Spesa per disabilità. Fish denuncia: “Italia in fondo alla classifica UE”

Spesa per disabilità. Fish denuncia: “Italia in fondo alla classifica UE”

Spesa per disabilità. Fish denuncia: “Italia in fondo alla classifica UE”
"Dall’Istat il sigillo ufficiale sul disastroso stato delle politiche per l’inclusione e la disabilità in Italia”. Secondo i dati, in Italia "il 52% della spesa in protezione sociale, che comprende Sanità, Previdenza e Assistenza, se ne va in pensioni di anzianità e vecchiaia (39,9% in Europa) mentre al sostegno alle persone con disabilità va solo il 5,8% (contro del 7,7% europeo).

“Arriva dall’ISTAT il sigillo ufficiale sul disastroso stato delle politiche per l’inclusione e la disabilità in Italia su cui da anni FISH chiede un intervento radicale e di sistema”. La denuncia e l’appello arrivano oggi da Vincenzo Falabella, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, che commenta così i dati del rapporto annuale 2014 ISTAT sulla situazione del Paese.

“I dati più preoccupanti si leggono nel quarto capitolo del Rapporto che ci offre uno spaccato delle condizioni di vita delle famiglie e delle politiche di welfare del nostro Paese”. Tra i 28 Stati membri dell’UE, rileva infatti la Fish, l’Italia è settima per la spesa in protezione sociale che comprende la spesa in Sanità, Previdenza e Assistenza. Nel 2011, l’Italia ha destinato per questa funzione il 29,7% del proprio Prodotto Interno Lordo, valore al di sopra della media europea, pari al 29% del PIL. “Sembra una buona notizia ma questa settima posizione è caratterizzata da forti disomogeneità rispetto alle voci di spesa: in pensioni di anzianità e vecchiaia se ne va il 52% contro la media europea del 39,9 e pone l’Italia in cima alla classifica. Il nostro Paese è invece penultimo per la voce “Famiglia, maternità e infanzia” con il 4,8% (la media europea è l’8%). Tradotto: 1,4 del PIL. Va molto male per la spesa destinata alle persone con disabilità: nel 2011, è stata pari in Italia al 5,8% della spesa complessiva in protezione sociale, a fronte del 7,7% della media europea. Si tratta di pensioni di invalidità, contributi per favorire l’inserimento lavorativo, servizi finalizzati all’assistenza e all’inclusione sociale e strutture residenziali”, precisa la Fish.

“Questo – sottolinea ancora la Federazione per il superamento dell’Handicap – ci colloca tra i Paesi con le percentuali più basse di spesa destinata alla disabilità. A spendere percentualmente meno dell’Italia sono solo Grecia, Irlanda, Malta e Cipro. Prestazioni che pesano solo per l’1,7% sul nostro Prodotto Interno Lordo. Di questa percentuale l’1 per cento è destinato alle provvidenze (pensioni e indennità) per l’invalidità civile e solo lo 0,7 del PIL è destinato ai servizi per l’inclusione sociale o per strutture residenziali”.

“Chi ha ipotizzato che sia sufficiente razionalizzare la spesa sociale, magari spostando la spesa per voci, è smentito dalle cifre. È necessario aumentare l’intervento economico per allinearci almeno alla media europea, cioè investire sulla disabilità come minimo un altro mezzo punto di PIL e altrettanto su famiglia, infanzia, maternità”, osserva Falabella.

I dati di raffronto con l’Europa, sottolinea poi la Fish, si sommano a “quelli drammatici sull’impoverimento e sulla fortissima sperequazione fra Nord e Sud del Paese. Solo per citarne uno, nell’area disabilità le differenze territoriali risultano insostenibili: mediamente un Cittadino con disabilità residente al Nord-Est usufruisce di servizi e interventi per una spesa annua pari a 5.370 euro, contro i 777 euro del Sud”.

“La disabilità e la non autosufficienza – ricorda Falabella – sono uno dei primi elementi di impoverimento e di rischio di povertà delle famiglie e degli individui. È a rischio la coesione sociale, un insidioso pericolo figlio dell’esclusione su cui bisogna intervenire poiché è un’emergenza e una priorità”.
 

07 Giugno 2014

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