Per le italiane, contro il cancro la fortuna conta più della prevenzione

Per le italiane, contro il cancro la fortuna conta più della prevenzione

Per le italiane, contro il cancro la fortuna conta più della prevenzione
È il risultato di un’indagine promossa da Europa Donna Italia e realizzata dall’Istituto di ricerche ISPO. Per oltre la metà del campione chi si ammala al Nord può ritenersi più fortunato di chi si ammala al Centro-Sud.

Di fronte al cancro al seno, bisogna "sperare di essere fortunati poiché non sempre ci si imbatte in medici e strutture competenti". Così ha risposto l’84 per cento delle donne in un’indagine promossa da Europa Donna Italia e realizzata dall’Istituto di ricerche ISPO con la supervisione scientifica di Renato Mannheimer su “La consapevolezza della popolazione italiana riguardo al tumore al seno”. Una risposta che spiega perché la metà del campione ritiene che chi si ammala al Nord può ritenersi più fortunato di chi si ammala al Centro-Sud.
È questo l’aspetto più preoccupante emerso dalla ricerca: nelle italiane la percezione che la sanità italiana non sia in grado di offrire un’assistenza di qualità uniforme sul territorio nazionale non accenna a sfuocarsi.
Intanto, però, cresce l’informazione. Sette donne su dieci sono consapevoli che il tumore al seno è la forma di tumore più diffusa tra le donne e che la diagnosi precoce giochi un ruolo fondamentale nell’aumento delle probabilità di guarigione (opinione condivisa nel 94% dei casi).
Tuttavia, come spesso avviene in questi casi, quando si indaga più a fondo, cresce la confusione. Soprattutto, se l’oggetto delle domande sono la prevenzione e i fattori e gli stili di vita che possono aumentare il rischio legato alla malattia. L’81% del campione intervistato indica infatti erroneamente il fumo come principale fattore correlato all’aumento di rischio, mentre altri fattori realmente significativi come l’aumento di peso, la sedentarietà o l’avere i figli in età avanzata vengono indicati rispettivamente solamente nel 48%, 44% e 28% dei casi. 
“Emerge dalla ricerca un quadro su cui è importante riflettere”, ha commentato Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna Italia. “La popolazione sembra spesso smarrita, con pochi punti di riferimento, sia dal punto di vista dell’informazione e della consapevolezza legata in particolare alla prevenzione, sia per quanto riguarda la certezza di poter accedere a cure e strutture di qualità. La possibilità per le donne di essere informate e consapevoli sugli strumenti di prevenzione e cura del tumore al seno e di essere curate e assistite secondo i più alti standard qualitativi deve diventare un diritto di tutte, non più una fortuna, riservata a chi vive in aree più avanzate sotto il profilo dell’offerta sanitaria o a chi possiede un determinato profilo socio-culturale”, ha concluso.
Allora, le istituzioni, non possono non pagare dazio a questa situazione. Le italiane si aspettano tanto da esse (il 96% e il 95% degli intervistati si aspettano un grande l’impegno della Regione e delle Istituzioni nazionali in questo ambito). Tuttavia, a conti fatti, poco più della metà del campione (il 67% per le Regioni e il 51% per le Istituzioni nazionali) ritiene che l’impegno reale sia effettivamente sufficiente.
Le istituzioni, tuttavia, non sono sorde. “Il mio impegno, già nelle precedenti legislature, si è incentrato nella promozione di atti parlamentari che sostengano fattivamente il diritto delle pazienti all’accesso a modalità e strumenti di cura e prevenzione appropriati”, ha spiegato la senatrice Laura Bianconi. “Per questo motivo, lo scorso anno, la Commissione Igiene e Sanità del Senato ha dato il via su mia iniziativa a un’Indagine Conoscitiva su alcune patologie degenerative tra cui il tumore alla mammella, da me seguita come relatrice”. Ma, ha aggiunto, “il cambiamento che si vuole portare nel campo della diagnosi precoce e della cura del tumore al seno non può prescindere da un ruolo attivo della popolazione femminile, da qui la necessità di informare sempre meglio e più accuratamente le donne”.
Opinione condivisa da Umberto Veronesi, che di Europa Donna Italia è fondatore. “I dati presentati oggi confermano senza ombra di dubbio la necessità di continuare a promuovere l’informazione corretta della popolazione italiana sull’importanza della diagnosi precoce”, ha affermato l’oncologo. “Solo in questa maniera sarà possibile ottenere risultati importanti nella lotta contro la malattia”.
Proprio a questo mira il Piano di attività di Europa Donna per il prossimo biennio (presentato ieri). Due gli obiettivi prioritari per l’Associazione: uniformare l’offerta di screening di qualità in tutte le regioni italiane, con una particolare attenzione alla personalizzazione dei programmi in base ai diversi fattori di rischio ed estendere su tutto il territorio nazionale Breast Units certificate, in modo che tutte le donne possano avere facilmente accesso a programmi e a strutture specializzate capaci di gestire tutte le fasi della malattia.
 

15 Marzo 2011

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