Ddl videosorveglianza. “Si preveda come responsabile dell’assistenza un infermiere qualificato”. L’audizione della Fnopi al Senato

Ddl videosorveglianza. “Si preveda come responsabile dell’assistenza un infermiere qualificato”. L’audizione della Fnopi al Senato

Ddl videosorveglianza. “Si preveda come responsabile dell’assistenza un infermiere qualificato”. L’audizione della Fnopi al Senato
"L’infermiere responsabile assicura anche il buon andamento della struttura evitando eventuali carenze o atti impropri, verificati anche attraverso il sistema di video sorveglianza. Un controllo diretto e immediato quindi, anche grazie alla formazione che per gli infermieri è già implicita nel corso di laurea, direttamente abilitante e nella successiva formazione continua di cui ha obbligo per legge". Così la presidente Barbara Mangiacavalli audita oggi dalla Commissione Affari Costituzionali.

Nei fatti di cronaca che hanno dato adito al disegno di legge all’esame del Senato “prevenzione dei maltrattamenti a danno di minori, anziani e disabili nelle strutture pubbliche e private”,  non sono professionisti come gli infermieri a compiere atti violenti verso i più fragili, ma personale chiamato a livello di badandato o di manutenzione e pulizia dei luoghi.
 
Questo il presupposto dell’audizione della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), sentito oggi dalla Commissione Affari costituzionali del Senato.

Secondo la presidente Fnopi Barbara Mangiacavalli che ha illustrato assieme al presidente dell’OPI di Belluno Luigi Pais De Mori, responsabile di una Rsa, ai senatori la posizione della Federazione, gli infermieri "sono stati impropriamente ed erroneamente citati dai mass media come termine esemplificativo di chi rappresenta l’assistenza e questo è un misunderstanding comunicativo su cui da tempo la Fnopi pone attenzione e ha più volte denunciato l’uso della qualifica di infermiere come termine generale per indicare figure che con questo non hanno nulla a che fare".
 
"Nelle strutture considerate a maggior rischio, le figure che operano per dare supporto alle persone in situazione di fragilità sono anche medici, fisioterapisti, logopedisti e molti altri professionisti chiamati, in funzione delle necessità o comunque con accessi programmati anche non giornalieri. Gli stessi infermieri sono presenti in numero decisamente irrisorio (e questo è un altro problema tipico da attenzionare) in base alle norme regionali, spesso obsolete, nelle Rsa o sono addirittura assenti nelle residenze non sanitarie o in altre realtà a carattere sociale o di recupero da dipendenze", prosegue Mangiacavalli.

Ciò che è necessario, secondo la Fnopi, è che per essere certi che l’organizzazione della struttura garantisca un’efficiente e corretta organizzazione del lavoro e gestione dell’assistenza ai pazienti, "in ogni ambito sia previsto come responsabile dell’assistenza un infermiere che possegga idonei titoli e qualificazioni, anche post lauream, quali master in management e coordinamento o laurea magistrale ad indirizzo manageriale, quando invece, spesso, si affida supervisione e direzione a figure non professioniste e non qualificate, magari neppure con formazione sanitaria. Il Codice deontologico a cui fa capo infatti indica nei vari articoli che l'assistenza infermieristica è servizio alla persona, alla famiglia e alla collettività. Si realizza attraverso interventi specifici, autonomi e complementari di natura intellettuale, tecnico-scientifica, gestionale, relazionale e educativa".

"L’infermiere responsabile assicura anche il buon andamento della struttura evitando eventuali carenze o atti impropri, verificati anche attraverso il sistema di video sorveglianza. Un controllo diretto e immediato quindi, anche grazie alla formazione che per gli infermieri è già implicita nel corso di laurea, direttamente abilitante e nella successiva formazione continua di cui, anche in questo caso, ha obbligo per legge", conclude la presidente Fnopi.
 
Leggi qui il testo integrale dell'audizione.

30 Gennaio 2019

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