Presidente Pellegrini, perché la Stem?
Perché in un sistema federale aumenta la necessità di un impianto governato, affinché ciascuna Regione sappia se il proprio modus operandi è efficiente, congruo e compatibile con le risorse dell’intero sistema. Un sistema finanziato attraverso i costi standard e basato sulla responsabilità e la salvaguardia della garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni non può funzionare se anzitutto non si dispone di informazioni puntuali e tempestive sulla complessa organizzazione e sul funzionamento dei servizi sanitari nelle diverse Regioni.
In che modo la Stem favorirà tutto questo?
Essa è chiamata istituzionalmente a dare un contributo di carattere sistematico alla Conferenza Stato-Regioni, ai fini dell’analisi dei dati riguardanti l’organizzazione e il funzionamento dei servizi sanitari regionali e della relativa valutazione, sulla base di indicatori di efficienza, appropriatezza allocativa delle risorse e qualità delle prestazioni Si occuperà anche della valutazione dei Piani di rientro.
La Stem può e deve dare un contributo importante, favorendo il confronto fra le Regioni. Una importante sfida è proprio quella di promuovere più alti livelli di collaborazione tra le Regioni, favorendo il trasferimento di conoscenze attraverso il potenziamento delle partnership con quelle Regioni che hanno già affrontato e risolto specifiche problematiche e sviluppato esperienze e competenze qualificate. Far quindi capire alle Regioni in difficoltà che i piani di rientro sono una opportunità di cambiamento reale, che necessita di piena condivisione da parte di tutti gli attori, recuperando lo spirito della così detta “cabina di regia” emerso più volte in sede di Conferenza, come passo ulteriore per fare in modo che la collaborazione e la cooperazione siano ancora più cogenti ed incisive.
Fino ad oggi, non vi è stata una riflessione sulla funzione della valutazione, né tanto meno sulle differenze tra Regioni e forse si è avuto paura di sapere e conoscere le differenze. La Stem, essendo frutto di un accordo tra le Regioni e tra esse e lo Stato e non una imposizione centralista, ha la possibilità di affrontare compiutamente la questione e, forse, anche di superare le difficoltà che hanno impedito fino ad oggi di fare dei confronti e benchmark anche tra le Regioni virtuose.
Collaborerete anche con altri organismi?
Nelle norme istitutive della Stem vi è una specifica indicazione di carattere operativo che prevede che la stessa si avvalga, per lo svolgimento delle proprie funzioni, dell’Agenas e dell’Aifa. Si tratta di collaborazioni che vanno considerate essenziali per lo sviluppo di un programma di lavoro proficuo, ma che non escludono utili apporti anche da parte di altre Amministrazioni statali e regionali o di altri enti pubblici o privati che, con il tempo, potranno essere individuati.
Una seconda indicazione di carattere operativo riguarda i rapporti con il Tavolo di verifica degli adempimenti e con il Comitato permanente per la verifica dei Lea.
L’auspicio è che dal comune impegno dei tre Tavoli tecnici (Ministero dell’economia, Ministero della salute e Conferenza Stato-Regioni) possano svilupparsi sinergie tali da consentire la produzione di informazioni sempre più accurate ed attendibili per i decisori istituzionali, attraverso collaborative forme di partecipazione.
Come si articolerà, in pratica, l’attività della Stem?
Dal punto di vista più propriamente tecnico, sono tre fondamentalmente i settori di attività previsti dalle norme istitutive.
Il primo riguarda il monitoraggio, che deve avvenire sulla base di indicatori predeterminati quali indicatori del rispetto della programmazione nazionale (finanziamento pro capite e finanziamento/spesa percentuale per livello di assistenza); indicatori sui costi medi per gruppi di prestazioni omogenee (per esempio la spesa pro-capite per la farmaceutica e i costi medi e costi pro-capite dei ricoveri); standard dei posti letto ospedalieri, con possibilità di variazione per alcune Regioni con caratteristiche particolari, standard di appropriatezza, di efficacia e di efficienza, etc..
Il secondo settore di attività riguarda l’ipotesi di aggiornamento degli strumenti di valutazione e monitoraggio, da sottoporre alla approvazione della Conferenza Stato-Regioni, al fine di snellire e semplificare gli attuali adempimenti necessari per l’accesso al finanziamento integrativo del Servizio sanitario nazionale ed individuare un apposito set di indicatori per aree prioritarie di particolare rilevanza in materia di attuazione dei Lea, anche promuovendo le eventuali necessarie modifiche normative.
Il terzo settore riguarda la valutazione sia dei Piani di rientro che le Regioni sono tenute a presentare in caso di disavanzo sanitario pari o superiore al 5%, sia dei Piani di rientro per inadempienze diverse rispetto all’obbligo dell’equilibrio di bilancio sanitario, nonché il parere al Consiglio dei Ministri ai fini della diffida della Regione inadempiente.
Qualche preoccupazione?
Si, la mancanza di risorse umane e finanziarie per il funzionamento della Stem. A questo punto, è necessario uno sforzo congiunto sia da parte dei Ministeri che da parte delle Regioni, per individuare persone esperte da mandare in comando presso la Stem. Confido che ciò possa avvenire nel tempo più breve possibile e, in questo senso, ho ricevuto assicurazioni sia dai Ministri competenti che dalle Regioni.