Ospedali. Il 70% dei pazienti mangia male. E il ricovero si prolunga del 30/40%

Ospedali. Il 70% dei pazienti mangia male. E il ricovero si prolunga del 30/40%

Ospedali. Il 70% dei pazienti mangia male. E il ricovero si prolunga del 30/40%
E' il dato presentato dall'Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica in occasione del convegno "Nutrion and Metabolism" a Terni. " La malnutrizione associata alla malattia - ha commentato Lucio Lucchin, presidente Adi - prolunga la degenza rispetto a quella ordinaria". 

I pazienti che all’atto dell’ammissione in ospedale presentano condizioni di malnutrizione sono tra il 20 e il 40 per cento e, spesso, le loro condizioni a livello nutrizionale anziché migliorare peggiorano nei primi giorni di ricovero. Si chiama malnutrizione iatrogena, ma il nome di per sé non aiuta a capire il fenomeno e le sue conseguenze. Il tema della malnutrizione, intesa come una condizione di alterazione funzionale, strutturale e di sviluppo dell’organismo, conseguente allo squilibrio tra fabbisogni, introiti e utilizzazione dei nutrienti, è stato analizzato in occasione di Nutrition and metabolism (Nu.Me) – 5° International mediterranean meeting -, l’incontro in programma a Terni dal 18 al 20 aprile.

“La malnutrizione – ha spiegato Lucio Lucchin, presidente dell’Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi) – è una condizione presente in una percentuale che varia dal 20-40% dei pazienti alla loro ammissione in ospedale. Purtroppo è stato dimostrato che circa il 70% dei degenti peggiora il proprio stato nutrizionale durante i primi 10 giorni di ricovero e addirittura che vi è un mancato riconoscimento della patologia nel 60-70% dei casi. Per quanto riguarda l’Italia lo studio osservazionale nazionale Pimai (Project Iatrogenic Malnutrition in Italy), realizzato in diversi ospedali italiani dotati di un Servizio di dietetica e nutrizione clinica, ha evidenziato che all’ingresso in ospedale la percentuale di soggetti malnutriti è pari al 31% e l’indice di trascuratezza nutrizionale è elevato”.

Gli studi nazionali hanno anche mostrato che il vitto viene considerato fondamentale dal paziente per il miglioramento dello stato di salute e che nell’anziano la malnutrizione è fortemente correlata all'ambiente in cui vive. I dati epidemiologici infatti dimostrano una prevalenza della malnutrizione proteico-energetica (Pem) che aumenta per gli anziani che vivono nelle lungodegenze rispetto a quanti vivono presso il loro domicilio.

“La malnutrizione – ha sottolineato Lucchin – è una situazione tale per cui un deficit (malnutrizione per difetto) o un eccesso (malnutrizione per eccesso) di energie, proteine o altri nutrienti, conduce ad effetti indesiderati sulla composizione corporea o sulla funzionalità di organi e tessuti, tale da determinare una alterazione della qualità della vita che si può tradurre in condizioni di morbilità e mortalità. In presenza di uno stato di malnutrizione – ha proseguito Lucchin – si può andare incontro ad un disagio psicologico, ad alterazioni della funzionalità di alcuni organi, subentra l’atrofia muscolare, vi è un ritardo nella cicatrizzazione delle ferite, il sistema immunitario viene gravemente compromesso e ci si predispone alle infezioni. In questo modo – ha concluso il presidente ADI – si prolungano i tempi di degenza ospedaliera. La malnutrizione associata alla malattia prolunga infatti la degenza del 30-40 % rispetto a quella ordinaria . Di conseguenza, dato economico non trascurabile, si incrementano i costi sia diretti correlati alla patologia, sia indiretti, cioè in termini sociopsicologici, aumentata vulnerabilità alla malattia, ricoveri ripetuti”.
 

20 Aprile 2013

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