Camerae Sanitatis. Intervista a Marianna Ricciardi (M5S): “No a una sanità a due velocità finanziata con i soldi del Ssn”

Camerae Sanitatis. Intervista a Marianna Ricciardi (M5S): “No a una sanità a due velocità finanziata con i soldi del Ssn”

Camerae Sanitatis. Intervista a Marianna Ricciardi (M5S): “No a una sanità a due velocità finanziata con i soldi del Ssn”


Dalla riforma della sanità militare al decreto sulle Case e gli Ospedali di comunità fino ai contratti della sanità privata. Nella policy conversation di Camerae Sanitatis la deputata del M5S denuncia il rischio di un sistema sanitario “a due velocità”, critica il rinvio dei controlli sulle nuove strutture del Pnrr e chiede maggiori tutele per i lavoratori del privato accreditato.

Dalla riforma della sanità militare al decreto sulle Case e gli Ospedali di comunità, fino ai contratti della sanità privata. La deputata del Movimento 5 Stelle Marianna Ricciardi affida al policy conversation di Camerae Sanitatis, una critica a tutto campo sulle scelte del Governo in materia di sanità. Al centro del suo intervento il rischio di un sistema “a due velocità”, la tutela della sicurezza dei cittadini e la difesa dei diritti dei professionisti sanitari.

“La sanità militare rischia di diventare un sistema parallelo”

Il primo dossier affrontato riguarda la riforma della sanità militare, sulla quale Ricciardi ha presentato un’interrogazione parlamentare. La deputata lega le proprie preoccupazioni anche alle dichiarazioni rese dal ministro della Difesa Guido Crosetto.

“Quando il ministro Crosetto ha parlato di questa riforma ha detto di voler creare una sanità di eccellenza riservata ai militari e poi, una volta concluse le loro esigenze, metterla a disposizione di tutti gli altri. Questo però significa creare un sistema sanitario parallelo”.

Secondo Ricciardi il nodo è rappresentato dall’accreditamento dei nuovi poliambulatori con il Servizio sanitario nazionale.

“Con i soldi del Servizio sanitario nazionale si viene a creare un doppio canale: uno più veloce per i militari, ai quali immagino potranno accedere anche politici e magistrati, e uno più lento riservato a tutti gli altri, se avanza qualche posto”. Per spiegare il rischio utilizza un’immagine molto concreta. “È un po’ come dire che in una mensa scolastica i figli dei militari o dei politici potranno mangiare prima e gli altri bambini mangeranno se avanza qualcosa. Tutto questo fatto con i soldi del Servizio sanitario nazionale”.

La parlamentare sottolinea inoltre come il modello richiamato dal ministro sia distante dall’impianto del sistema sanitario italiano. “Questo modello è ispirato a quello americano, ma il nostro Servizio sanitario nazionale è quanto di più lontano possibile da quel modello. Io vorrei una sanità di eccellenza per tutti, indipendentemente dalla categoria lavorativa, dove il criterio di priorità sia soltanto l’urgenza e la gravità della patologia”.

“Serve una controriforma”

Ricciardi ricorda che la riforma è ormai legge e che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2027, con la costituzione di 16 poliambulatori sul territorio nazionale e del corpo unico della sanità militare, nel quale confluiranno medici e infermieri delle varie forze armate.

“Abbiamo utilizzato tutti gli strumenti che avevamo a disposizione. Abbiamo persino scritto al Presidente della Repubblica segnalando un eccesso di delega, ma la legge era ormai in una fase troppo avanzata”.

Per la deputata l’unica possibilità di intervento resta una futura controriforma. “La riforma va assolutamente bloccata e sostituita con una controriforma che riporti al criterio originario della delega, cioè una sanità interforze e non un corpo unico destinato a creare un secondo canale della sanità pubblica. Un progetto assolutamente inaccettabile”.

Case di comunità, “non si può sacrificare la sicurezza”

Altro punto al centro dell’intervista è il decreto che considera autorizzazioni e accreditamenti di Case e Ospedali di comunità rilasciati contestualmente alla presentazione dell’istanza, rinviando alle Regioni la verifica dei requisiti entro i dodici mesi successivi.

“È esattamente il rischio che ho denunciato. Il ministro sapeva dall’ottobre 2022 che i fondi del Pnrr sarebbero scaduti a giugno 2026. Com’è possibile che, per costruire queste Case della comunità, si debba sacrificare la sicurezza?”.

Ricciardi critica la scelta di autorizzare le strutture prima delle verifiche: “Io non salirei mai su un ponte sapendo che il collaudo verrà fatto un anno dopo. Perché dovrei entrare in una struttura sanitaria sapendo che tutti i controlli di sicurezza saranno effettuati dodici mesi dopo?”.

Secondo la deputata esistevano soluzioni alternative. “Quando ci sono situazioni di emergenza si può chiedere uno sforzo al personale che effettua le ispezioni, prevedendo straordinari adeguatamente retribuiti, così da completare i controlli nei tempi necessari. Non si può dire che non c’è tempo per fare i controlli e far partire comunque le strutture”.

La parlamentare richiama anche le possibili conseguenze sul piano della responsabilità professionale. “Il problema non riguarda soltanto la sicurezza dei cittadini, ma anche gli eventuali contenziosi. Se un paziente subisce un danno in una struttura che non possedeva i requisiti, di chi è la responsabilità? Quel danno poteva essere evitato semplicemente non autorizzando una struttura non idonea”.

Per Ricciardi la sicurezza non rappresenta un aggravio burocratico, “la cultura della sicurezza viene spesso considerata un costo, ma è un investimento. Fare le cose correttamente significa tutelare la salute dei cittadini e prevenire problemi molto più gravi”.

“Gli spazi di intervento ormai sono limitati”

Sulle possibili soluzioni, la deputata riconosce che i margini sono ormai ridotti. “Abbiamo cercato di bloccare questa norma, inserita attraverso un emendamento. Oggi, con le scadenze ormai imminenti, gli strumenti legislativi sono limitati. L’unica strada è il buon senso: fare in modo che i controlli vengano comunque effettuati prima dell’apertura effettiva delle strutture”.

Sanità privata, “I contratti sono fermi da 14 anni”

Ricciardi interviene anche sul mancato rinnovo dei contratti della sanità privata, alcuni dei quali attendono il rinnovo da 14 anni: “Spesso si pensa che chi lavora nel privato guadagni più del pubblico. In realtà i margini economici sono di chi possiede le strutture e questi margini vengono ottenuti sacrificando il personale sanitario”.

Secondo la deputata, chi deve rinnovare quei contratti “ha il coltello dalla parte del manico”, con il risultato che medici, infermieri e operatori sociosanitari continuano ad attendere il rinnovo.

Ricciardi ricorda inoltre che il recente decreto Lavoro prevedeva un adeguamento automatico pari al 50% dell’inflazione per i contratti non rinnovati da almeno nove mesi, misura dalla quale sono stati esclusi proprio i lavoratori della sanità privata. “Abbiamo denunciato questa scelta – ha detto – ma non si è andati avanti perché in Parlamento siedono esponenti proprietari di strutture sanitarie private. Esiste un evidente conflitto di interessi tra chi fa le leggi e chi ne beneficia”.

Per la parlamentare anche il sistema degli accreditamenti dovrebbe essere rivisto. “Per ricevere o mantenere l’accreditamento con il Servizio sanitario nazionale, una struttura privata non dovrebbe poter applicare ai propri dipendenti condizioni inferiori rispetto a quelle della sanità pubblica. Altrimenti quell’accreditamento non dovrebbe averlo”.

E. M.

25 Giugno 2026

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