Farmaci antifame. Associazione persone obese ricorre a Tar contro decreto che proibisce 4 sostanze

Farmaci antifame. Associazione persone obese ricorre a Tar contro decreto che proibisce 4 sostanze

Farmaci antifame. Associazione persone obese ricorre a Tar contro decreto che proibisce 4 sostanze
Il ministero della Salute ne ha proibito produzione, prescrizione e vendita perché ritenute stupefacenti. Ma il Comitato per la difesa dei diritti delle persone affette da obesità (Cido) chiede l'annullamento del decreto e si unisce ai medici che hanno presentato ricorso al Tar.

Il Comitato per la difesa dei diritti delle persone affette da obesità e disturbi alimentari, Cido, parteciperà, accanto ad alcuni medici , al ricorso promosso contro il ministro della Salute  dinanzi al Tar del Lazio. La controversia ha l'obiettivo di ottenere l'annullamento del decreto del ministro della Salute dello scorso 2 agosto con il quale quattro sostanze – i cosiddetti "antifame" – tra cui la Fendimetrazina, sono stati classificati come stupefacenti e dei quali è stata quindi proibita la produzione, prescrizione e vendita in Italia. Si tratta, secondo quanto reso noto dal Cido in un suo comunicato, di "sostanze utilizzate da decenni e con ottimi risultati per la preparazione di medicinali galenici efficaci nella cura di pazienti affetti da obesità".
La decisione del Cido che ha portato il Comitato – assistito dai propri legali – ad aderire alla posizione dei medici ricorrenti contro il ministero della Salute, è stata presa poiché il decreto ministeriale del 2 giugno è stato ritenuto "profondamente illegittimo", soprattutto perché  "dall'oggi al domani, ha eliminato dai piani di cura di migliaia di pazienti degli importantissimi presidi terapeutici, e ciò senza nemmeno valutare l'impatto che una tale decisione avrebbe avuto su quei soggetti che avevano trattamenti in corso, nonché i danni che gli stessi avrebbero subito a seguito di una loro brusca interruzione".
Nella sua nota il Cido definisce "del tutto infondate ed eccessivamente allarmistiche" le motivazioni in base alle quali il ministero avrebbe proibito la commercializzazione dei medicinali contenenti le sostanze "antifame". Si trattarebbe infatti solo di "casi di abuso degli stessi, in quanto assunti in combinazione con altre sostanze se non addirittura con droghe, al di fuori di qualsiasi consapevole controllo medico".
Questa decisione – si afferma ancora nel comunicato del Cido – fa temere che "ci si trovi di fronte all'ennesima forma di discriminazione contro le persone affette da obesità". Il ministero con il suo provvedimento avrebbe finito in sostanza col paragonare "persone malate a consumatori di stupefacenti". E, inoltre, avrebbe via via tolto "tutte le possibilità di cura di questa sempre più dilagante patologia (che tuttavia non è riconosciuta come tale)". Insomma, si legge ancora: "il problema resta sempre il medesimo: se l'obesità non è una malattia, per definizione sono superflui, inutili e ovviamente dannosi i medicinali predisposti per la sua cura. Ma così non è e non deve essere".
La nota del Cido si chiude confidando nell'accoglimento del ricorso da parte dei giudici del Tar – "così da consentire a migliaia di pazienti in Italia di poter tornare a curarsi" – e ricorda che l'udienza cautelare è stata fissata per il prossimo 26 ottobre.
 

20 Ottobre 2011

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