Dispositivi medici non sterili in 16 ospedali. Denunciati 7 imprenditori

Dispositivi medici non sterili in 16 ospedali. Denunciati 7 imprenditori

Dispositivi medici non sterili in 16 ospedali. Denunciati 7 imprenditori
L’indagine è partita lo scorso novembre da Belluno e si è poi estesa ad altre strutture del territorio nazionale che venivano rifornite dalla stessa azienda, con sede a Reggio Emilia. In totale la Guardia di Finanza ha sequestrato 234 contenitori per la sterilizzazione di strumenti chirurgici, tutti prodotti in Turchia, ma privi di marcatura Ce e non chiusi ermeticamente. In alcuni  casi c’erano anche parti ossidate o corrose.

La Guardia di Finanza di Belluno ha chiuso oggi l’indagine che ha portato a 21 perquisizioni, di cui 16 presso strutture ospedaliere e Aziende Sanitarie Locali, al sequestro di 234 contenitori non a norma usati in sala operatoria e alla denuncia, per il reato di frode nelle pubbliche forniture, di 7 persone titolari delle ditte con sede in Reggio Emilia, Padova, Bologna, Fermo e Roma che hanno fornito in appalto i materiali difettosi alle strutture ospedaliere ed un rappresentante di commercio.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Belluno, è stata avviata a novembre scorso a seguito di una segnalazione dell’ospedale “San Martino” di Belluno. La direzione medica del nosocomio, infatti, aveva rilevato presso un gruppo operatorio che alcuni contenitori per la sterilizzazione non avevano il marchio “CE” e non si chiudevano ermeticamente, come previsto.
Le Fiamme Gialle bellunesi, a poche ore dalla segnalazione dell’ospedale, avevano già individuato l’azienda che riforniva la struttura, di Reggio Emilia, e ne bloccava una partita degli stessi prodotti privi della marcatura “CE”. I prodotti erano tutti di provenienza turca dei contenitori. Ma l’ospedale bellunese non era l’unico rifornito con quel materiale.
L’indagine, sviluppata nelle province di Belluno, Padova, Milano, Mantova, Pavia, Lodi, Pordenone, Bologna, Reggio Emilia, Forlì-Cesena, Fermo, Ancona, Macerata, Lucca, Massa Carrara, e Roma, ha evidenziato che solo il 5% dei contenitori esaminati riportava la regolare marcatura, mentre la restante merce commercializzata non era conforme alla normativa del Ministero della Salute.
In alcuni casi sui contenitori sequestrati sono state rilevate gravi anomalie, come l’inefficiente chiusura ermetica e la presenza di parti ossidate o corrose. Con “evidenti possibili conseguenze”, osserva la Guardia di Finanza in un comunicato stampa che raccoglie i dettagli dell’indagine, in cui cita “il pericolo di contaminazione ed infezioni per i pazienti e per il personale sanitario giornalmente a contatto con strumentazione chirurgica non sterilizzata a causa dei contenitori non a norma e mal funzionanti”.
 

 

21 Marzo 2011

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