Hiv. Le associazioni: “più attenzione ai diritti”

Hiv. Le associazioni: “più attenzione ai diritti”

Hiv. Le associazioni: “più attenzione ai diritti”
Si è aperta ieri a Firenze la terza edizione dell’Italian Conference on Aids and Retrovirus. Le priorità delle associazioni: accesso alle terapie omogeneo e adeguato e al test anche per i minori; politiche di prevenzione per gli uomini che fanno sesso con uomini e altre popolazioni vulnerabili; accesso agli strumenti di riduzione del danno e dei rischi anche per la popolazione detenuta

Hiv è carceri. È con questo spinoso argomento che si è aperta ieri a Firenze la terza edizione di ICAR (Italian Conference on Aids and Retrovirus), che riunisce diverse realtà scientifiche in tema di assistenza, ricerca e sperimentazione clinica su Hiv/Aids.
La popolazione carceraria rappresenta uno dei segmenti a più alto rischio per la contrazione dell’infezione. Nonostante ciò nelle carceri italiane non sono previsti interventi di riduzione del danno e dei rischi in materia di trasmissione dell’Hiv, “ovvero non è prevista la disponibilità di preservativi e siringhe sterili” per l’uso iniettivo di droghe, hanno denunciato in una nota congiunta le associazioni Anlaids, Arcigay, Lila e Nadir che fanno parte del Community Liason sub-Committee di ICAR. “Ciò, nonostante, le indicazioni fornite dalle maggiori organizzazioni internazionali, che affermano come il diritto alla salute, e quindi alla prevenzione, sia un diritto umano che riguarda tutti i cittadini, anche quelli incarcerati”, hanno precisato.
“Abbiamo già sollecitato il governo italiano a seguire le indicazioni della Commissione Europea, dell’Onu e dell’Oms, riaffermate nell’ultima Conferenza mondiale a Vienna nel 2010, e contribuito ad aprire un dialogo su Hiv e carcere”, ha affermato Alessandra Cerioli, presidente della LILA, Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids. “Con la presenza del dottor Jürgens [Ralf Jürgens, consulente di diversi governi e organizzazioni internazionali in tema di Hiv/Aids, diritti umani e politiche di intervento. A lui è stata affidata la lettura di apertura dell’incontro, ndr.] intendiamo continuare a ribadire la necessità di seguire l’evidenza scientifica nella costruzione delle politiche di intervento in materia di Hiv/Aids e diritti umani, fra i quali c’è il diritto alla salute, anche fra i detenuti”.
Ma il rischio di Hiv in una popolazione fragile come quella carceraria è soltanto uno degli argomenti che animeranno l’incontro: i diritti umani, la prevenzione nelle popolazioni vulnerabili, l’accesso alle terapie e la necessità di tenere in considerazione innanzitutto l’evidenza scientifica nello strutturare le politiche di intervento saranno altri snodi importanti di ICAR2011.
“Tra i diritti non riconosciuti di popolazioni esposte al rischio di contagio alle quali non sono destinati interventi adeguati ci sono anche quelli dei minori”, ha affermato Fiore Crespi, presidente nazionale ANLAIDS. “La necessità di sviluppare un’adeguata strategia di prevenzione a loro rivolta si scontra spesso con l’attuale impossibilità per i minori di sottoporsi al test Hiv senza il consenso dei genitori”.
Anche per questa ragione l’accesso al test rimane una priorità. Un accesso, hanno precisato le associazioni, “inteso come garanzia di gratuità, riservatezza e offerta di counselling in tutti i servizi sanitari italiani, con particolare attenzione alla popolazione migrante e ai minori”.
Un maggiore impegno nella ricerca scientifica sul territorio italiano e lo sviluppo di strategie per l’applicazione delle innovazioni in ambito terapeutico che prestino maggiore attenzione alla persona e le sue esigenze è un’altra esigenza molto sentita e sottolineata da Arcigay. “Allo stesso tempo – ha aggiunto Rebecca Zini, responsabile salute ARCIGAY – ribadiamo la necessità di un impegno costante per l’elaborazione di strategie condivise per la promozione dei temi della salute all’interno di gruppi fino a oggi esclusi, e, tra questi, il gruppo degli msm [man who have sex with men]”.
Infine, ha concluso l’associazione Nadir, “contrastare «i feudi sanitari regionali», che rivedono, ridefiniscono e limitano le approvazioni dei farmaci antiretrovirali salvavita da parte dell’agenzia regolatoria nazionale, è una mission improcrastinabile per far sì che le persone che vivono con l’Hiv possano circolare liberamente sul territorio italiano e curarsi dove meglio ritengono opportuno”. 

28 Marzo 2011

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