“In viaggio al centro della mente”: al via focus e mostre itineranti per combattere la psicosi

“In viaggio al centro della mente”: al via focus e mostre itineranti per combattere la psicosi

“In viaggio al centro della mente”: al via focus e mostre itineranti per combattere la psicosi
L'iniziativa presentata oggi a Milano dalla Società italiana di psichiatria. Al centro dei lavori il paradosso di una malattia, la psicosi, che oggi si può curare con successo, anche restituendo il paziente alla vita sociale, ma che ancora è sotto diagnosticata e oggetto di troppi pregiudizi. Prima tappa Milano e poi altre nove città italiane.

 E’ trascorso quasi un decennio da quando l’OMS lanciava il monito a non sottovalutare le malattie psichiatriche perché, nel loro complesso, avrebbero scavalcato per diffusione quelli che ancora oggi chiamiamo i big killer, tanto che la disabilità causata dalla depressione, per fare un esempio, si dovrebbe collocare al secondo posto tra tutte le patologie entro il 2020. Una conferma viene dai dati ricordati nella conferenza inaugurale milanese di “In viaggio per la salute mentale” iniziativa di confronto e sensibilizzazione itinerante (toccherà 10 grandi città italiane di qui ad aprile) organizzata dalla Società Italiana di Psichiatria con il supporto della Jassen.  Sensibilizzazione quanto mai opportuna se, come ha spiegato Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento neuroscienze dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano, ancora oggi il principale ostacolo alla diagnosi e al trattamento precoce è ancora il timore di discriminazioni, lo stigma, e la sostanziale sfiducia nelle possibilità di trattamento delle malattie psichiche, in particolare delle psicosi. “ Calcolando una prevalenza del 2-2,5% delle psicosi “ ha detto Mencacci “ in un città come Milano ci sono 26-30.000 casi, eppure le persone in trattamento sono soltanto 11.000. E gli altri?”. Peraltro le psicosi hanno tutti i tratti della malattia moderna, per così dire: conoscono un’incidenza superiore nei grandi centri urbani, fino al 30% in più, per ragioni ambientali in senso ampio e sociali, come la più facile possibilità di accesso alle sostanze da abuso, in particolare gli stimolanti di sintesi. “Il nesso tra uso di sostanze e malattia mentale in particolare nei giovani è ben documentato. Nel corso della sua vita il paziente ha il cinquanta per cento di possibilità di entrare in contatto con queste droghe” ha detto il professor Massimo Clerici dell’Università degli Studi di Milano Bicocca “percentuale che sale al 60, per esempio, nel disturbo bipolare”. Uno studio nazionale condotto dallo stesso Clerici ha dimostrato che se in media il 4% dei pazienti seguiti dalle strutture ha un problema di questo genere, la percentuale sale al 40% in chi presenta un disturbo grave e al 24% nei pazienti affetti da schizofrenia.  I soggetti che presentano questa “doppia diagnosi” per uso di sostanze sono prevalentemente maschi (75%), celibi e di età inferiore ai 40 anni. L’alcool è la sostanza più utilizzata (in termini sia di abuso che di dipendenza). Rispetto all’abuso, l’alcool (25%) è seguito da cannabinoidi (11%) e cocaina (9%), per quanto riguarda la dipendenza, è seguito da oppioidi (10%) e cocaina (4.4%)”.

 

 

Le psicosi rappresentano dunque un fatto rilevante sul piano epidemiologico, per il quale però le prospettive terapeutiche sono tutt’altro che cupe. “La diagnosi precoce e il trattamento tempestivo, soprattutto nell’età adolescenziale, possono portare al recupero del paziente” ha sintetizzato Mencacci. Trattamento che oggi si avvale di farmaci meglio tollerati, che favoriscono l’aderenza alla terapia, di terapia relazionale ma anche di pratiche di riabilitazione “ed è forse questo il settore che ha subito l’evoluzione più profonda “ ha segnalato Rabboni, presidente della sezione lombarda della Società Italiana di Psichiatria e direttore del Dipartimento di salute mentale degli Ospedali Riuniti di Bergamo “ non soltanto per le modalità ma anche nelle finalità, e in questo senso possiamo parlare di una via italiana alla riabilitazione che ha una pari dignità rispetto a quella anglosassone. Oggi la riabilitazione non è più un percorso che si instaura dopo la cura, ma procede in parallelo a questa con un effetto sinergico. La cura e il recupero dei diritti di cittadinanza vanno di pari passo”. Ma non si esaurisce qui il cambiamento: oggi si parla di residenzialità leggera, concetto che riassume l’abbandono delle strutture che diventano il luogo di vita del paziente – quasi una dispersione sul territorio del manicomio, le ha definite Rabboni –  per passare a un sistema che aiuta e supporta il paziente là dove vive. Ma, soprattutto, oggi la riabilitazione è un percorso molto più breve rispetto al passato.

