Spagna. Una ‘marea bianca’ si oppone ai tagli e ai piani di privatizzazione nella sanità

Spagna. Una ‘marea bianca’ si oppone ai tagli e ai piani di privatizzazione nella sanità

Spagna. Una ‘marea bianca’ si oppone ai tagli e ai piani di privatizzazione nella sanità
Ieri decine di migliaia di medici, infermieri, sindacati del comparto e cittadini ‘indignados’ sono scesi in piazza in quindici città per opporsi ai tagli e al sempre più ampio coinvolgimento dei privati. Nell'ultimo triennio è stata adottata una cura dimagrante da 6,7 miliardi che ha snellito del 10,6% l'intero settore.

Migliaia di persone si sono riversate ieri in quindici città spagnole per protestare contro i piani di tagli e privatizzazioni alla sanità messi a punto da alcuni governi regionali. Il centro nevralgico delle manifestazioni è stato Madrid, dove le strade sono state invase – per la sesta volta in tre mesi – da decine di migliaia di medici, infermieri, sindacati del comparto e cittadini ‘indignados’ che si sono riuniti nella neonata piattaforma nazionale ‘Mesa en defensa de la sanidad publica’. Ieri, per la prima volta, le proteste si sono estese in tutte le penisola, raggiungendo anche Barcellona, Valencia, Saragozza, Malaga, Cadice, Ourense, Murcia e Palma de Mallorca. La cosiddetta ‘marea bianca’ si oppone al taglio da complessivi 6,7 miliardi di euro varato – a partire dal 2010 – dalle Regioni con l’obiettivo di rientrare nei parametri di deficit previsti per l’anno. Una cura dimagrante che ha snellito il sistema del 10,6% in tre anni.

Particolarmente colpita è la Regione di Madrid, dove l’approvazione dell’ultima legge di bilancio ha stabilito la privatizzazione di sei ospedali e di 27 dei 270 centri sanitari. La manovra dell’amministrazione guidata da Ignacio Gonzalez (Pp) impone – per il settore – il taglio del 7,7% della spesa sanitaria sostenuta nel 2012, pari a circa 1,4 miliardi. E già imperversa la battaglia sulle cifre. I sindacati stimano che la privatizzazione dei servizi nella sola capitale costerà oltre 10mila posti di lavoro, mentre secondo Gonzalez il costo medio annuo a persona dell’assistenza ospedaliera scenderà dai 600 euro di quella pubblica ai 411 di quella a gestione privata. Una riforma che però non sembra convincere buona parte dei medici che hanno distribuito nelle piazze volantini in cui denunciano che “l’ingresso degli utili nel sistema determina una diminuzione della qualità assistenziale”. I manifestanti hanno poi focalizzato l’attenzione sui primi effetti prodotti dai tagli dell’ultimo triennio. La situazione più drammatica riguarderebbe il territorio dell’Extremadura, dove la maggior parte dei centri sanitari deve chiudere alle 15 per mancanza di personale. Un grido d’allarme arriva anche dalla Federazione spagnola dei diabetici che – per bocca del suo presidente, Angel Cabrera – ha denunciato la massiccia diminuzione dei più elementari dispositivi di assistenza, in particolare in Aragona e Catalogna.

La partita resta quindi ancora aperta, anche se il processo sembra ormai avviato e molti governatori stanno studiando l’esempio di Madrid. Dal coordinamento però non sembrano arrivare segnali di resa, anzi. “Resisteremo come abbiamo fatto sin’ora”, promettono i sindacati.

18 Febbraio 2013

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