PMA: italiani primi in Europa per viaggi all’estero. Roccella: non è colpa della legge

PMA: italiani primi in Europa per viaggi all’estero. Roccella: non è colpa della legge

PMA: italiani primi in Europa per viaggi all’estero. Roccella: non è colpa della legge
Il 32% degli italiani che ricorre alla PMA sceglie di andare ad effettuare la procedura all’estero. Lo rileva uno studio della Società europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre). Ma per il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, il problema è che “le coppie sono male informate, perché vanno all’estero per sottoporsi a trattamenti che potrebbero ricevere in Italia”.

Gli italiani sono coloro che, più degli altri cittadini euperi, preferiscono andare all’estero per ricorrere alla PMA piuttosto che sottoporsi alle procedure in “casa propria”. È quanto emerso da uno studio presentato oggi a Roma dove è in corso il 26esimo meeting annuale della Società europea di riproduzione umana ed embriologia (Eshre) illustrato da Anna Pia Ferraretti, rappresentante italiano del gruppo che ha svolto l’indagine. Lo studio ha coinvolto 44 centri dei 6 Paesi che accolgono più pazienti stranieri per la Pma, e cioè Danimarca, Spagna, Svizzera, Belgio, Slovenia, Repubblica Ceca.
Dai dati è dunque emerso che il 32% dei 25mila che vanno all’estero per ricorrere alla PMA sono italiani. Seguono i tedeschi, gli olandesi, i francesi, i norvegesi, gli inglesi e gli svedesi. “In Italia – ha affermato Ferraretti – possiamo stimare che sono circa 10.000 i cicli che le coppie italiane eseguono all'estero ogni anno”.

E secondo la Eshre, le coppie italiane non vanno all'estero per effettuare trattamenti 'estremi', ma semplicemente per cercare di avere un figlio all'interno di una coppia stabile, eterosessuale ed in normale età riproduttiva. Un’osservazione che il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, rifiuta categoricamente. “Non metto in discussione i dati dell’Eshre, nonostante non siano rappresentativi da un punto di vista statistico ma abbiano solamente un valore indicativo. L’elemento più significativo che emerge da quei dati, però, è che oltre la metà delle coppie sono male informate, perché vanno all’estero per sottoporsi a trattamenti che potrebbero ricevere in Italia. Questo è un problema che non riguarda la legge ma la propaganda sbagliata”, sottolinea Roccella in una nota diffusa nel pomeriggio. E aggiunge: “Al contrario di quanto sostiene il senatore Ignazio Marino, la legge 40 ha resistito a tutti gli attacchi ed è stata confermata nel suo impianto dalla Corte Costituzionale. La legge è basata su un equilibrio fra tutti i soggetti coinvolti. Al contrario, quando si parla di fecondazione eterologa, è importante ricordare che la donazione di ovociti non esiste, salvo che in rarissimi casi: si tratta di compravendita, ai danni di donne povere che mettono a rischio la propria salute per denaro. Si è visto poi che le donazioni di seme crollano appena si esige la tracciabilità, ovvero appena ci si scontra con il diritto dei bambini a conoscere i propri genitori biologici. Non dimentichiamo inoltre – conclude Roccella – che il più forte flusso di turismo procreativo va dall’America all’India, ovvero da un paese in cui si può fare quasi tutto in materia di fecondazione a un altro in cui le regole sono ancora meno ed è maggiore il numero di persone che vive nell’indigenza”.
 
L.C.

28 Giugno 2010

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