Pensioni d’invalidità. Stretta della Cassazione: “Va calcolato anche il reddito del coniuge”

Pensioni d’invalidità. Stretta della Cassazione: “Va calcolato anche il reddito del coniuge”

Pensioni d’invalidità. Stretta della Cassazione: “Va calcolato anche il reddito del coniuge”
La Corte ribadisce quanto già affermato in una sentenza del 2011 e precisa che per la pensione di invalidità bisogna fare riferimento non solo al reddito individuale. Esso deve essere sommato a quello del coniuge, se presente. Le preoccupazioni di cittadini e associazioni. LA SENTENZA

La polemica sul limite di reddito per le pensioni di invalidità sono destinate ad inasprirsi. Una recente sentenza (pubblicata da www.guidaaldiritto.ilsole24ore.com) della Cassazione ribadisce che il reddito a cui fare riferimento per ottenere la pensione di invalidità non è solo quello individuale, ma deve essere sommato a quello del coniuge, se presente. Secondo i giudici ai fini dell'assegnazione delle indennità agli invalidi civili assoluti (circa 270,00€) deve essere considerato non solo il reddito personale dell'invalido, ma anche quello del coniuge. La Corte, ribadisce, quindi, quanto già affermato nella Sentenza del 2011 (Sezione Lavoro, n. 4677 del 25 febbraio 2011). Da ricordare come un’interpretazione era stata fornita già precedentemente dall’INPS con Circolare 149/2012 e poi ritirata velocemente con il messaggio 717/2013, a seguito di forti critiche. 
 
Sul tema è forte la preoccupazione della Fish (Federazione italiana per superamento dell’handicap). 
 
“La Sentenza non è legge – specifica la Fish in una nota – e non incide immediatamente sulle prestazioni di milioni di invalidi civili, ma potrebbe condizionare il confronto in corso fra INPS e Ministero del Lavoro proprio su questo tema. Ricordiamo che a fine 2012 INPS aveva emanato una circolare che già prevedeva il computo del reddito coniugale (e non più individuale) ai fini della concessione della pensione. In seguito alle proteste delle Associazioni e dei Sindacati e al conseguente intervento del Ministero del Lavoro, la circolare era stata ritirata da INPS in attesa, appunto, di un’istruttoria fra il Dicastero e l’Istituto.
 
 
“Riteniamo che questo ‘pasticcio’ debba essere sanato politicamente dalle Camere, che il Parlamento debba riappropriarsi della propria funzione legislativa, intervenendo sulla delicata materia e pronunciando quella che è l’interpretazione esatta di una normativa farraginosa.”
Questo il richiamo di Pietro Barbieri, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, che approfitta per ricordare che nella precedente legislatura era stata depositata una precisa Proposta di Legge (Atti della Camera, 4231) che però non è mai giunta alla discussione.
 
“Ci appelliamo a tutti i Parlamentari  – prosegue – affinché quella Proposta non solo venga ripresentata, ma che sia anche calendarizzata al più presto, discussa e approvata. Il rischio che, in forza di una decisione assunta nelle aule di tribunale, migliaia di persone rimangano prive di protezione (già minima) è elevatissimo”.
 
Preoccupazioni anche da parte di Cittadinanzattiva. “Siamo preoccupati per la recente sentenza della Corte di Cassazione n. 7320 del 22 marzo, secondo la quale ai fini dell'assegnazione delle indennità agli invalidi civili assoluti (circa 270,00€) deve essere considerato non solo il reddito personale dell'invalido, ma anche quello del coniuge”, dichiara Tonino Aceti, responsabile del Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici (CnAMC) di Cittadinanzattiva.
 
“Tale interpretazione era stata fornita già precedentemente dall’INPS con Circolare 149/2012 e poi ritirata velocemente con il messaggio 717/2013, a seguito di forti critiche. La sentenza, oltre ad istituire evidenti disparità di trattamento tra gli aventi diritto alle indennità economiche e a depotenziare il sistema di protezione sociale, evidenzia la necessità urgente di un’interpretazione autentica della norma da parte del soggetto istituzionale preposto, che dal nostro punto di vista non può che essere il Parlamento. Non vorremmo che la recente Sentenza stimoli nuovamente l’adozione di interpretazioni del tutto soggettive e opinabili, quindi non rappresentative della reale volontà del Legislatore, in soggetti neppure titolati a farlo. Su questo saremo estremamente vigili e ci attiveremo subito per riportare il dibattito nelle sedi opportune e preposte a farlo”.

25 Marzo 2013

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