Il Fascicolo sanitario elettronico all’ultima tappa, da domani ‘dovrebbe’ andare a pieno regime

Il Fascicolo sanitario elettronico all’ultima tappa, da domani ‘dovrebbe’ andare a pieno regime

Il Fascicolo sanitario elettronico all’ultima tappa, da domani ‘dovrebbe’ andare a pieno regime

Online i documenti sanitari, obbligo di aggiornamento tempestivo per ospedali e medici. Anche se in realtà, l'ultima rilevazione del ministero, fatta su dati Regionali tra luglio e settembre 2025, mostrava un sistema in cui ancora persistevano forti differenze tra Regioni

Il fascicolo sanitario elettronico si avvia a entrare pienamente a regime e rendere disponibile ai cittadini – e ai sanitari che li hanno in cura – un pacchetto di servizi per l’accesso all’assistenza sanitaria e i propri documenti sanitari, aggiornati in maniera tempestiva e con caratteristiche uniformi su tutto il territorio nazionale. È fissata per il 31 marzo 2026, infatti, la scadenza dell’ultima fase (la III) del cronoprogramma stilato dal ministero della Salute per la piena implementazione del Fse come ricorda l’Ansa.

In concreto la scadenza impone alle Regioni di dotare entro domani i fascicoli sanitari di tutti i contenuti previsti dalla legge: referti, verbali pronto soccorso, lettere di dimissione, profilo sanitario sintetico, prescrizioni specialistiche e farmaceutiche, cartelle cliniche, erogazione di farmaci, vaccinazioni, erogazione di prestazioni di assistenza specialistica, taccuino personale dell’assistito, dati delle tessere per i portatori di impianto, lettere di invito per screening, esenzioni. Per le strutture – pubbliche e private – scatta l’obbligo di rispettare stringenti criteri tecnologici (per esempio in merito alla tutela della privacy), ma anche di aggiornamento tempestivo dei dati (entro 5 giorni) dopo l’esecuzione di esami, visite o erogazioni di farmaci. Sempre entro domani i sistemi dovranno adeguarsi alle caratteristiche del Fascicolo Sanitario 2.0, in termini di caratteristiche tecniche, interoperabilità e possibilità di accesso da parte di strutture, professionisti sanitari e cittadini.

Con quest’ultima tappa dovrebbe dunque giungere a compimento un percorso iniziato – se si considerano le prime esperienze regionali – quasi 20 anni fa e che, dopo qualche passo falso – ha subito una forte accelerazione con il Pnrr. In realtà, l’ultima rilevazione del ministero, fatta su dati Regionali tra luglio e settembre 2025, mostrava un sistema in cui ancora persistevano forti differenze tra Regioni. Tra i medici di famiglia e i pediatri di libera, per esempio, il 95,2% dichiarava di aver effettuato almeno un’operazione nell’ultimo trimestre, con una forbice che va dall’86,9% del Friuli Venezia Giulia alla quasi totalità (il 99,9%) dell’Emilia-Romagna. Differenze più ampie nelle aziende sanitarie: erano abilitati al fascicolo sanitario elettronico l’88% degli operatori, con un nutrito gruppo di Regioni al 100% a fronte di valori più bassi in Calabria (41%), Abruzzo (54%) e Sicilia (57%).

Lontana anche la completezza del Fse: nessuna Regione offriva l’intero paniere di oltre 40 servizi e documenti previsti, con differenze abissali da una parte all’altra del Paese. Problematica anche l’adesione dei cittadini: a luglio appena il 27% dei cittadini aveva usato il fascicolo sanitario nei 3 mesi precedenti, con un massimo in Veneto (66%) e un minimo in Basilicata, Marche, Puglia e Sicilia (al 3%). Bassa anche la quota di cittadini che avevano fornito il consenso alla consultazione dei propri documenti. La media nazionale era il 44%, ma si andava dal 2% di Abruzzo e Calabria al 92% dell’Emilia-Romagna. 

30 Marzo 2026

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