate sia la correttezza, che la velocità, ma la qualità dell’errore commesso ci dà molte informazioni sul funzionamento alterato che ha determinato l’errore”. Lo ha spiegato la logopedista Francesca Sgueglia, del servizio di valutazione dell’Istituto di ortofonologia (Ido), che sabato tratterà il tema "L’interpretazione degli errori. Gli strumenti compensativi in una dimensione qualitativa", al XV convegno nazionale dell’Ido sulle dislessie, in programma a Roma presso l’Istituto Regina Elena.

“Una prova standardizzata di lettura – ha proseguito la logopedista – prevede che un bambino legga 297 sillabe in un minuto e venti secondi. Un tempo che può estendersi, rimanendo nella norma, fino a due minuti e quarantacinque secondi”. “Un bambino di quarta elementare con un Disturbo specifico dell’apprendimento (Dsa) severo – ha illustrato Sgueglia – legge 147 sillabe in due minuti e quarantacinque secondi, dunque 8 righe nel tempo massimo consentito”. Questo accade per motivi diversi e anche perché ci sono dei bambini “molto ansiosi che pur di non fare errori rallentano talmente l’atto di decodifica che leggono lettera per lettera. La correttezza sarà buona – ha aggiunto Sgueglia – ma destrutturano la morfologia della parola. Inoltre, una lettura sillabata gli renderà molto complessa la comprensione del testo”.

Nei casi clinici, secondo l’esperta, c’è una caratteristica comune: “Sviluppo intellettivo nella norma ed elevati livelli d’ansia. Tutti i bambini hanno un disturbo iperansioso”. Per questo motivo, un corretto approccio terapeutico “deve prevedere un intervento in ambito psicologico e un intervento in ambito specialistico e didattico, in modo da creare un contesto motivante in cui il bambino possa sperimentare le proprie capacità e riconoscere i propri limiti favorendo l’autonomia organizzativa”. Si deve lavorare “in modo intenso sulla consapevolezza dell’errore – ha spiegato la logopedista – il bambino l’errore lo deve conoscere per poterlo riconoscere fino al raggiungimento di una capacità di autocorrezione: questo è uno dei principali obiettivi nei Dsa e in particolare nei disortografici”.

Gli strumenti compensativi e dispensativi “devono essere appropriati al livello scolastico e alle capacità del bambino. Bisogna garantire il massimo rendimento concettuale-contenutistico e non penalizzarli sul piano didattico. Se questi strumenti (pc, registratore, audiolibri) – ha sottolineato Sgueglia – vengono applicati a tutti e troppo presto il soggetto non migliorerà nell’atto della letto-scrittura. Nei Dsa, invece, tutti i bambini possono migliorare e si può arrivare ad un ottimo livello di compensazione, ma ci vuole prudenza nell’attivazione di tali misure. Se si dà tutto a tutti in modo indiscriminato creeremo una società di analfabeti e dislessici”.
I docenti dovranno quindi “essere formati – ha concluso la logopedista dell’équipe di specialisti dell’IdO – per poter comprendere da dove ha origine quello specifico disturbo dell’apprendimento di quel bambino e come deve essere definito un piano didattico personalizzato”.

Al convegno verranno presentati anche i risultati di uno studio dell’IdO relativo a un nuovo filone di ricerca che riguarda i disturbi di apprendimento e le relazioni parentali, cercando di comprendere perché i bambini con Dsa non raggiungono quelle autonomie di base che precedono la scolarizzazione.
 

17 Gennaio 2013

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