Riconoscimento anzianità. Smi avvia azione legale nazionale contro calcolo ‘truffa’

Riconoscimento anzianità. Smi avvia azione legale nazionale contro calcolo ‘truffa’

Riconoscimento anzianità. Smi avvia azione legale nazionale contro calcolo ‘truffa’
L'iniziativa è stata intrapresa sulla base dei due sentenze dei tribunali di Civitavecchia e Brescia che, accogliendo il ricorso del sindacato, hanno stabilito che la maturazione dell’esperienza professionale, pari a 5 o 15 anni, non può essere vincolata alla continuità dell’attività.

“L’indennità di esclusiva è un diritto sacrosanto, ‘senza se e senza ma’. No a errate interpretazioni nel calcolo dell’anzianità per la definizione della continuità dell’attività”. Con queste parole il Sindacato dei medici italiani (Smi) ha comunicato l’avvio di un’azione legale nazionale contro la ‘truffa’ dell’anzianità. Come spiegato dal vice segretario Smi e vice presidente Fvm, Francesco Medici, la maturazione dell’esperienza professionale a 5 o 15 anni e i relativi scatti, “non possono essere vincolati alla continuità dell’attività”. Due sentenze (l’ultima confermata in appello il 16 gennaio scorso) hanno dato ragione al ricorso dello Smi-Fvm su questo tema. “A Civitavecchia e a Brescia i tribunali hanno dato ragione alla nostra linea – ha spiegato Medici – e la stessa Corte di giustizia Europea si è espressa contro l’applicazione discriminatoria e penalizzante del riconoscimento dell’anzianità nei contratti italiani”.

“Riteniamo che l’esperienza si matura anche se tra un periodo ed un altro di lavoro vi sia un’interruzione di pochi o di tanti giorni – ha proseguito il  vice segretario nazionale dello Smi e vice presidente Fvm – ma nulla è servito, la controparte pubblica ha tirato dritto con un’interpretazione sbagliata e penalizzante. Tanto è vero che ad oggi l’ anzianità pari a 5 o 15 anni si computa tenendo conto dei periodi di lavoro prestati anche a tempo determinato purché questi non abbiano avuto soluzione di continuità fra loro ovvero se tra un incarico anche a tempo determinato ed un altro si fosse registrata anche una minima discontinuità anche indipendente dalla volontà del lavoratore (in molti casi era la Asl che pretendeva l’interruzione di un mese tra un rinnovo e l’altro) i periodi a monte di tale interruzione non venivano ritenuti validi per calcolare l’anzianità richiesta”.

“Ogni mese di ‘ritardo’ – ha continuato Medici – comporta non solo una diminuzione della retribuzione spettante ma, stante il blocco contrattuale instaurato nel 2010, anche l’impossibilità di ottenere i benefici maturati in questi anni. Per tali motivi già nel 2000 abbiamo presento un ricorso pilota presso Civitavecchia, vinto in primo grado e confermato in appello il 16 gennaio scorso. Inoltre, un altro è stato presentato da Fvm a Brescia e anche in questo caso hanno prevalso le nostre ragioni. Forti di tali esperienze oggi possiamo proporre a tutti i medici italiani una soluzione a questo annoso problema”.

“Avvieremo un’azione legale forte contro questa ingiustizia – ha concluso il dirigente Smi-Fvm – chi risponde ai requisiti sopra indicati, potrebbe beneficiare di una revisione del calcolo del periodo di anzianità e quindi un ‘anticipazione’ della data di maturazione dei requisiti di legge, con il conseguente possibile conguaglio dello stipendio”.
 

19 Febbraio 2013

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