“Ragazzaccio”, un film che racconta la sofferenza di essere adolescente al tempo del Covid tra amore e cyberbullismo

“Ragazzaccio”, un film che racconta la sofferenza di essere adolescente al tempo del Covid tra amore e cyberbullismo

“Ragazzaccio”, un film che racconta la sofferenza di essere adolescente al tempo del Covid tra amore e cyberbullismo
L’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP, Cyberbullismo (Di.Te.) ha sostenuto la realizzazione dell’ultimo film, Ragazzaccio, in uscita nelle sale dal 3 novembre, che parla delle difficoltà vissute dai ragazzi al tempo del covid e di un caso di cyberbullismo durante la  DaD. Fenomeno che, come emerge dalla pellicola, può essere trattato attraverso l’inclusione. Aperta a Lucca la prima clinica Di.Te. accreditata con il Ssn per il trattamento dei minori che si autorecludono (hikikomori) e delle dipendenze tecnologiche.

Durante la DaD sono esplosi i fenomeni di rabbia e di aggressività, sfociando anche in atti di bullismo e cyberbullismo. Era infatti già emerso dall’ultimo sondaggio condotto su un campione di 4.935 ragazzi di età compresa tra gli 8 e i 19 anni dall’Associazione Di.Te., realizzato in collaborazione con il portale skuola.net, “La salute mentale dei giovani tra pandemia e guerra”, che il sentimento predominate tra i giovani fosse la rabbia. Uno su tre, infatti, lo aveva dichiarato, sostenendo che per il 15% di loro questa emozione era fortissima, quasi irrefrenabile. Tanto da fare “più male del coronavirus”.

“La pandemia e tutte le limitazioni, per quanto i giovanissimi le abbiano ben comprese e anche accettate, non gli hanno permesso di vivere appieno questi anni. E non vivere appieno fa arrabbiare chiunque, ma il vero tema è come si utilizza questa emozione. È su questo aspetto che dovremmo soffermarci, per aiutarli a usare la rabbia in modo costruttivo”, sottolinea Giuseppe Lavenia. E un esempio di aiuto a usare la rabbia in modo costruttivo lo si trae dal film Ragazzaccio, l’ultimo lavoro cinematografico scritto e diretto da Paolo Ruffini in uscita nelle sale il 3 novembre, e che ha avuto il contributo dell’Associazione Nazionale Di.Te.

“Mattia, il ‘ragazzaccio’ del film è solo uno degli esempi di come i giovani hanno utilizzato – male – la rabbia. Mattia è un bullo, inconsapevole, e ha dentro tanti irrisolti, di cui a volte non ne è nemmeno consapevole. E non lo sono nemmeno i suoi genitori, presi dalle preoccupazioni del momento storico, ossia quello pandemico in questo caso. Ma la situazione si può tranquillamente traslare sulla quotidianità di ogni giorno. Come sconfiggere il fenomeno? Solo la mediazione di un occhio adulto e esperto può essere d’aiuto, favorendo l’inclusione anziché l’esclusione di chi ha un atteggiamento aggressivo”, continua Lavenia.

Di bullismo e cyberbullismo, oltreché di salute mentale dei ragazzi, concentrandosi in particolare su “Bambini e Adolescenti digitali” si parlerà anche durante la VI Giornata Nazionale Di.Te. in programma a Napoli il 26 novembre presso l’Hotel Ramada: a partire dalle 9:30 e fino alle 18 si parlerà di cosa accade al corpo e alla mente, tra iperconnessione e realtà mediata. Tra gli ospiti, anche Paolo Ruffini.

Per contrastare il fenomeno dell’autoisolamento, fenomeno che si può verificare anche a causa di atti di bullismo e cyberbullismo subiti, l’Associazione Di.Te. ha aperto una clinica dedicata ai minori a Lucca accreditata con il Ssn.

02 Novembre 2022

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