La salute e la sentenza della Cassazione sulle coppie gay

La salute e la sentenza della Cassazione sulle coppie gay

La salute e la sentenza della Cassazione sulle coppie gay
Una delle ricadute della storica sentenza della Corte che ha sancito il diritto delle coppie omosessuali ad avere una “vita familiare” apre la via al riconoscimento del diritto ad assistere il compagno o la compagna malati e ad esercitare per suo conto le sue volontà

Ve li ricordate i DICO, ovvero “DIritti e doveri delle persone stabilmente COnviventi"? Era l’8 febbraio 2007 e, per iniziativa degli allori ministri Barbara Pollastrini (Pari Opportunità) e Rosy Bindi (Famiglia) del Governo Prodi, vedeva la luce un disegno di legge con quel nome nato con l’intento di trovare un accordo in Parlamento sull’annosa questione dei diritti delle coppie di fatto, omo ed eterosessuali.

Come è andata a finire lo sappiamo. Non se ne fece nulla. E ancora oggi milioni di italiani conviventi di ambo i sessi e di diverse preferenze sessuali vivono senza alcuna norma che li tuteli su tutti gli aspetti di una vita comune. Dall’eredità alla casa e anche alla salute.

I Dico normavano infatti anche quest’aspetto, prevedendo che ciascun convivente avrebbe potuto designare l'altro quale suo rappresentante: a) in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e volere, nei limiti previsti dalle disposizioni vigenti, per quanto attiene alle decisioni in materia di salute; b) in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie, nei limiti previsti dalle disposizioni vigenti. E la designazione è effettuata mediante atto scritto e autografo; in caso di impossibilità a redigerlo, viene formato un processo verbale alla presenza di tre testimoni, che lo sottoscrivono. Inoltre, in caso di assistenza o visite riservate ai soli familiari, come avviene di consueto in casi particolari negli ospedali, tali soggetti potranno superare questa barriera burocratica ed avere il diritto di farlo, questo perché nei peggiori dei casi si è visto negare la sua presenza al convivente da parte dei familiari e non è stato potuto evitare da parte dell'altro convivente ricoverato in quanto in stato di coma.

Come è chiaro stiamo parlando di aspetti molto importanti nella vita di persone che si vogliono bene e che spesso possono avere nel loro compagno/compagna l’unica persona in grado di assisterli in determinate circostanze. Con i Dico si era cercato di equiparare anche in questo campo coppie sposate e coppie conviventi.

Ora, con la sentenza di ieri della Corte di Cassazione, si è aperto uno spiraglio (o meglio un portale!) affinché le moltissime coppie italiane non sposate possano rivendicare quei diritti presso un qualsiasi tribunale italiano.

La sentenza, infatti, pur non riconoscendo il diritto alla trascrizione in Italia del matrimonio tra omosessuali contratto all’estero (era questo l'oggetto del contendere), perché non previsto dal nostro ordinamento, ha stabilito che la coppia omosessuale (e per implicito quindi anche quella etero non sposata) “è comunque titolare del diritto alla vita familiare come qualsiasi altra coppia coniugata formata da marito e moglie”. E che “quali titolari del diritto alla vita familiare e nell’esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni, segnatamente alla tutela di altri diritti fondamentali, possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza appunto di specifiche situazioni, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugate, in tale sede, eventualmente sollevare le conferenti eccezioni di illegittimità costituzionale delle disposizioni delle leggi vigenti”.

E’ evidente, come hanno già fatto notare molti osservatori, che adesso è assai probabile un fiorire di ricorsi davanti ai giudici per farsi riconoscere quel diritto alla “vita familiare” sancito dalla Cassazione.

E il Parlamento che farà? Temo nulla, lasciandosi scavalcare ancora una volta dalla magistratura e dall’iniziativa dei singoli cittadini per far valere i loro diritti.
 
Cesare Fassari

 

Cesare Fassari

16 Marzo 2012

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