Gli scienziati danesi sono i più felici. Italia al 13° posto

Gli scienziati danesi sono i più felici. Italia al 13° posto

Gli scienziati danesi sono i più felici. Italia al 13° posto
Un’indagine della rivista Nature ha cercato di capire cosa renda un ricercatore soddisfatto. Tre sono gli elementi chiave: una buona guida, un buono stipendio, indipendenza.

La Danimarca è il Paese in cui gli scienziati sono più soddisfatti. I Paesi Bassi e la Svizzera sono al secondo e al terzo posto.  Il Giappone, con il 16° posto, è invece quello in cui i ricercatori sono i più frustrati, seguito da Cina ed India. E poi, al 13° posto, c’è l’Italia, a pari merito con la Francia.
 
La classifica è stata stilata dalla rivista Nature su oltre 10.500 scienziati. E se l’Asia appare la meta meno desiderabile, sembra però che proprio in India e Cina si sia vissuto negli ultimi anni il più significativo aumento di soddisfazione da parte dei ricercatori. A differenza di quanto avvenga nel resto del mondo. A passarsela un po’ meglio sono gli Stati Uniti e Australia.

Nature ha confrontato i risultati della sua indagine con i dati del cosiddetto “indice di felicità”, che misura il livello soggettivo di felicità dichiarato dagli abitanti di 146 Paesi, per scoprire la correlazione tra la felicità del ricercatore in quanto professionista rispetto alla sua felicità in qualità di cittadino di quel Paese. Molte delle posizioni nelle due classifiche sono apparse chiaramente correlate: la Danimarca, per esempio, non ha solo gli scienziati più felici, ma in generale anche i cittadini. In Francia, al contrario, i ricercatori sembrano più felici del resto della popolazione.
 
Ma quali sono i fattori che influiscono di più sul grado di soddisfazione professionale? Al primo posto c’è il fatto di avere un capo e dei collaboratori su cui contare. E poi l’indipendenza, ma anche lo stipendio. Su questo ultimo fatto, però, l’indagine mette in luce forti discrepanze tra i compensi percepiti dagli uomini e quelli percepiti dalle donne, che guadagnano in media tra il 18 e il 40% in meno.
 

29 Giugno 2010

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