Una delle frasi idiomatiche più utilizzate parlando di farmaci è certamente “fai da te”. Ma a questa andrebbe aggiunta anche “non si sa mai”, tanto caro agli italiani, sempre pronti a fare scorta di ciò che appare utile. Anche di medicinali che possono scadere o non essere più utilizzati. E finiscono quindi nei cassonetti dell’immondizia.
È questo, secondo il Movimento Consumatori, il destino di circa il 30% dei farmaci prescritti in Italia: una percentuale individuata sulla base dei dati sulla raccolta e lo smaltimento degli appositi contenitori per i farmaci scaduti posti nelle farmacie (servizio utile ma non disponibile in tutt’Italia) e il sondaggio che lo stesso Movimento ha effettuato lo scorso anno su un campione di mille cittadini. Ai quali sono state chieste informazioni sui farmaci custoditi in casa, sulla loro quantità, sul tipo e sulle date di scadenza.
“Abbiamo così scoperto che una gran quantità di medicinali – a spiegarlo è Rossella Miracapillo, responsabile dell’Osservatorio Farmaci & Salute del Movimento Consumatori – finisce nel cestino proprio perché scaduto o inutilizzato”.
La causa principale è da imputare alla scarsa adesione del paziente alla terapia. Ma anche a prescrizioni in eccesso. E torna in gioco la tendenza degli ammalati a fare scorte di farmaci. “Sono abitudini – osserva ancora Miracapillo – dannose sia sul piano ambientale (non si scordi che i farmaci sono rifiuti speciali e spesso non vengono smaltiti nella maniera adeguata) sia sul piano sanitario perché a volte, magari per disattenzione, si può assumere un farmaco scaduto o, ancora, sbagliare confezione. Va considerato a questo proposito che su circa 8 mila incidenti domestici registrati in un anno, il 42% circa è imputabile all’uso errato di medicinali. E di solito il paziente finisce col doversi ricoverare: una spesa in più a carico del Ssn”
Ma non basta: “per agevolare l’accesso ai farmaci nella distribuzione diretta” ricorda ancora Miracapillo “vengono “elargiti” medicinali anche per cicli di terapia di sei mesi-un anno. Senza dimenticare i presidi medici chirurgici, prodotti che in caso di morte del paziente o di interruzione della terapia finiscono inevitabilmente per essere gettati via”.
Alla base di tutto, a detta dei consumeristi, c’è una diffusa “carenza d’informazione”. La mancanza di una campagna di educazione ai cittadini sull’utilizzo dei farmaci – “magari da istituzionalizzare” afferma Miracapillo – si fa sentire. “Credo che l’esperienza della campagna sull’uso degli antibiotici sia la migliore testimonianza di come, ripetendo almeno ogni anno un messaggio e fornendo contemporaneamente informazioni adeguate, l’obiettivo di un uso corretto del farmaco sia raggiungibile. È necessario, insomma – conclude Miracapillo – innescare un circuito virtuoso anche in questo settore”