Gallarate. Truffa per appalti servizio di manutenzione delle apparecchiature elettromedicali. Arrestati dipendenti e manager

Gallarate. Truffa per appalti servizio di manutenzione delle apparecchiature elettromedicali. Arrestati dipendenti e manager

Gallarate. Truffa per appalti servizio di manutenzione delle apparecchiature elettromedicali. Arrestati dipendenti e manager
Le fiamme gialle del centro in provincia di Varese hanno denunciato, a vario titolo, due funzionari e quattro dirigenti. Svelato “ un illecito e fraudolento sistema di gestione delle procedure di appalto e di affidamento”. Effettuato il “sequestro preventivo per equivalente" di 2.547.475,84 euro".

Due dipendenti pubblici che si occupano di appalti e quattro tra presidenti e dirigenti d'azienda, denunciati, a vario titolo, per abuso d'ufficio, turbata libertà degli incanti, truffa aggravata ai danni di Ente pubblico e subappalto non autorizzato di opera pubblica. Si è conclusa così l’operazione "Clean hospital" della Guardia di Finanza di Gallarate (Varese) che ha scoperchiato "un illecito e fraudolento sistema di gestione delle procedure di appalto e di affidamento del 'servizio di manutenzione delle apparecchiature elettromedicali' dell'azienda ospedaliera di Gallarate”.

L’indagine coordinata dalla Procura di Busto Arsizio ha svelato che sarebbe stato "consentito dal 2005 ad oggi di garantire sempre alla medesima società (anche a mezzo di interposizione fittizia di altra società costituita appositamente) l'affidamento dello specifico servizio". Le fiamme gialle hanno proceduto "al sequestro preventivo per equivalente" di 2.547.475,84 euro", cifra ricavata del presunto illecito.

L’indagine ha evidenziato che “attraverso la fraudolenta maggiorazione del valore dei beni elettromedicali oggetto della convenzione" sarebbero stati tratti "ingiustificati proventi maggiorati rispetto all'effettivo valore del servizio realmente effettuato, con conseguente danno economico, sia per l'azienda ospedaliera appaltante, sia per l'intero sistema sanitario regionale". In particolare sarebbe stato accertato che a fronte di un valore dei beni pari a 15,5 milioni di euro, venivano fatti confluire nell'appalto, a seguito di una sovrastima, un valore pari a 36 milioni di euro, il doppio del valore contabile effettivo, generando così anche il raddoppio del relativo canone di appalto a carico delle finanze pubbliche.

17 Luglio 2015

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