Bologna, muore durante intervento di polizia. Snami: “Serve un modello operativo integrato tra emergenza sanitaria e forze dell’ordine”

Bologna, muore durante intervento di polizia. Snami: “Serve un modello operativo integrato tra emergenza sanitaria e forze dell’ordine”

Bologna, muore durante intervento di polizia. Snami: “Serve un modello operativo integrato tra emergenza sanitaria e forze dell’ordine”

Snami Emilia-Romagna dopo i tragici fatti del Pilastro: “Evitare giudizi sommari e aprire una riflessione di sistema. Per servire gli stati di agitazione psicomotoria servono protocolli condivisi, formazione congiunta e risposte sanitarie tempestive e di livello Advanced”.

Lo Snami Emilia-Romagna interviene sulla morte di un uomo, il 19 luglio nel quartiere Pilastro di Bologna, durante un intervento delle forze dell’ordine e del sistema di emergenza sanitaria, esprimendo innanzitutto il proprio cordoglio e la propria vicinanza alla famiglia della persona deceduta e a tutte le persone coinvolte, ma anche per sottolineare come sia necessario da una parte evitare giudizi sommari, ma dall’altra aprire una riflessione.

“Saranno le indagini e gli approfondimenti tecnici a ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto e le eventuali responsabilità. I giudizi sommari, soprattutto quando ancora mancano elementi essenziali, non aiutano né la ricerca della verità né il miglioramento del sistema”. Tuttavia, “come sindacato maggiormente rappresentativo dei medici convenzionati dell’emergenza sanitaria territoriale 118 in Emilia-Romagna, riteniamo doveroso ricordare che gli interventi su persone in grave stato di agitazione psicomotoria, talvolta aggressiva o violenta, non costituiscono eventi eccezionali. Sono situazioni affrontate con grande frequenza, spesso quasi quotidianamente, dagli operatori dell’emergenza sanitaria e dalle forze dell’ordine in Italia ma anche nel resto del mondo”.

Questi episodi, sottolinea il sindacato, possono presentarsi inizialmente come problemi di ordine pubblico, ma molto spesso sono anche, contemporaneamente o prevalentemente, emergenze sanitarie. “L’agitazione psicomotoria non è infatti una diagnosi, ma una manifestazione clinica che può dipendere da molteplici cause: patologie psichiatriche, sospensione delle terapie, intossicazione da alcol, farmaci o sostanze stupefacenti, condizioni neurologiche, delirium, ipossia, alterazioni metaboliche come una comune, ma non per questo meno rilevante, ipoglicemia in un paziente diabetico”.

Tanto una persona ipoglicemica, quanto una intossicata o affetta da un’alterazione neurologica può apparire confusa, aggressiva, incontrollabile o incapace di comprendere ciò che le viene richiesto. Comportamenti esteriormente simili possono avere origini profondamente differenti e richiedere trattamenti altrettanto diversi. Per questo, sottolinea lo Snami Emilia-Romagna, “ogni intervento di soccorso dovrebbe comprendere, nel più breve tempo possibile, un team in grado di elaborare una valutazione clinica con orientamento diagnostico differenziale e una eventuale scelta terapeutica adeguata al caso (PMC)”.

Per lo Snami, dunque, “è necessario superare la distinzione rigida tra ‘problema sanitario’ e ‘problema di sicurezza’. In molte circostanze le due dimensioni fuori da un’Ospedale spesso si sovrappongono: le forze dell’ordine devono poter garantire la sicurezza della persona, dei presenti e dei soccorritori, mentre il personale sanitario deve poter intervenire a valutare precocemente le possibili cause dell’agitazione e individuare il trattamento, spesso farmacologico, più appropriato. Occorre quindi assicurare rapidamente la risposta adeguata, ovvero quella combinazione di professionalità cliniche mediche e assistenziali infermieristiche, che consentano congiuntamente di affrontare contemporaneamente gli aspetti clinici, assistenziali e di sicurezza. Effettuare una prima valutazione, considerare le diverse ipotesi diagnostiche differenziali, iniziare il trattamento ove opportuno e prepararsi ad affrontare senza ritardo anche le eventuali complicanze laddove occorressero”.

