Appropriatezza terapeutica e genere. Malavasi (Pd): “La vera sfida è passare dalle leggi alla pratica”

 Appropriatezza terapeutica e genere. Malavasi (Pd): “La vera sfida è passare dalle leggi alla pratica”

 Appropriatezza terapeutica e genere. Malavasi (Pd): “La vera sfida è passare dalle leggi alla pratica”

La deputata dem sottolinea che, nonostante la legge 3/2018 e il Piano nazionale, esiste ancora un divario tra norme e pratica nella medicina di genere, con conseguente discriminazione sanitaria per le donne. Servono finanziamenti, ricerca e formazione strutturali.

“All’indomani della Giornata nazionale della salute della donna ho voluto che questo fosse un momento di lavoro, non una celebrazione. Perché i dati ci dicono che la medicina è stata costruita per decenni su un modello maschile, e questo ha prodotto conseguenze concrete: diagnosi tardive, terapie meno efficaci, un rischio di reazioni avverse ai farmaci fino al doppio per le donne. È un problema di equità. È, a tutti gli effetti, una discriminazione sanitaria”.

Lo ha detto Ilenia Malavasi, deputata Pd e capogruppo in commissione affari sociali, nel corso del convegno “L’appropriatezza terapeutica dipende dal genere” che si è svolto alla camera dei deputati per celebrare la Giornata Nazionale della Salute della Donna.

“L’Italia – ha proseguito – ha fatto passi avanti importanti, con la legge 3/2018 sulla medicina di genere e il conseguente Piano nazionale. Ma oggi il punto politico è un altro: tra le norme e la loro applicazione reale esiste ancora una distanza troppo ampia, con forti disuguaglianze territoriali, una ricerca che spesso non tiene sufficientemente conto del genere, e una formazione dei professionisti ancora insufficiente.

Le donne continuano ad essere sottorappresentate nei trial clinici e con l’avvento dell’intelligenza artificiale, si rischia un ulteriore peggioramento, qualora gli algoritmi vengano addestrati su dati sbilanciati. La differenza di genere in sanità è ancora un criterio discriminante ed escludente”.

“Per questo credo che la medicina di genere debba diventare un criterio strutturale: nei finanziamenti pubblici, nella progettazione della ricerca, nella formazione e nell’organizzazione dei servizi, per garantire equità di accesso, prestazioni appropriate e tutelare la pienezza del diritto alla salute di uomini e donne. Perché non è un tema “per donne”, ma un paradigma che migliora l’efficacia e la sostenibilità del sistema sanitario.

Investire in cure appropriate significa anche ridurre sprechi, evitare diagnosi sbagliate e curare meglio: è una scelta di equità, ma anche di efficienza. Perché la salute delle donne non è una questione di settore, ma riguarda anche la competitività del paese: è un indicatore della qualità democratica del nostro sistema sanitario e della nostra società”, conclude Malavasi.

Al convegno hanno partecipato Marina Sereni, responsabile diritto alla salute del Pd; Paola Boldrini, Vicepresidente Intergruppo parlamentare diabete e obesità e malattie croniche non trasmissibili promotrice della Legge sulla Medicina di Genere; Beatrice Lorenzin, Vicepresidente Gruppo PD, Senato della Repubblica; Flavia Franconi – Laboratorio nazionale Farmacologia e medicina di genere, Consorzio nazionale biostrutture e biosistemi; Tiziana Bellini, Presidente Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia; Delegata ai rapporti con gli Enti per la Formazione Medica Universitaria, Fondatrice e vicedirettrice Centro Strategico Universitario di Studi sulla Medicina di Genere (UNIFE); Giancarlo Tonolo – Presidente Società Italiana Metabolismo, Diabete, Obesità; Rossana Berardi – Direttrice Clinica Oncologica Università Politecnica delle Marche – AOU, Presidente eletta AIOM; Francesca Motta – IRCCS Humanitas Research Hospital; Roberta Agabio – Università di Cagliari; Daniela Trabattoni – Responsabile Monzino Women, Unità operativa Cardiologia Interventistica Coronarica e difetti cardiaci; Fabrizio Gemmi – Coordinatore Osservatorio per la qualità e l’equità, Agenzia Sanitaria Toscana; Elisa Manacorda – Coordinatrice delle discussioni, proposte e conclusioni.

23 Aprile 2026

© Riproduzione riservata

Ebola. In GU l’ordinanza del Ministero Salute: obbligo di dichiarazione per chi arriva da Congo e Uganda. Vigilanza rafforzata per 120 giorni
Ebola. In GU l’ordinanza del Ministero Salute: obbligo di dichiarazione per chi arriva da Congo e Uganda. Vigilanza rafforzata per 120 giorni

È stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 29 maggio 2026 l'ordinanza del Ministro della Salute, Orazio Schillaci, che introduce misure obbligatorie di sorveglianza sanitaria per chiunque arrivi in Italia dalla...

Liste d’attesa. I tempi migliorano nel 2026 ma ancora 2 milioni di visite ed esami in ritardo. Più criticità nelle urgenze e forti divari regionali
Liste d’attesa. I tempi migliorano nel 2026 ma ancora 2 milioni di visite ed esami in ritardo. Più criticità nelle urgenze e forti divari regionali

Le liste d’attesa migliorano, ma il problema resta lontano dall’essere risolto. Tra gennaio e aprile 2026, sui circa 10 milioni di prenotazioni acquisite dalla Piattaforma nazionale delle liste d’attesa, circa...

Ebola. Meloni scrive ai vertici Ue: “Vigilanza rafforzata alle frontiere e regole comuni per gli arrivi dalle zone colpite”
Ebola. Meloni scrive ai vertici Ue: “Vigilanza rafforzata alle frontiere e regole comuni per gli arrivi dalle zone colpite”

L'Italia chiede all'Europa un coordinamento rafforzato della vigilanza alle frontiere per fronteggiare l'epidemia di Ebola (ceppo Bundibugyo) nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda. Lo ha annunciato Palazzo Chigi...

Ebola. Negativo il test della dottoressa rientrata dal Congo 
Ebola. Negativo il test della dottoressa rientrata dal Congo 

Il Ministero della Salute informa che nella nottata di ieri è rientrata dalla Repubblica Democratica del Congo la dottoressa italiana di Medici Senza Frontiere che era entrata in contatto con...