Limiti reddituali e invalidi: sospesa circolare Inps che fissava nuove regole

Limiti reddituali e invalidi: sospesa circolare Inps che fissava nuove regole

Limiti reddituali e invalidi: sospesa circolare Inps che fissava nuove regole
Su sollecitazione del Ministro Fornero, l’Inps ha sospeso l’attuazione della sua Circolare 149/2012 che prevedeva di computare, ai fini della concessione della pensione, anche il reddito del coniuge e non più solamente quello del diretto interessato. Soddisfazione di sindacati e associazioni.

Marcia indietro dell'Inps e ritiro della circolare 149 del 28 dicembre, quel provvedimento cioè che ha creato scalpore nei giorni scorsi perché prevedeva che gli invalidi civili al 100%, per avere la pensione di invalidità, dovessero fare riferimento non più al reddito personale ma anche, a quello del coniuge.

Il direttore generale dell'Inps Mario Nori ha infatti diramato oggi un provvedimento dove si prevede che 'sia nella liquidazione dell’assegno ordinario mensile di invalidità civile parziale, sia per la pensione di inabilità civile si continuerà a far riferimento al reddito personale dell’invalido'.

Una decisione accolta con favore dalla Cgil, fa sapere la responsabile dell'ufficio politiche della disabilità, Nina Daita, "siamo soddisfatti del risultato raggiunto dopo le pressioni fatte nei giorni scorsi e l'ampia mobilitazione nei confronti di un provvedimento che si prefigurava come palesemente iniquo e vessatorio nei confronti del mondo della disabilità".
Soddisfatta  anche Cittadinanzattiva, che chiede all’Inps di attenersi alle sue competenze e sollecita l’ascolto delle associazioni dei cittadini.
“Bene il passo indietro fatto dall’Inps – commenta Tonino Aceti, responsabile del Coordinamento nazionale delle Associazioni dei malati cronici (CnAMC) di Cittadinanzattiva –  ma siamo preoccupati dalla evidente invasione di campo che l’Istituto pensionistico aveva attuato con la circolare, oggi ritirata anche a seguito dell’intervento del Ministro Fornero e della mobilitazione di sindacati ed associazioni contro il provvedimento”, che sarebbe scattato da quest’anno”.
 
“In assenza di tale dietrofront, anche l’Indirizzo politico fornito dal Parlamento con la legge di stabilità rispetto al supporto alla non autosufficienza sarebbe caduto nel vuoto: da una parte lo Stato avrebbe dato, dall’altro avrebbe tolto, con la conseguenza per i cittadini di non ricevere alcun sostegno – prosegue Aceti – Come Cittadinanzattiva chiediamo che l’Inps si attenga strettamente alle sue competenze e, al tempo stesso, che il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, nella sua annunciata attività di approfondimento della materia, tenga conto degli orientamenti già espressi sulla materia dalla Corte Costituzionale e colga l’occasione per approfondire, con il parere delle associazioni dei cittadini, dei pazienti e delle persone con disabilità, anche la Nota interna Inps del 20 settembre 2010 che rivede i requisiti per la concessione delle indennità di accompagnamento. Monitoreremo attentamente gli ulteriori sviluppi della vicenda stigmatizzando ulteriori decisione illegittime e penalizzanti i diritti dei cittadini”.
 
 
Positivo ma non troppo invece il giudizio della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap). “Da un lato questa sospensione elimina le diffuse legittime preoccupazioni di moltissime persone con disabilità. Ma dall’altro lato rimangono aperti numerosi interrogativi sull’immediato passato e sull’imminente futuro”.
 
“La Circolare Inps non ha fondamento giuridico. Nessuna norma ha modificato le precedenti disposizioni. Chi nel Governo ha autorizzato Inps a questa pesante restrizione? – si interroga Pietro Barbieri, Presidente della Fish – Se fosse stato il Ministero del Lavoro, la odierna indicazione di Elsa Fornero sarebbe inspiegabile. Negli ultimi anni il reale referente di Inps è stato il Ministero dell’Economia che si attendeva, ad esempio, da Inps brillanti risultati nella lotta ai falsi invalidi. Non sarà stato così anche in questo caso? L’impressione negativa che rimane, anche in questo caso, è che Inps costituisca un potere a sé che sfugge al formale controllo politico affidato al Ministero del Lavoro. Ma cosa accadrà ora? Dichiarazioni non smentite rimandano ad una successiva istruttoria sull’intera vicenda. Il timore è che, al di fuori del parere e dell’azione del Legislatore, la questione si risolva in un confronto condiviso fra Inps e Ministeri e che, per superare le disparità di trattamento fra invalidi coniugati e non, si ricorra all’applicazione di un indicatore reddituale familiare per tutti, ancora più devastante per l’impoverimento delle famiglie italiane”.
 
“Temiamo che rientri di sottecchi una tentazione già più volta espressa in questi anni e più volte rigettata dal Parlamento. – conclude Barbieri – L’unica soluzione è un intervento deciso delle Camere che bonifichi l’altalenante prassi amministrativa di questi ultimi anni, sempre più incerta e sempre più vessatoria nei confronti dei Cittadini, e che ponga l’azione di Inps sotto un più attento controllo di garanzia.”
 
Con la circolare n.149 del 28 dicembre 2012 l'INPS ha imposto pesanti limiti alle pensioni di invalidità. Coloro che, invalidi al 100%, percepiscono insieme al coniuge un reddito lordo annuo superiore a 16.127,30 euro, perderanno il diritto a percepire la pensione di invalidità. La disposizione non riguarda invece gli invalidi parziali, i sordi e i ciechi, per i quali il limite reddituale considerato continua ad essere quello personale.

14 Gennaio 2013

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