Naturalmente affrontare questa malattia richiede uno sforzo da parte della sanità pubblica non indifferente; in questo senso la Lombardia, come raccontato da Giorgio Cerati, direttore del Dipartimento di salute Mentale dell’Ospedale di Legnano, delegato alla conferenza dal direttore generale della Sanità lombarda Carlo Lucchina, ha dimostrato nell’ultimo decennio di sapersi adeguare al crescere delle necessità: gli interventi residenziali sono aumentati di oltre il 260%, le diverse forme di intervento sul territorio hanno mostrato una crescita dal 40 al 100% a seconda della tipologia. E un aumento delle prestazioni erogate significa ovviamente un aumento anche delle diagnosi e, in sostanza, dell’attenzione alla patologia. Ma non sempre è così, come ha ricordato il professor Federico Spandonaro, farmacoeconomista dell’Università di Roma Tor Vergata “In media in Italia i ricoveri per psicosi sono 30 per 100.000 abitanti, ma con una variabilità regionale molto ampia – da 7 a 67 per 100.000 – chiaramente non giustificata dall’epidemiologia. La stessa variabilità si presenta per la spesa farmaceutica legata alle psicosi, la cui media nazionale è pari a 5,3 euro a persona calcolando spesa territoriale e ospedaliera. Resta difficile, invece, stimare i costi della riabilitazione”. A livello internazionale, in definitiva, si calcola che il 60 % della spesa per la psichiatria nel suo complesso risalga alle psicosi, ma anche che nei paesi industrializzati la spesa per queste patologie conti per l’1-3% della spesa sanitaria totale. Ma è solo una parte dell’onere complessivo, visto che trascura aspetti come le conseguenze degli atti di autolesionismo o degli incidenti e i costi indiretti (inabilità al lavoro, oneri famigliari…).

 

Due le conclusioni che si possono trarre dalla giornata: anche in psichiatria la chiave per una migliore assistenza passa per il trasferimento della cura sul territorio, per quanto possibile, e su una maggiore consapevolezza della necessità che se si può curare, come in questo caso, lo si deve fare il prima possibile. E se si devono adeguare le strutture, altrettanto importante è adeguare la cultura prevalente. Un’azione che è riuscita nel caso di altre malattie, come quelle cardiovascolari, e che va ripetuta qui. Il 2020 è vicinissimo.

 

 

Allegato:

 

Parte integrante del Progetto “IN VIAGGIO”, è la Mostra Outsider Art curata dalla Professoressa Daniela Rosi, Direttrice dell’Osservatorio Nazionale di Outsider Art dell’Accademia di Belle Arti di Verona, studiosa del rapporto fra arte e malattia, sia in riferimento alle neuroscienze, che alla psichiatria. Con questa iniziativa si è voluto dare un palcoscenico di prestigio a quegli artisti che hanno poche occasioni di farsi conoscere, quasi sempre limitate e circoscritte ai luoghi dove vivono.

 

“La malattia è una dimensione dell’essere umano – ha dichiarato Daniela Rosi – e chi l’ha provata ha sicuramente un’esperienza in più da esprimere. Per la Mostra Outsider Art abbiamo cercato persone con un vissuto di malattie mentali, che avessero talento e che trovassero nell’espressione artistica un sistema di comunicazione prioritario. Per questo non sono stati scelti autori ‘estemporanei’, ma artisti che avessero una produzione importante con uno stile riconoscibile, anche se con un background formativo e culturale assai differente l’uno dall’altro. Nonostante ciò – continua Daniela Rosi – tutte le opere esposte hanno un elemento comune: suscitano reazioni forti e non possono lasciare il pubblico indifferente”.

 

La Mostra Outsider Art è aperta al pubblico secondo i seguenti orari: Giovedì 24 febbraio dalle 14.00 alle 19.00; venerdì 25 e sabato 26 dalle 9.00 alle 19.00.

Le prossime tappe del Tour “IN VIAGGIO” saranno le città di Genova (28 febbraio- 2 marzo), Torino (3-5 marzo), Treviso (10-12 marzo), Ancona (24-26 marzo), Roma (31 marzo – 2 aprile), Bari (7-9 aprile), Catanzaro (14-16 aprile), Palermo (19-21 aprile), Cremona (27-29 aprile).

 

 

 

24 Febbraio 2011

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