I medici, insieme ad avvocati, notai, commercialisti, medici, architetti e ingegneri, sono professionisti “fiscalmente pericolosi”. Li definisce così la Guardia di Finanza, che dopo analisi, approfondimenti e l’incrocio di informazioni ricavate dall’azione di intelligence, dal controllo economico del territorio, dalle banche dati e dai lavori a progetto del Nucleo Speciale Entrate della GdF ha individuato le professioni a più alto rischio di evasione, su cui ora si stanno svolgendo controlli a tappeto.
“E i risultati sin qui ottenuti – afferma una nota della Guardia di Finanza – confermano la validità dei metodi di selezione adottati che valorizzano l’approccio operativo trasversale delle Fiamme Gialle, ossia l’inquadramento di ogni fatto indagato sotto tutti i possibili profili di illegalità, amministrativa o penale”.
È infatti un vero e proprio “tesoretto” quello scoperto dalle Fiamme Gialle: 189 milioni di euro di redditi nascosti al fisco a cui si aggiungono 32 milioni di Iva non dichiarata.
Tra i casi più eclatanti, quelli di un avvocato e di un commercialista scoperti dai finanzieri di Brescia che avevano nascosto al Fisco compensi per oltre 1 milione di euro ciascuno. Dichiarava al fisco solo 10 euro di ricavi il medico scoperto dalle Fiamme Gialle di Terni a bordo di una grossa Mercedes da 65mila euro. Ed è stato proprio il troppo lusso ad incastrarlo: i finanzieri gli hanno ricostruito oltre 320mila euro di ricavi sottratti alle casse dello Stato.
Un avvocato della provincia di Chieti ha convinto i clienti ad investire i propri risparmi in acquisti di immobili in aste giudiziali la cui successiva rivendita avrebbe dovuto fruttare guadagni dal 5 al 20%. I soldi però – in tutto, 7 milioni di euro – una volta intascati dall’avvocato finivano direttamente nei suoi conti bancari, o in quelli intestati al nipote, che per questo è accusato di riciclaggio.
A Cremona, durante un controllo a un revisore contabile, le Fiamme Gialle gli hanno trovato documenti compromettenti, prove schiaccianti dell’evasione fiscale. Lui, vistosi con le spalle al muro e convinto di non essere notato, ha cercato di riprenderseli, frugando direttamente nella valigetta dei finanzieri dove la contabilità “parallela” era stata riposta. Un azzardo che è costato all’uomo una denuncia per violazione della pubblica custodia di cose.
Si appropriava, invece, delle somme che gli erano state affidate dagli inquilini, un amministratore di condominio individuato dalla Guardia di Finanza di Bologna: 276mila euro in tutto, cui si aggiungono anche compensi non dichiarati per oltre 400mila euro. Sempre in Emilia Romagna, stavolta a Modena, i finanzieri hanno scoperto che un avvocato, oltre a non dichiarare ricavi per circa un milione di euro, aveva anche “dimenticato” di adempiere agli obblighi previsti dalla legge antiriciclaggio, ossia di istituire l’Archivio informatico e di identificare la clientela.
Superano infine il milione di euro i compensi non dichiarati da un notaio (1,4 milioni di euro), da un ingegnere (1,3 milioni di euro) e da un architetto (1,1 milioni di euro) scoperti rispettivamente dalla GdF di Napoli, Caserta e Ascoli Piceno.