Farmaci: con più generici si spende di meno

Farmaci: con più generici si spende di meno

Farmaci: con più generici si spende di meno
Promuovere il farmaco generico per facilitare l’accesso della popolazione ai medicinali e, al contempo, contenere la spesa pubblica: questo il tema della sedicesima conferenza annuale dei produttori di generici europei. Nel corso della quale Giorgio Foresti, presidente di Assogenerici, ha criticato le misure della manovra economica recentemente adottate dal Governo italiano

I numeri ci sono: un giro d’affari di circa 30 miliardi di euro, 150 mila addetti che salgono a quasi il triplo considerando anche il settore dell’indotto. E i farmaci generici, sono ormai arrivati in alcuni Paesi Ue a rappresentare il 50% delle prescrizioni farmaceutiche, con prezzi che oscillano tra il 30 e il 90% in meno rispetto alle specialità originatrici. Il loro contributo al contenimento della spesa parrebbe, dunque, del tutto pacifico. Eppure la realtà del settore è assai più problematica. Lo ha sottolineato Didier Barret, presidente dell’Ega, l’Associazione che raggruppa le aziende produttrici europee, nell’aprire oggi a Roma i lavori della sedicesima conferenza annuale della stessa Ega.
Che, non a caso, è stata dedicata proprio al ruolo che i generici posso svolgere nell’assicurare sia un migliore e più ampio accesso ai farmaci alla popolazione del Vecchio Continente, sia la sostenibilità dei sistemi sanitari.
Un tema di strettissima attualità, alla luce della manovra economica appena licenziata dal Governo italiano. Una manovra che, a giudizio di Giorgio Foresti, presidente di Assogenerici, l’Associazione nazionale dei produttori, appare “miope” e priva “di qualunque misura atta a promuovere il mercato dei generici”. Che, al contrario, potrebbero fare molto per i conti pubblici. Foresti a questo proposito ha citato alcune stime dell’Agenzia italiana del farmaco secondo le quali l’immissione in commercio di nuovi generici, nel 2010, dovrebbe produrre risparmi per circa 150 milioni di euro.
Le scelte governative, finora, ha ancora aggiunto Foresti, hanno sempre puntato su risultati di breve periodo come quelli ottenibili dal taglio dei prezzi. Una visione di medio-lungo periodo, invece, incentivando il numero di generici sul mercato, produrrebbe inevitabilmente una diminuzione dei prezzi, consentendo ai cittadini un più ampio accesso a cure meno costose. Un doppio risultato virtuoso, insomma, che però appare impossibile da raggiungere con la manovra appena varata dal Governo che mette “davvero a rischio” il settore produttivo.
Il giudizio complessivo espresso da Foresti sulla manovra è dunque negativo. Anche se, l’intervento di Mario Alberto di Nezza, capo di Gabinetto del ministero della Salute ha lasciato intravedere qualche apertura: di Nezza, infatti, ha ribadito la piena disponibilità del ministero ad ascoltare ed eventualmente riportare nel dibattito per la conversione in legge del decreto legge 78 (quello della manovra) le proposte delle parti interessate, in particolare quelle del settore farmaceutico.
Un’opportunità per migliorare e correggere “misure che sono apparse comunque indispensabili”, alla quale si sono riferiti anche alcuni dei partecipanti alla tavola rotonda che ha visto riuniti, Guido Rasi, direttore generale dell’Aifa, Cesare Cursi, presidente della Commissione industria, commercio e turismo del Senato, Paolo Ruta, coordinatore del Tavolo sulla farmaceutica per il ministero dello Sviluppo economico, Loredano Giorni, responsabile del settore farmaceutico della Regione Toscana, Fulvio Moirano, direttore dell’Agenas, l’Agenzia per i servizi sanitari regionali, e Andrea Pezzoli, in rappresentanza dell’Antitrust, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato.
Quasi tutti “poco entusiasti” – come ha affermato Moirano – dei contenuti della manovra che, per quanto necessaria a garantire il difficile equilibrio tra sviluppo e spesa pubblica – citato da Ruta – è stata considerata “rivedibile”. Tra i primi a ricordarlo, Rasi: “C’è la chiara volontà del Governo di “limare” i punti più controversi” ha affermato, e tra questi le norme sui generici che appaiono “uno strumento serio per affrontare il problema della spesa farmaceutica”. In quanto tali, però, non devono – lo ha ribadito Pezzoli – essere presi in considerazione solo come un mezzo per “calmierare” il mercato.
Una ragione di più, dunque, secondo Foresti, per ridare slancio al settore dei generici che “meriterebbero di raggiungere lo stesso livello di diffusione registrato nel resto d’Europa dove, nonostante i molti ostacoli ancora esistenti, danno un reale e concreto contributo alla riduzione della spesa farmaceutica”.

03 Giugno 2010

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