“Nei casi in cui la persona rappresenti un pericolo immediato per sé o per gli altri e gli interventi non coercitivi e le tecniche di de-escalation non risultino sufficienti”, spiega lo Snami E-R, “può talvolta rendersi necessaria una sedazione farmacologica d’emergenza, prescritta e gestita da personale medico qualificato. Non si tratta di uno strumento punitivo, ma di un trattamento finalizzato a proteggere prima di tutto il paziente, consentirne la valutazione clinica e ridurre il rischio di lesioni per esso stesso e per tutti gli operatori e astanti presenti”.

Allo stesso modo, “quando una temporanea immobilizzazione fisica sia inevitabile, questa dovrebbe avvenire con modalità compatibili con la sicurezza respiratoria e circolatoria, per il minor tempo possibile e con un’adeguata sorveglianza clinica. La letteratura internazionale raccomanda di privilegiare la de-escalation, trattare la probabile causa dell’agitazione, ridurre il ricorso alla contenzione fisica e garantire un monitoraggio clinico appropriato quando sia necessaria una sedazione. (acep.org)”.

Per Snami Emilia-Romagna va aperta una seria riflessione che porti a:

• protocolli operativi condivisi tra Numero unico europeo 112, Centrali operative 118, forze dell’ordine, servizi di salute mentale e Pronto soccorso;
• criteri chiari per riconoscere fin dalla chiamata al 118 le situazioni nelle quali sia necessario inviare precocemente anche un mezzo sanitario medicalizzato;
• formazione ed esercitazioni congiunte tra personale sanitario e operatori delle forze dell’ordine;
• linee di indirizzo condivise per la de-escalation, l’immobilizzazione, la sedazione, il monitoraggio e il trasferimento del paziente;
• audit multidisciplinari sugli eventi più complessi, finalizzati non alla ricerca immediata di un colpevole, ma all’individuazione delle criticità e al miglioramento della risposta futura.

“Protocolli clinici strutturati e una chiara integrazione tra i diversi attori dell’emergenza servono proprio a rendere più coerenti le decisioni, ridurre i tempi di medicalizzazione degli interventi e garantire continuità nella gestione di situazioni imprevedibili e ad alta pressione in cui basta poco perché la situazione possa sfuggure”.

“Non possiamo credere che ogni incidente o ogni tragedia sia sempre evitabile”, dichiarano Roberto Pieralli, presidente di Snami Emilia-Romagna e Daniela Pellati, responsabile regionale del Settore 118.
“Possiamo però pretendere che il sistema metta gli operatori dell’emergenza territoriale nelle condizioni di intervenire in prima battuta con tutte le professionalità necessarie, nel minor tempo possibile e secondo procedure condivise. Ogni persona in grave stato di agitazione dovrebbe a priori essere considerata come un paziente critico, fino a quando non sia stato ragionevolmente escluso il contrario”.

Snami Emilia-Romagna chiede pertanto l’apertura tempestiva di un’interlocuzione istituzionale regionale che coinvolga il sistema 112 e 118, l’emergenza sanitaria territoriale, le forze dell’ordine, i Dipartimenti di emergenza, i servizi di salute mentale e le rappresentanze professionali. L’obiettivo deve essere verificare l’adeguatezza quantitativa e qualitativa della risposta oggi disponibile e definire un modello condiviso per gli interventi sulle persone in stato di grave agitazione cosi come su tante altre condizioni cliniche severe.

“Il sistema dell’emergenza e in questo in particolare le automediche non possono essere considerati una spesa da contenere e ridurre. Sono una garanzia collettiva, simile a un’assicurazione, come la RC auto, tutti speriamo di non doverla utilizzare mai, ma, quando diventa necessaria, tutti dobbiamo operare perché questa funzioni immediatamente, al meglio e possibilmente al primo colpo”, precisa lo Snami E-R.

“Investire sulla rete territoriale dei mezzi di soccorso avanzato, gli unici che noi riteniamo tali, con medico e infermiere a bordo, con professionisti stabili nel servizio, formazione, protocolli e coordinamento significa tutelare contemporaneamente la salute dei pazienti, la sicurezza degli operatori sanitari, quella delle forze dell’ordine e l’interesse dell’intera comunità”, conclude il sindacato.

Lucia Conti

21 Luglio 2026

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