Saranno molti gli aspetti da chiarire sul decesso della piccola neonata in una casa maternità a Roma. La bimba sarebbe nata ma il suo cuore avrebbe smesso di battere poco dopo il parto. Questa la ricostruzione fornita dall’Ansa, che riferisce anche delle due ostetriche presenti al momento del parto indagate e del sequestro della struttura. Le indagini dovranno fare piena luce su cosa è accaduto ma anche verificare se la casa maternità rispettasse i requisiti e le linee guida previste per queste strutture e, in particolare, per i parti a domicilio.
In attesa che le indagini facciano chiarezza sul tragico evento, la Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica (Fnopo) e l’Ordine delle Ostetriche di Roma (Oporp) esprimono anzitutto il proprio cordoglio alla famiglia, ma sottolineano anche la necessità di evitare processi mediatici.
“L’ostetrica – ricordano la presidente Fnopo Silvia Vaccari e la presidente Oporp Iolanda Rinaldi – è una professionista sanitaria altamente qualificata, con formazione universitaria e competenze specifiche riconosciute dalle normative nazionali ed europee. È la figura di riferimento per la gravidanza fisiologica a basso rischio, per il parto a basso rischio ostetrico e per l’assistenza nel post partum. Il suo ruolo è quello di accompagnare le donne nei percorsi di fisiologia, garantendo monitoraggio costante, riconoscimento precoce di eventuali fattori di rischio e invio tempestivo ai livelli assistenziali più appropriati. È grazie a queste competenze che ogni giorno migliaia di ostetriche in Italia garantiscono sicurezza, continuità assistenziale e prossimità alle famiglie”.
Le case di maternità, si spiega nella nota, “sono strutture extra-ospedaliere dedicate all’assistenza alla gravidanza, al parto e al puerperio in condizioni di fisiologia e basso rischio. Rappresentano un ambiente familiare e accogliente, dove le donne possono vivere il parto in modo naturale, nel rispetto dei tempi e dei bisogni individuali, con la possibilità di essere affiancate dai propri familiari. In queste strutture l’ostetrica riveste un ruolo centrale”. È la professionista che “accoglie, accompagna e assiste la donna durante tutto il percorso, assicurando monitoraggio clinico, sostegno emotivo e capacità di individuare precocemente eventuali situazioni di rischio, per garantire la massima sicurezza”, sottolineano le presidenti Vaccari e Rinaldi.
“Attribuire all’ostetrica responsabilità generiche o alimentare sfiducia verso la professione, senza attendere le risultanze delle autorità competenti, non solo rappresenta un atto diffamatorio, ma rischia di danneggiare la salute pubblica minando la fiducia delle donne in una figura sanitaria essenziale – concludono le presidenti della Fnopo e Oporp -. La tutela della reputazione personale, istituzionale e familiare non è negoziabile. Perché la libertà di opinione è un diritto, ma non può mai trasformarsi in licenza di offendere o diffamare. Per nessuno!”.